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“e’ la tracimazione controllata dall’invaso di ridracoli ad aver dato benaugurante avvio ad una stagione irrigua altresi’ quantomai incerta in ampie zone del paese”. lo afferma un comunicato di anbi, che prosegue: “‘va innanzitutto precisato che quanto avviene al grande bacino romagnolo e’ l’auspicabile funzione cui dovrebbero rispondere anche i serbatoi previsti dal piano laghetti presentato con coldiretti, cioe’ creare riserva idrica per i momenti di bisogno – afferma francesco VINCENZI, presidente dell’associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue (anbi) – le conseguenze della crisi climatica stanno alterando i cicli colturali, evidenziando maggiori esigenze irrigue per mantenere la qualita’ del made in italy agroalimentare e puntare ad una maggiore sovranita’ alimentare’. ‘di fronte allo sfioramento delle acque da ridracoli, cosi’ come da alcuni bacini del mezzogiorno, la riflessione da fare e’ se l’acqua in eccesso, pur nel rispetto delle esigenze ecosistemiche dei fondivalle, non sarebbe piu’ opportuno deviarla con adeguate infrastrutture verso zone in difficolta’, invece, di farla terminare in mare. la sardegna e’ un esempio virtuoso da prendere ad esempio’, aggiunge massimo GARGANO, direttore generale di anbi. al proposito, domani mercoledi’ 8 marzo, il ministro delle infrastrutture, matteo SALVINI (lega) ed il presidente della regione veneto, luca ZAIA, inaugureranno a belfiore, nel veronese, il rifacimento di oltre 4 chilometri del canale lessinio euganeo berico (leb), che preleva acqua dal fiume adige a servizio di un territorio di quasi 350.000 ettari in un centinaio di comuni tra le province di verona, vicenza, padova e venezia. i lavori, costati circa 20 milioni di euro, sono la prima grande opera irrigua, realizzata con fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza (pnrr). intanto, l’avvio del pompaggio dal fiume po all’impianto palantone, per l’invaso dell’attenuatore del fiume reno, ha ufficialmente sancito l’inizio della stagione irrigua per il canale emiliano romagnolo. il c.e.r. (canale emiliano romagnolo) e’ una delle piu’ importanti opere idrauliche italiane, che assicura l’approvvigionamento idrico alle province di bologna, ferrara, forli’-cesena, rimini e ravenna, un’area tra le piu’ produttive a livello internazionale sotto il profilo industriale ed agricolo; il territorio interessato dal sistema c.e.r. ha una superficie di 336.000 ettari, di cui 227.000 costituiti da superficie agraria (ha. 158.000 sono attualmente irrigabili con opere di distribuzione canalizzate). le previsioni, pero’, non sembrano rosee: ‘i dati evidenziano come le altezze idrometriche del fiume po, in corrispondenza dell’opera di presa, ricalchino similmente l’andamento osservato nel 2022, con una tendenza in lieve calo – conferma raffaella ZUCARO, direttrice generale del consorzio cer – questo potrebbe portare ad una situazione di criticita’ analoga a quella dello scorso anno, quando il livello del grande fiume tocco’, proprio al palantone, il nuovo minimo storico di 2 metri e 33 centimetri sul livello del mare’. dopo palantone e’ prevista l’accensione delle pompe negli impianti crevenzosa, pieve di cento e savio; per il lungo tratto (circa 50 chilometri), che va dal torrente sillaro al fiume savio, il canale risulta invece gia’ invasato, grazie agli apporti idrici invernali dei torrenti santerno e senio. ‘una notizia che, almeno in parte, ci conforta – sottolinea nicola DALMONTE, presidente del consorzio c.e.r. – l’anno scorso siamo riusciti a fornire l’acqua all’agricoltura anche in drastiche condizioni di severita’ idrica, effettuando manovre di presa soltanto con due delle quattro pompe idrovore di palantone’. al contempo, l’ente consortile prosegue, nel polo tecnico-scientifico di acqua campus, e’ alla ricerca di nuove e piu’ efficienti soluzioni per l’irrigazione come i progetti superirri e pratismart o l’implementazione di servizi quali irrinet e irriframe”.