(riproduzione riservata)
“‘escludere l’agricoltura dal cuore del fondo europeo per la competitivita’ (ecf) e’ un grave errore politico e strategico, che l’europa non puo’ permettersi. gli allarmi lanciati da copa-cogeca e da coldiretti vanno presi sul serio: il settore agroalimentare europeo non e’ un semplice beneficiario delle politiche di competitivita’, ne e’ un protagonista essenziale’. e’ quanto dichiara l’eurodeputato dario NARDELLA, coordinatore s&d in commissione agricoltura e membro della commissione industria, ricerca ed energia (itre)”. lo rende noto un comunicato, che cosi’ prosegue: “nelle due diverse lettere inviate nelle ultime ore ai membri delle commissioni itre e agri, copa-cogeca e coldiretti esprimono ‘forte preoccupazione’ per l’orientamento degli emendamenti di compromesso della relazione itre, che sostituirebbe la finestra ‘salute, biotecnologie, agricoltura e bioeconomia’ proposta dalla commissione con un piu’ vago approccio di ‘prosperita’ sostenibile’, riducendo di fatto l’accesso diretto dell’agricoltura alle risorse del fondo. ‘parliamo di una filiera che genera oltre mille miliardi di euro di valore aggiunto lordo per l’economia europea – ricorda NARDELLA -. diluire la presenza dell’agricoltura nel fondo significa indebolirne visibilita’ e accesso effettivo dei potenziali beneficiari, proprio mentre l’europa dichiara di voler rafforzare la propria autonomia strategica, la sicurezza alimentare e la capacita’ industriale. e’ un segnale politico errato’. NARDELLA sottolinea che il consiglio, nel recente orientamento generale ha confermato e rafforzato l’impianto originario della commissione, includendo tra gli obiettivi anche trasformazione alimentare, salute animale e salute vegetale. ‘il gruppo s&d fara’ tutto quanto necessario per reintegrare pienamente l’agricoltura nel fondo per la competitivita’ – conclude NARDELLA – chi propone di marginalizzare l’agricoltura in nome di una ‘prosperita’ sostenibile’ indefinita dimostra di non aver compreso la posta in gioco. la sicurezza alimentare europea non e’ negoziabile, e il parlamento ha il dovere di correggere questa impostazione prima che diventi irreversibile’.”.

