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RISO, ANBI, CAMBIAMENTI CLIMATICI E NUOVE TECNICHE AGRONOMICHE METTONO A RISCHIO PRODUZIONE

"il 2019 si prospetta un anno in cui la scarsa disponibilita' di neve sulle montagne comportera' di utilizzare al meglio la poca risorsa idrica disponibile; in piemonte, l'indicazione dei principali enti consortili (associazione irrigazione ovest sesia, associazione irrigazione est sesia, consorzio di bonifica della baraggia biellese e vercellese) e' di tornare all'irrigazione tradizionale almeno per quest'anno (la tecnica della "pesta" nei terreni bibuli), operando le pratiche agricole che consentono la sommersione delle risaie gia' nel mese di aprile, non posticipandola a periodi in cui la disponibilita' d'acqua potrebbe essere ancora minore. il rischio che si corre, infatti, e' la possibilita' davvero elevata che nel mese di luglio non ci sia acqua sufficiente per consentire al riso di completare il ciclo produttivo", afferma l'anbi. "la pianura di vercelli, novara e della lomellina ( vi si coltiva oltre il 90% della produzione risicola italiana, che rappresenta il 50% di quella europea) e' un contesto unico al mondo (il cosiddetto 'lago a quadretti'), caratterizzato da una rete di canali cosi' fitta e tecnicamente virtuosa da essere considerata patrimonio ambientale", spiega l'anbi. "le quantita' d'acqua prelevata dai fiumi e' pari a circa 280 metri cubi al secondo. nel pieno della stagione irrigua, una volta completata la sommersione delle risaie, la portata effettivamente distribuita ammonta in realta' ad oltre 390 metri cubi al secondo su una superficie di circa 250.000 ettari. questa 'moltiplicazione' della disponibilita' idrica e' dovuta al fatto che la rete dei canali, con la naturale pendenza dei terreni e l'interconnessione tra acque superficiali e sotterranee, consente il riutilizzo per piu' volte delle stesse acque con l'ulteriore effetto di accumulare nella falda freatica grandi volumi d'acqua che, in lento movimento durante l'estate, raggiungono i fiumi, dai quali e' stata prelevata, svolgendo una funzione di 'riserva' fondamentale per l'intera pianura padana", continua l'anbi. "intanto resta critica anche la situazione del lago maggiore, il cui livello e' di soli 16 centimetri sopra lo zero idrometrico, pari a meno del 20 % della capacita' di invaso", aggiunge l'anbi. "tornando al riso la crescente diffusione della semina 'a file interrate' agevola l'attivita' degli agricoltori nelle prime fasi di vita del riso, ma richiede la disponibilita' di un grande quantitativo idrico da distribuire, verso la fine del mese di maggio, quasi contemporaneamente alla prima bagnatura del mais. questa nuova tecnica colturale non garantisce pero' la fase di 'accumulo' e la risorsa idrica disponibile potrebbe quindi non essere sufficiente per consentire la copertura irrigua di tutto il comprensorio", afferma l'anbi, nel sottolineare che "con la 'semina interrata' si rischia cosi' di alterare la complessita' e la particolarita' di un sistema irriguo unico, che necessita invece di tutela e di strumenti speciali da parte delle istituzioni per garantire un servizio pubblico fondamentale anche in termini ambientali". "le giovani generazioni chiedono, attraverso i "#fridayforfuture", maggiore impegno nel contrasto ai cambiamenti climatici. anche per questo, l'innovazione continua nel settore risicolo deve trovare un punto di equilibrio tra nuove tecniche di coltivazione, disponibilita' idriche ed esigenze ambientali", commenta francesco VINCENZI presidente di anbi. "l'esempio delle risaie dimostra la sapienza agricola di trattenere le acque; oggi quella esperienza si chiama piano nazionale degli invasi: al governo chiediamo di accelerare le procedure per poter aprire i primi 30 cantieri e contestualmente finanziare una nuova tranche di progetti definitivi ed esecutivi, che i consorzi di bonifica hanno approntato, forti dell'attuale decisiva importanza di un'antica esperienza", conclude massimo GARGANO direttore generale di anbi.

 

(14 marzo 2019)(riproduzione riservata)