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“presentata oggi, a roma, l’indagine ‘una professione dai molti percorsi’, uno studio sulle caratteristiche della categoria e sulle prospettive professionali dei laureati in agraria, in scienze forestali e delle facolta’ affini fino alle realta’ dei professionisti” (qui video dichiarazione, diffusa dal conaf, del presidente UNIFORMI https://youtu.be/fGBNHW1MFCQ). lo rende noto un comunicato congiunto di conaf e fidaf, che cosi’ prosegue: “i futuri laureati scelgono percorsi di studio interdisciplinari, con competenze solide e soddisfacenti, gia’ pronti ad affrontare un percorso professionale lungo il corso della vita che sara’ ibrido, mutevole, flessibile. una forte motivazione valoriale guida la scelta dele corso di laurea e della professione, spinti precipuamente dalla passione per la natura e per l’ambiente, dalla consapevolezza dell’importanza della produzione di alimenti e dall’interesse per la sostenibilita’ ambientale, per la mitigazione del cambiamento climatico e per lo sviluppo sostenibile. la componente femminile e’ in aumento, sia a livello ordinistico che tra le iscritte ai corsi universitari, il che portera’ in un prossimo futuro alla sostanziale parita’ di genere nel ricambio delle professioni connesse con il sistema agroalimentare. altrettanto si puo’ dire della componente giovanile nella fascia under 35, che oggi supera il 14% degli iscritti all’ordine, in crescita rispetto al 2016. dal punto di vista occupazionale, i giovani che trovano rapidamente lavoro, lo mantengono con continuita’ e da esso ottengono una buona remunerazione, il che sottolinea come la richiesta delle competenze dei dottori agronomi e dottori forestali sia decisamente ampia rispetto all’offerta. andrea SONNINO, presidente fidaf ha dichiarato: ‘il rapporto costituisce non soltanto una ricognizione settoriale, ma un utile strumento di orientamento per chi e’ chiamato a definire politiche coerenti con la crescente centralita’ del sapere tecnico-professionale agrario e forestale nelle transizioni ambientali, tecnologiche e sociali in corso. dovendo fare sintesi e tradurre queste riflessioni in linee operative, il quadro delineato prospetta uno scenario ad elevato potenziale di crescita professionale’. per mauro UNIFORMI, presidente conaf, ‘il sistema delle professioni agrarie e forestali e’ oggi molto piu’ ampio, differenziato e dinamico di quanto non restituiscano le rappresentazioni tradizionali. le professioni agrarie e forestali non possono piu’ essere considerate solo come sbocco specialistico di settore, ma devono diventare leva di interesse generale, in quanto sono – e lo saranno sempre piu’ – professioni gia’ immerse nei processi di trasformazione che segneranno il prossimo futuro del paese e dell’unione europea’. secondo i dati mur, tra il 2010 e il 2024 i laureati nei corsi di laurea magistrali considerati nell’indagine sono cresciuti del 63,2% e i laureati triennali del 44,7%. l’evoluzione delle iscrizioni mostra la contrazione nei percorsi piu’ tradizionali (es. l-25, scienze e tecnologie agrarie e forestali), a fronte della crescita di quelli piu’ interdisciplinari. in particolare, concorrono alla crescita soprattutto i nuovi iscritti a ‘scienze e tecnologie alimentari’ (+512 unita’), a ‘scienze per la cooperazione allo sviluppo’ (+447) e a ‘scienze e tecnologie agrarie’ (+400). analisi – ‘le nuove generazioni di studenti vedono nell’interdisciplinarita’ della professione un valore aggiunto. l’attenta lettura dei numeri rivela il progressivo riequilibrio nella composizione dell’offerta formativa, con una marcata espansione dei corsi afferenti ad ambiti piu’ recenti e interdisciplinari, a fronte di un ridimensionamento relativo dei percorsi piu’ tradizionali’. in questi anni, il settore e’ evoluto radicalmente, tra frammentazione del percorso universitario, apertura di nuovi sbocchi professionali, impatto delle nuove tecnologie, il bisogno di nuovi profili tecnico-specialistici. ad oggi, gli articolati curricula previsti dai vari corsi di studio universitari in scienze agrarie, forestali, agro-ambientali e agro-alimentari (si pensi che sono oltre 30 i percorsi possono dare accesso all’esame di stato per diventare dottore agronomo o dottore forestale) offrono formazione per un ventaglio di competenze che spazia dalla biologia alla meccanica, dalle materie economiche alla tecnologia, dalla scienza delle costruzioni alla chimica. studi che aprono prospettive a possibili collocazioni professionali molto diversificate, non piu’ limitate alla direzione di aziende agrarie e alla consulenza tecnica e gestionale, ma comprendono il sistema finanziario ed assicurativo, gli enti di certificazione e gestione della qualita’, sicurezza alimentare, tracciabilita’ e sostenibilita’, le societa’ di raccolta, sistematizzazione e interpretazione di dati satellitari, per citarne solo alcuni. inoltre, alle professionalita’ dedicate ai tradizionali settori delle coltivazioni erbacee ed arboree, degli allevamenti di animali in produzione zootecnica e della gestione del patrimonio forestale, si sono aggiunte professionalita’ legate alla chiusura delle catene di valore – dalla trasformazione alimentare alla grande distribuzione organizzata, alla cura, trasformazione e evoluzione del paesaggio e al connubio produzione agricola e energia, ed alla multifunzionalita’ dell’agricoltura, come l’agriturismo ed il turismo eno-gastronomico. analisi – ‘il quadro che emerge e’ quello di una figura professionale moderna e attraente, ma che necessita di una riflessione da parte dei diversi attori coinvolti per adattare la risposta del sistema alle mutate esigenze del mercato e del paese, a partire dalla formazione di base durante il percorso universitario per arrivare alla formazione continua richiesta lungo l’arco della vita professionale’. un dato che questa rilevazione conferma e’ che chi sceglie una delle facolta’ abilitanti per l’accesso alla professione ha davanti a se’ valide prospettive occupazionali, sia per la rapidita’ di ingresso nel mondo del lavoro, sia per la stabilita’ e per la continuita’ di occupazione, cosi’ come per le condizioni reddituali medie. e, anche se e’ un dato spesso trascurato nelle rilevazioni quantitative, nella soddisfazione dello svolgere la professione: il 70,0% tra i liberi professionisti, il 64,9% tra i dipendenti e il 67,7% tra chi combina lavoro dipendente e attivita’ libero-professionale attribuiscono un punteggio pari a 4,5, su una scala di soddisfazione che arriva a 5. l’indagine registra un dato eclatante, in un periodo economicamente instabile e in un paese che segna spesso il passo negli indici occupazionali: oltre il 90% degli intervistati e’ occupato. a questo risultato – estremamente positivo – si associa il fatto che il 60% dei rispondenti trova occupazione entro sei mesi dal conseguimento del titolo di laurea e che questa occupazione e’ stabile nel tempo: il 70% dei dipendenti e l’80% dei liberi professionisti intervistati dichiara di svolgere lo stesso lavoro da oltre cinque anni. inoltre, nel periodo 2015-2023, arco temporale comprendente il biennio di covid, e’ stato registrato un aumento del reddito del 24,5%. analisi – ‘senza dubbio sono un punto di forza i tanti sbocchi professionali, fra loro molto diversificati (agricoltura, ambiente, consulenza, industria, servizi). i settori tradizionali restano importanti, ma cio’ che fa guardare con positivita’ al futuro e’ che le opportunita’ migliori oggi sono nelle aree ibride tra agricoltura, ambiente e tecnologia’. una riflessione va riservata all’occupabilita’ della componente femminile. i numeri confermano che sta crescendo in modo consistente sia tra i laureati e che tra gli iscritti all’ordine, ma il riequilibrio numerico non si traduce ancora pienamente in un’effettiva parita’ nelle condizioni di lavoro e di reddito. analisi – ‘questo aspetto assume rilievo quando si dovranno attuare delle politiche di stimolo delle pari opportunita’, di meccanismi di conciliazione tra lavoro e vita personale, nonche’ dei criteri di accesso e permanenza nelle professioni regolamentate’. la vera sfida dei prossimi anni sara’ legata alla capacita’ di accompagnare i professionisti lungo l’intero arco della vita lavorativa. la formazione universitaria, che deve fornire una base utile e solida su cui fondare l’esperienza professionale, non sara’ sufficiente se priva di un aggiornamento continuo. oggi, i professionisti operano in contesti sempre piu’ esposti a cambiamenti normativi, tecnologici e di mercato, e l’aggiornamento non puo’ piu’ essere interpretato come mero adempimento formale. esso si configura, piuttosto, come componente strutturale della professione, unica strada per consentire la mobilita’ tra ambiti diversi, per consentire l’adattamento a nuove domande sociali e per rafforzare carriere meno lineari di quelle del passato. analisi – ‘in termini di policy, cio’ implica la necessita’ di considerare la formazione continua come infrastruttura strategica del settore, rafforzando meccanismi di riconoscimento delle competenze, sistemi di aggiornamento qualificato e strumenti di raccordo tra apprendimento, professione e innovazione’. questo rapporto, a cura dell’osservatorio delle libere professioni, nasce dall’esigenza di raccogliere le attuali caratteristiche della categoria dei laureati in agraria ed in scienze forestali, per fare una fotografia della condizione professionale successiva al percorso di laurea. una raccolta di dati funzionale a orientare le politiche di ingresso alla professione, alla valorizzazione della categoria e all’indirizzo verso le opportunita’ professionali che si stanno aprendo. lo studio e’ stato realizzato dalla conferenza nazionale per la didattica universitaria di a.g.r.a.r.i.a., il conaf e la fidaf, con la collaborazione dell’osservatorio delle libere professioni il rapporto e’ frutto della consultazione di dati ottenuti da fonti diverse (mur, almalaurea, a.g.r.a.r.i.a., conaf, epap), e completati dalle risultanze di un’indagine su di un campione di quasi 1300 rispondenti”.