Sabato, Feb 16th

Last update04:44:08 PM

agra press Prime Pagine

MERCURI (ALLEANZA COOPERATIVE AGROALIMENTARI), NON BASTA CREDERCI, PER L'OLIO D'OLIVA CI VUOLE UNA RIVOLUZIONE

di Letizia Martirano

Non basta crederci, bisogna fare una rivoluzione nel settore dell'olio, nel quale sono coinvolte tutte le famiglie italiane - chi non ha almeno un parente con qualche albero di ulivo - ma che va profondamente cambiato. A sostenere questa tesi e' il presidente dell'Alleanza Cooperative agroalimentari Giorgio MERCURI che sottolinea come ogni progetto per l'olio italiano debba partire dalla considerazione che l'extravergine d'oliva italiano non proviene da un albero qualsiasi, ma da piante che spesso sono anche secolari. Il che - fa notare - costituisce un unicum nel mondo.

 

Cosa sta succedendo, perche' non si riesce a dare una boccata d'ossigeno agli olivicoltori?

 

Tutto il Governo e' d'accordo nel risolvere i problemi che hanno colpito soprattutto certe aree olivicole della Puglia, ma tutte le volte gli emendamenti, su cui pure c'e' la massima compattezza, alla fine saltano; la soluzione trovata inserendo le norme nel decreto legge semplificazione era la meno plausibile.

 

Cosa puo' succedere?

 

Se la politica non riesce ad agire velocemente il modello instaurato dai gilet arancioni rischia di riprodursi in altre zone del Paese con produttori che, pur facendo capo a organizzazioni strutturate,  si muovono spontaneamente.

 

Hanno ragione secondo lei?

 

Come cooperazione non siamo lontani dalle istanze dei gilet arancioni: agricoltori, operai, frantoiani.  Le manifestazioni di protesta devono avere l'obiettivo di dare risposte concrete e immediate alle istanze. Non condivideremo mai manifestazioni che possano creare problemi ai cittadini o essere strumentali dal punto di vista politico…Fermo restando che sono comprensibili e vanno risolti sia i problemi degli operai - che non avendo raggiunto le 150 giornate non possono accedere alla disoccupazione - sia i problemi degli agricoltori - che richiedono lo stato di calamita' per poter ottenere dalle banche una dilazione nella restituzione dei prestiti e dall'Inps una proroga per il pagamento dei contributi - sia, infine, i problemi dei frantoiani che hanno sostenuto i costi di mantenimento delle strutture senza poter poi trasformare.

 

Qualcosa si sta muovendo pare….

 

Non ci piacciono dichiarazioni e slogan che non risolvono i problemi ma creano solo aspettative, come spesso accade in politica. Servono fatti.  Speriamo che, come sembra, venga trovata una soluzione attraverso un provvedimento legislativo d'urgenza dedicato specificatamente al settore dell'olio d'oliva, che contenga anche azioni mirate per i produttori olivicoli delle aree colpite da calamita'.

 

Qual e' il limite dell'olivicoltura italiana?

 

Le unioni dei produttori hanno perso, nel passato, l'occasione di aggregare consistenti quantita' di olio scegliendo, invece, di aggregare solo i produttori per erogare loro servizi. D'altra parte se non c'e' la volonta' e i produttori non vogliono gestire l'olio, non si va da nessuna parte.

 

Perche'?

 

Perche' non e' possibile promuovere la qualita' del prodotto se l'olio viene gestito dagli industriali! D'altronde quello olivicolo e' sempre stato un settore che ha avuto difficolta' di mercato cui ora si sono anche aggiunte gelate e xylella.

 

Che ne e' del piano olivicolo?

 

Al piano olivicolo sta lavorando con impegno la Sottosegretaria alle politiche agricole Alessandra Pesce; c'e' bisogno, tuttavia, di tempo per capire che strategia adottare tenendo conto del fatto che il settore e' rappresentato da troppi soggetti. L'obiettivo deve essere quello di riuscire a far arrivare l'olio sugli scaffali perche' finche' l'olio rimane nelle cisterne c'e' chi ci guadagna ma certamente non tra gli agricoltori.

 

Ci sono ricette gia' sperimentate che potrebbero essere copiate?

 

Ci sono settori, come quello ortofrutticolo e vitivinicolo, che continuano a crescere e a dare lustro alla produzione italiana proprio grazie alla concentrazione dell'offerta promossa dalle imprese cooperative che si dimostrano un potente volano per valorizzare prodotti di origine italiana nel mondo.

 

Con quali numeri?

 

I settori che sono all'avanguardia per quanto riguarda la forma cooperativa sono il vitivinicolo dove le cooperative commercializzano il 60% circa della produzione nazionale; il lattiero caseario D.O.P. con il 70% e l'ortofrutta che si attesta poco oltre il 50%.  Nel settore olivicolo la cooperazione commercializza solo il 10% della produzione, seppure queste cooperative dimostrino che il prezzo finale ottenuto e' sicuramente superiore a quello che abitualmente viene riconosciuto al singolo agricoltore.

 

Quali strumenti per aumentare l'aggregazione?

 

Oggi e' prevista anche nel settore dell'olio la possibilita' di costituire OP, organizzazioni riconosciute di produttori. Tuttavia lo strumento e' debole in quanto il Decreto Ministeriale 13 febbraio 2018, n. 617, che ne disciplina le modalita' di riconoscimento, non pone in capo ai produttori l'obbligo di conferimento dell'intera produzione all'OP. 

 

(1 febbraio 2019)(riproduzione riservata)

MANTEGAZZA, LA UILA COMPIE 25 ANNI. SIANMO SEMPRE CONVINTI CHE PER NOSTRO LAVORO SERVE PASSIONE E EQUILIBRIO

Di Letizia Martirano

Oggi la UILA compie 25 anni. È un compleanno importante per noi perché siamo orgogliosi di aver contribuito a scrivere un quarto di secolo di storia del sindacato, tenendo insieme cuore e testa perché ci vuole passione e equilibrio per perseguire gli obiettivi. Vogliamo proseguire con lo stesso spirito. Con queste parole il segretario generale del sindacato agroalimentare della Uil, Stefano Mantegazza apre questa intervista.

 

Di cosa si sta occupando in queste ore la Uila mentre festeggia un quarto di secolo di attività?

 

Proprio oggi ho scritto al ministro del lavoro Luigi di Maio per presentargli una nostra proposta operativa per estirpare la mala pianta delle cooperative senza terra, che sono sempre più spesso il veicolo usato dai caporali per gestire il lavoro nero. Un fenomeno, quello delle false cooperative, di cui si sta progressivamente percependo la gravità tanto da aver indotto il presidente del consiglio Conte, proprio oggi, ad assicurare l’attenzione del governo.

 

Ci sarà bisogno di una legge?

 

Non servono nuove leggi, sono sufficienti alcuni adempimenti amministrativi da parte dell’Inps attraverso un’apposita sezione che controlli le aziende che si iscrivono. Si tratta di imprese senza terra, in particolare cooperative, che svolgono all’interno delle aziende agricole fasi sempre più ampie del processo produttivo. In sostanza, come ho scritto a Di Maio, è intermediazione illecita con super sfruttamento della manodopera accompagnata da evasione contributiva e fiscale mascherata da falsi contratti di appalto insomma è il nuovo caporalato.

 

Qual è il meccanismo da voi ideato?

 

Le imprese senza terra singole o associate devono iscriversi all’anagrafe Inps delle aziende agricole in un’apposita sezione; devono dimostrare il possesso di requisiti quali mezzi di lavoro idonei, essere in possesso di Durc e avere bilanci societari depositati da almeno due anni; trasmettere il contratto di appalto stipulato all’INPS ed essere monitorate trimestralmente dagli uffici ispettivi.

 

Pensa che Di Maio risponderà?

 

Credo di sì perché è molto sensibile a questo tema.

 

Le aziende agricole spesso lamentano difficoltà a reperire lavoratori quasi a giustificare il ricorso ai caporali…

 

Come ho scritto a Di Maio, rimane in piedi il tema più generale della gestione del mercato del lavoro in agricoltura in modo da offrire ad aziende e lavoratori un servizio efficiente di incontro di domanda e offerta alternativi all’intermediazione illecita e al caporalato. Anche su questo siamo pronti a dare il nostro apporto concreto.

 

Intanto in Puglia i gilet arancioni sono sul piede di guerra…. Siete dei loro?

 

Molti braccianti sono in grandissima difficoltà perché xylella e gelate hanno impedito loro di arrivare alle giornate necessarie per avere diritto agli ammortizzatori sociali. Parteciperemo anche noi a tutte le iniziative di mobilitazione.

 

Quindi manifesterete il 14 febbraio insieme ai gilet arancioni?

 

Si, ci saremo ma con le nostre bandiere, le nostre parole d’ordine e soprattutto con le nostre proposte. Il movimento dei gilet arancioni si incrocia con il nostro obiettivo di cambiare le norme sulle calamità naturali.

 

Come?

 

I fenomeni atmosferici sono sempre più virulenti e sempre più frequenti. I danni che colpiscono l’agricoltura non sono sempre recuperabili nell’arco dell’anno. Se pensiamo agli oliveti pugliesi o agli aranceti siciliani si capisce che il lavoro, in attesa che i reimpianti diano i loro frutti, mancherà per anni.

Per questo è necessario prevedere la erogazione della indennità di disoccupazione anche per i due anni successivi agli eventi.

Al Ministro abbiamo consegnato le nostre proposte riprese anche da molti emendamenti in Parlamento.

Chiediamo più attenzione verso i lavoratori che rappresentiamo.

 

PRATICHE SLEALI, IL 7 AL MIPAAFT CONFERENZA STAMPA DI CENTINAIO E DE CASTRO SU DIRETTIVA UE

il ministro delle politiche agricole gian marco CENTINAIO ed il primo vicepresidente della commissione agricoltura del parlamento europeo paolo DE CASTRO tengono il 7 febbraio alle 12:00 nel salone dell'agricoltura del mipaaft una conferenza stampa sulla direttiva europea contro le pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare.

 

(06 febbraio 2019)(riproduzione riservata)