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“in occasione della festa della repubblica, sul legame tra costituzione e art. 45 che riconosce la funzione sociale delle cooperative, confcooperative ha raccolto la voce di due grandi protagonisti: giuseppe DE RITA, fondatore del censis e testimone lucidissimo di sei decenni di storia nazionale, e daria DE PETRIS, vicepresidente emerita della corte costituzionale, che offrono in questa ricorrenza due contributi distinti eppure complementari: uno storico-sociologico, l’altro giuridico”. lo rende noto un comunicato di confcooperative, che cosi’ prosegue: “entrambi convergono su un punto: la cooperazione all’art. 45 della costituzione fu una scelta di civilta’. l’intervista a DE RITA e l’intervento di DE PETRIS sono ospitati entrambi integrali su www.confcooperative.it. DE RITA parte dal 1919 e da luigi STURZO: la rerum novarum aveva seminato, lui raccolse. nacque la cooperazione di ispirazione cristiana, primo embrione di quei corpi intermedi che DE GASPERI avrebbe poi trasformato in architettura repubblicana. ‘era un lavoro incessante, capillare – ricorda DE RITA -. SPATARO cuciva i legami tra movimento, mondo ecclesiale e partiti, in quello che il sociologo chiama ‘intreccio di potere’. e’ cosi’, dice, che si regge un paese. ‘la cooperazione diventa in quegli anni il luogo in cui l’intreccio tra politica, partiti e societa’ civile trova la sua forma piu’ matura’. celebrare il 2 giugno, scrive DE PETRIS rileggendo l’articolo 45, significa riflettere su quanto il principio di cooperazione resti attuale: non solo come forma d’impresa, ma come valore generale che informa tutte le relazioni fra le istituzioni della repubblica, dalla leale collaborazione tra poteri dello stato ai rapporti tra stato e regioni. ‘la costituzione e’ essa stessa un progetto cooperativo: una comunita’ di persone, di corpi intermedi e di istituzioni chiamati a concorrere insieme, con spirito solidaristico, alla costruzione del bene comune’. ottant’anni dopo, e’ ancora li’ che si gioca tutto. DE RITA chiude con un monito: la cooperazione ha ancora davanti a se’ un ‘balzo’, deve costruire nuove piattaforme immateriali, reti orizzontali capaci di coprire bisogni reali. ma per farlo serve ritrovare le menti visionarie e radicate che chiama ‘i preti di campagna di oggi’, come don MAZZOLARI e don MILANI. il mondo cattolico, dice, deve ritrovarle. la cultura laica del paese ‘non mi pare attrezzata per compiere quel passo’. ‘all’art. 45 la repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualita’ e senza fini di speculazione privata’. e’ uno dei tre pilastri di un pluralismo economico consapevole: privato, pubblico, cooperativo. la carta – aggiunge DE PETRIS – non abbraccia ne’ il modello liberista puro ne’ quello collettivista: costruisce uno spazio aperto alla molteplicita’ delle forme di organizzazione economica, dove il verbo scelto dai costituenti, ‘riconosce’, e’ gia’ di per se’ significativo: qualcosa che preesiste allo stato e che lo stato non crea, ma trova. la rinascita del paese e quella del movimento cooperativo erano parte dello stesso progetto. non e’ un dettaglio storico, ma una scelta di campo. ‘la cooperazione si riconosce figlia di quella rinascita democratica e ne diventa protagonista – dichiara maurizio GARDINI, presidente di confcooperative – nel panorama della ricostruzione democratica del dopoguerra, pochi episodi rappresentano con tanta eloquenza la rinascita dei valori fondamentali della repubblica quanto la rifondazione di confcooperative’. a guidare quella stagione furono gli stessi uomini impegnati nella costruzione della repubblica:luigi CORAZZIN, francesco maria DOMINEDO’, attilio PICCIONI, lodovico MONTINI, mario SCELBA. padri costituenti e, insieme, protagonisti della rifondazione di confcooperative nel 1945. a loro si aggiunsero i nomi di giuseppe SPATARO e salvatore ALDISIO, costituenti anch’essi e furono tra i primi presidenti tra il 1945 e il 1950. un intreccio non casuale, ma la consapevolezza che democrazia politica e democrazia economica dovessero procedere insieme”.