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“il documento che abbiamo condiviso ieri sera non e’ un atto formale ma un impegno politico e operativo. ognuno degli intervenuti lo ha fatto proprio, senza distinguo. significa che istituzioni, categorie e pescatori hanno scelto di assumersi insieme la responsabilita’ di una proposta concreta, credibile e unitaria. il quadro e’ estremamente grave. ad oggi 110 motopescherecci sono fermi da ottobre 2024. parliamo di centinaia di famiglie e di un intero indotto che vive una paralisi produttiva da un anno e mezzo. non siamo di fronte a una semplice flessione di mercato, ma a un vero e proprio collasso ecologico ed economico”. lo afferma in un comunicato l’assessore all’agricoltura e alla pesca della regione veneto dario BOND, in merito all’esito del tavolo istituzionale dedicato alla grave crisi della pesca professionale, che negli ultimi mesi ha assunto dimensioni senza precedenti nel nord adriatico. “all’incontro – prosegue il comunicato – hanno preso parte il vicepresidente regionale lucas PAVANETTO, l’assessore all’istruzione, formazione e cultura valeria MANTOVAN, il prefetto di venezia darco PELLOS, il vicecomandante della direzione marittima di venezia daniele DIGUARDO, i rappresentanti delle principali organizzazioni di categoria e ai consorzi di gestione, veneto agricoltura e consiglieri regionali. al centro del confronto, la situazione drammatica della raccolta delle vongole di mare messa in ginocchio dagli effetti combinati del granchio blu, dell’aumento delle temperature, delle mucillagini e dei fenomeni di alterazione degli ecosistemi marini. per il 2024 e’ stata riconosciuta la calamita’ naturale da parte del masaf, con l’assegnazione al veneto di 1.211.166 euro, mentre e’ ancora atteso il riconoscimento per il 2025. nel corso del tavolo e’ stato condiviso ed approvato all’unanimita’ un documento indirizzato ai ministri competenti (ambiente e agricoltura), che rappresenta una piattaforma organica di intervento per il comparto dei molluschi bivalvi del nord adriatico. il testo, sottoscritto dalle principali associazioni nazionali della pesca e dell’acquacoltura, richiama la ‘drammatica emergenza’ in atto e definisce la crisi della vongola di mare come una paralisi produttiva che dura da oltre 18 mesi, determinata da mortalita’ anomale legate all’effetto sinergico di shock termici, acidificazione, inquinamento e proliferazione di specie invasive. viene evidenziato come le marinerie di chioggia e venezia si trovino in una condizione di collasso ecologico ed economico, con gravi ripercussioni sull’intero tessuto costiero. tra i punti qualificanti del documento c’e’ la richiesta di integrare in modo esplicito le istanze del settore nel piano nazionale di ripristino previsto nell’ambito dell’attuazione del regolamento ue 2024/1991, sottolineando la necessita’ che le misure interessino prioritariamente la fascia costiera fino al limite delle 12 miglia nautiche, dove la pressione climatica e antropica e’ piu’ intensa e dove operano le flotte della piccola pesca e delle draghe idrauliche. il testo propone inoltre l’istituzione di un’autorita’ per il ripristino della sostenibilita’, con funzioni di coordinamento strategico tra i ministeri competenti, valutazione preventiva dell’impatto socioeconomico delle misure ambientali e regia degli interventi, indirizzando risorse e indennizzi verso le aree maggiormente colpite. sul piano delle misure straordinarie, il documento chiede: indennizzi diretti e straordinari per le imprese e per i circa 500 operatori fermi da un anno e mezzo; il rifinanziamento del fondo di solidarieta’ nazionale per la pesca e l’acquacoltura, oggi privo di risorse; un programma volontario di arresto definitivo per le unita’ autorizzate alla draga idraulica; misure di decontribuzione e sgravi fiscali per evitare il fallimento delle aziende e la perdita di ulteriori posti di lavoro nell’indotto; l’attivazione di progetti di monitoraggio ambientale remunerati, valorizzando i pescatori come ‘sentinelle del mare’ durante le fasi di ripristino della risorsa. per affrontare la crisi del settore, la regione del veneto nei mesi scorsi e’ intervenuta con risorse proprie: 570.000 euro per la rivitalizzazione dei fondali dei molluschi bivalvi, 30.000 euro per un progetto specifico sul granchio blu in aggiunta agli 1,5 milioni di euro del feampa, oltre al progetto triennale di gestione dei molluschi in adriatico da 300.000 euro l’anno fino al 2026”. “abbiamo fatto e continueremo a fare la nostra parte – ribadisce BOND – ma la dimensione della crisi richiede un salto di scala. serve una governance nazionale forte, capace di coniugare tutela ambientale e sopravvivenza del tessuto produttivo. il nord adriatico e’ oggi il punto piu’ fragile del sistema, ma anche il luogo da cui puo’ partire un nuovo modello di gestione sostenibile. il messaggio che esce dal tavolo di ieri sera e’ chiaro: il veneto non lascia soli i suoi pescatori. lavoreremo in modo compatto e unitario per restituire prospettiva, reddito e dignita’ a un settore che e’ economia, identita’ e presidio del nostro mare”.

