INTERVISTA AL PRESIDENTE FORAGRI VINCENZO CONSO

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di Letizia Martirano

Foragri, Fondo Paritetico Interprofessionale per la Formazione Continua in Agricoltura costituito nel 2008 grazie alla legge 388 del 2000 finanzia attività di formazione per il personale dipendente delle imprese che ad esso aderiscono. Si tratta di un ente bilaterale, costituito dalle parti sociali del comparto agricolo: Confagricoltura, Coldiretti, Cia, CGIL, CISL, UIL e Confederdia. Da poco meno di un anno e mezzo il presidente del Fondo e’ Vincenzo Conso, sindacalista della Cisl di lungo corso che in questa intervista spiega la mission di Foragri e i progetti per il futuro per “dare risposte alla richiesta sempre più pressante di maggiori e nuove competenze a cominciare da quelle digitali affinche’, l’agricoltura possa fare il necessario salto di qualità che passa dal trasferimento di conoscenze ad una piattaforma di nuovi servizi di consulenza a lavoratori e imprese con una attenzione non di maniera anche all’agricoltura sociale. Sono iscritte a Foragri circa 130.000 imprese presenti su tutto il territorio nazionale con 300.000 dipendenti. In questi anni sono stati erogati oltre 75 milioni di finanziamenti che hanno coinvolto 18.000 aziende per oltre 100.000 dipendenti. più di 1.000 gli interventi formativi promossi.

Presidente Conso la formazione è solo una moda o si tratta di un concreto bisogno di aziende e lavoratori?

Non è una moda, è una necessità. Il settore agricolo necessita di nuova manodopera e qualificata. Per il periodo 2022-2026, ANPAL prevede il fabbisogno di 150 mila nuovi lavoratori rispetto ai 929 mila attuali. Non si tratta però soltanto di trovare nuovi addetti ma di trovarli con determinate caratteristiche.

Che vuole dire?

Lavorare oggi in agricoltura richiede sempre più competenze e proattività, una disponibilità generale alla partecipazione organizzativa sui luoghi di lavoro ed una allenata capacità di imparare nuovi procedimenti. Formare questo tipo di lavoratore costituisce una delle priorità di FORAGRI.

Le aziende collaborano?

Sono proprio le aziende ad aver capito ormai che per essere competitivi – sul mercato delle merci e del lavoro – bisogna essere sostenibili e quindi innovativi e digitali. Il mondo agricolo che vediamo dal nostro osservatorio della formazione ha recepito il senso del cambiamento ed è più avanti di quanto si possa immaginare.

Da cosa lo evince?

Ne è una prova l’ottima diffusione di Foragri, ormai giunta a quasi 130.000 imprese iscritte con più di 100.000 lavoratori coinvolti in attività di formazione. Migliorare la quantità e la qualità delle competenze dei propri collaboratori è strategico per difendere la competitività aziendale in un mondo che cambia costantemente e molto velocemente. La formazione continua per l’acquisizione delle competenze è al momento l’unico vero incentivo allo sviluppo.

Presidente Conso lei e’ stato eletto sedici mesi fa guida di Foragri, puo’ tracciare un primo bilancio?

Stiamo con successo consolidando il percorso di crescita di questi ultimi anni. Quello che si sta chiudendo è stato un anno record, con la pubblicazione di 3 avvisi per i progetti di formazione e con le erogazioni dei voucher formativi a sportello triplicate rispetto agli anni precedenti. Ora occorre consolidare la struttura operativa del fondo, per migliorare il servizio agli utenti: aziende, lavoratori ed enti di formazione hanno bisogno di risposte veloci e di qualità al proprio fabbisogno formativo. Per ottenere questo scopo, intendiamo migliorare gli strumenti attualmente in essere per la gestione dell’attività formativa e proseguire nel potenziamento della certificazione delle competenze.

Come pensate di “migliorare gli strumenti”?

Le sfide del futuro ci impongono di ripensare le modalità con cui si è lavorato fin ora. Le parole “si è sempre fatto così” sono il nostro peggior avversario. Nei prossimi mesi intendiamo modernizzare gli avvisi generalisti; semplificare l’accesso al conto formazione e agli avvisi-voucher per rispondere efficacemente ed efficientemente al mondo agricolo che cambia. Per questo, abbiamo istituito un gruppo di lavoro che intende approfondire tutti questi temi con una forte condivisione di tutte queste istanze. Alla fine di questo lavoro intensificheremo il lavoro di contatto con i territori per raccontare quanto il fondo fa e può fare per lo sviluppo del comparto agricolo e agroalimentare.

Cosa dice circa la certificazione delle competenze?

Sono le competenze la cifra chiave del futuro. In questo senso la certificazione delle competenze è un importante strumento di qualificazione dei lavoratori sia per chi si trova all’ingresso del mondo del lavoro sia per chi invece deve promuovere la propria professionalità nel corso degli anni, per rimanere competitivo e occupabile. Non tutte le formazioni infatti sono uguali. La certificazione delle competenze è anche un formidabile strumento per alzare la qualità della formazione erogata obbligatoriamente o volontariamente dalle aziende, facendola aderire a standard nazionali o internazionali riconosciuti.

A cosa serve in concreto la certificazione?

Attraverso la certificazione delle competenze possiamo dirigere i contenuti delle offerte formative verso le abilità che riteniamo siano maggiormente adeguate ai fabbisogni del mercato del lavoro di oggi. Possiamo anche stabilirne la qualità e gli erogatori, rendendola realmente efficace nel difendere la competitività dell’azienda e l’occupabilità del lavoratore. Alzando la qualità della formazione, alziamo anche la qualità del lavoro aggiunto da parte dei collaboratori.

Qual e’ il contributo di Foragri a questo processo?

Da anni Foragri propone una sperimentazione vera che ha riscosso molto successo sulla certificazione. Forse a breve, il Ministero del Lavoro emanerà un decreto che va nella direzione di rendere obbligatoria almeno la messa in trasparenza degli apprendimenti acquisiti. Noi siamo pronti con un percorso concreto che metterà gli utenti della formazione nelle condizioni di valorizzare le competenze a vantaggio dei lavoratori e delle aziende.

Come si concretizza il contatto con i territori?

Il territorio fa la differenza. Per un’azienda agricola essere in provincia di Agrigento senza infrastrutture e con un mercato interno molto povero e’ cosa diversa da essere in provincia di Verona e potersi aprire con estrema facilità all’export o alla trasformazione alimentare. Per entrare all’interno di queste peculiari dinamiche territoriali che condizionano le strategie formative e di sviluppo dell’impresa, è fondamentale il rapporto con gli enti bilaterali agricoli territoriali. Questi enti sono vere “finestre” da cui poter osservare ed ascoltare la viva voce delle imprese e dei lavoratori agricoli del territorio, per poi poter offrire soluzioni efficaci ai fabbisogni formativi che emergono. Anche la partecipazione a convegni per portare le esperienze di formazione è fondamentale.

Quali iniziative avete in programma nel 2024?

Nel prossimo anno saremo impegnati su molteplici fronti. Vogliamo presidiare gli eventi fieristici principali del settore per rafforzare attivamente la diffusione della conoscenza del Fondo e dei suoi strumenti: saremo presenti ad esempio a VinItaly e a Macfrut con un nostro stand. Intendiamo organizzare anche alcuni appuntamenti convegnistici sul mondo del lavoro e sulla certificazione delle competenze e aumentare le occasioni di incontro con gli altri enti bilaterali e pubblici che operano in agricoltura e nell’ambito della formazione continua.

Finora quale e’ stata l’attivita’ prevalente?

Moltissime delle attività finora finanziate riguardano lo sviluppo delle imprese, il sostegno alla loro competitività, l’introduzione di innovazione. I finanziamenti al settore agricolo e agroalimentare attraverso gli avvisi emanati nel corso degli anni sono stati destinati soprattutto ai comparti vitivinicolo, zootecnico, dei seminativi e cereali, nonché alle attività connesse (trasformazione, vendita e commercio, lavorazioni varie, ecc.) alla produzione agricola.