MANTEGAZZA (UILA UIL) POLITICA, FORZE SOCIALI E ASSOCIAZIONISMO LAVORINO INSIEME PERCHE’ TRANSIZIONE VERDE SIA OPPORTUNITA’ PER I LAVORATORI

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Di Letizia Martirano

In questa intervista Stefano Mantegazza, segretario generale della UILA-UIL, prende posizione sull’argomento di grande attualità rappresentato dalle proteste degli agricoltori dilagate in mezza Europa e da ultimo esplose anche in Italia. Il segretario generale dopo aver analizzato i vari aspetti della situazione in relazione alle politiche europee, lancia un forte appello alla politica, alle forze sociali e al mondo dell’associazionismo per lavorare insieme per una transizione verde che sia un’opportunità per i lavoratori.

Gli agricoltori fanno bene a protestare?

Verso le scelte dell’UE sicuramente sì e dovremmo farlo tutti insieme, coinvolgendo anche lavoratori e consumatori perché le decisioni assunte in questi anni penalizzano tutti. Questa Commissione europea ha assestato colpi durissimi all’agricoltura, alla pesca e più complessivamente all’intera filiera.

Qualche esempio?

Il più evidente è quello di aver voluto ridurre la superficie coltivabile; il più subdolo è la conseguenza di tale decisione: il continente rischia di essere sommerso da prodotti importati che non rispettano i nostri standard di sicurezza e di qualità e, molto spesso, neanche i contratti di lavoro e le leggi sociali.

Altri esempi?

Prevedere una ulteriore drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci e pesticidi, senza nessun supporto tecnico e scientifico, porterà a un crollo drammatico delle produzioni e dell’occupazione. Ma non è che i cittadini europei ne avranno un beneficio, più banalmente compreranno prodotti che, come sottolineavo prima, arriveranno da paesi che non applicano i nostri stessi vincoli.

Fitofarmaci e pesticidi non vanno ridotti?

Certamente vanno ridotti ma sostituendo progressivamente la chimica con la genetica. Negli ultimi anni l’Unione europea ha fatto passi avanti straordinari in questa direzione grazie a nuove modalità di produzione e senza ridurre le rese e, soprattutto, senza tagliare posti di lavoro.

La UILA è molto critica anche sulla direttiva sugli imballaggi?

Noi siamo contrari a tutte le follie ideologiche che, in nome di un falso ambientalismo, colpiscono imprese, lavoratori e consumatori. Spero che l’Europa, anche alla luce delle proteste in corso, non approvi la direttiva sugli imballaggi perché le sue ricadute, come abbiamo denunciato, sarebbero drammatiche. Anche qui, un esempio è sufficiente: una delle conseguenze sarebbe lo stop alle confezioni di frutta e verdura che abitualmente compriamo al supermercato. Spariranno i cestini per i piccoli frutti rossi e i contenitori per la frutta già tagliata in pezzi. Solo in Italia perderebbero il lavoro oltre 30.000 persone e sparirebbe un intero segmento di produzione, distribuzione e commercializzazione.

Siamo alla vigilia delle elezioni europee, il tempo per rimediare ai danni che la UILA denuncia è breve. Quali sono le vostre proposte?

In primo luogo, c’è un criterio che va assunto a premessa di qualsiasi cambiamento delle regole del gioco. Si chiama reciprocità. Se l’Europa decide di mettere dei limiti alle sue produzioni, questi limiti devono valere anche per tutti i paesi che vogliono esportare nel nostro continente. Gli obblighi e i divieti sono danni che si trasformano in beffa se non valgono per tutti. Pensiamo al settore ittico: l’Europa ha deciso di ridurre unilateralmente lo sforzo di pesca nel Mediterraneo. La conseguenza sarà la progressiva scomparsa della flotta peschereccia italiana che pesca quasi esclusivamente in questo mare, mentre le barche degli altri paesi riempiono le reti e ci rivendono il pescato. Mi pare evidente che queste scelte siano ingiustificabili e vadano modificate.

Quanto la Commissione può ancora decidere prima delle elezioni?

Sarebbe una scelta lungimirante abrogare la cosiddetta “superficie ecologica” e conferire ai singoli Stati una grande flessibilità nella applicazione della PAC; inoltre “raschiando il barile” sarebbe indispensabile trovare più fondi per i giovani anche considerando l’età media altissima, per le zone interne e quelle montane. E poi, dopo le elezioni, bisogna cambiare rotta.

Come?

La PAC va ripensata totalmente. Dobbiamo cancellare tutta la burocrazia di cui si è ammantata in questi anni. Bisogna semplificare, non complicare; deve essere uno strumento snello, adattabile e modificabile rapidamente. Se poi consideriamo che la PAC attualmente in vigore è stata pensata prima del Covid e della guerra in Ucraina, appare evidente come essa sia assolutamente inadeguata alla nuova realtà.

Secondo la UILA le proteste contro la UE sono giuste. E quelle verso le politiche agricole di questo Governo?

Il 2024 sarà per gli agricoltori italiani un anno che confermerà esenzioni e riduzioni di costi; inoltre, dall’Unione europea arriveranno molti miliardi, non lo dico io ma i numeri. Credo, quindi, che possano essere soddisfatti, a differenza dei loro colleghi tedeschi, francesi e olandesi. Poi, certo, tutto è migliorabile.

C’è il tema dell’Irpef…

Vale 200 milioni di euro ma arrivano 3 miliardi aggiuntivi dal nuovo PNRR. Vogliamo continuare?

Quindi il Governo per il settore agricolo sta operando bene?

Abbiamo un Governo che, a me sembra, ha puntato sin dall’inizio sulla valorizzazione delle nostre produzioni agro-alimentari, apportando risorse importanti e assumendo scelte politiche coerenti. Lo sottolineo anche perché stiamo rinnovando i contratti provinciali di lavoro degli operai agricoli e il contratto collettivo nazionale degli impiegati agricoli: chi è rimasto senza soldi a causa dell’inflazione sono i lavoratori e non le imprese. Sul versante del lavoro dipendente abbiamo dato gambe, insieme a questo Governo, all’applicazione della condizionalità sociale prevista dalla PAC, inserendo anche il reato di caporalato non previsto dalla normativa europea; l’ammortizzatore unico per le calamità in Emilia-Romagna è stato riconosciuto anche agli operai a tempo determinato non in costanza di rapporto di lavoro; i “voucher” non si applicano più in agricoltura…

Niente di piu’?

Certo vorremmo più attenzione e un maggiore ascolto per combattere insieme precarietà e lavoro nero. Rappresentiamo un milione e mezzo di persone che, con il loro lavoro e la loro professionalità, contribuiscono a fare grande il settore agro-alimentare. Sono i protagonisti del futuro e le scelte decise a Roma o a Bruxelles hanno ricadute immediate sulla loro occupazione e sui loro salari.


Cosa le piacerebbe che succedesse in Italia ne prossimi mesi?

Vorrei lanciare un forte appello alla politica, alle forze sociali e al mondo dell’associazionismo: lavoriamo insieme per una transizione verde che sia un’opportunità per i lavoratori, piuttosto che un’ulteriore minaccia occupazionale; battiamoci insieme per un sistema globale che garantisca sicurezza alimentare, accesso al cibo di qualità, sostenibilità ambientale e sociale lungo tutta la filiera.