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“europeche ha incontrato i rappresentanti degli stati membri dell’ue sotto la presidenza cipriota del consiglio per discutere il futuro delle politiche europee della pesca e le crescenti sfide che il settore si trova ad affrontare”. lo rende noto un comunicato stampa dell’associazione che cosi’ prosegue: “lo scambio si e’ concentrato sulla valutazione della politica comune della pesca (pcp), sulla semplificazione normativa, sul prossimo quadro finanziario pluriennale (qfp), sulla politica commerciale, sulla governance degli oceani e sul futuro ocean act. per quanto riguarda la valutazione della pcp, europeche ha sottolineato che, sebbene la flotta dell’ue abbia compiuto notevoli progressi ambientali negli ultimi due decenni, la politica non e’ riuscita a raggiungere i suoi obiettivi socioeconomici. cio’ ha determinato un continuo declino della capacita’ della flotta, dell’occupazione, della produzione alimentare e della sostenibilita’ economica di molte comunita’ costiere, nonostante le ripetute promesse che i miglioramenti in termini di sostenibilita’ si sarebbero tradotti, nel tempo, in prosperita’ per il settore. gli stati membri hanno indicato che le discussioni si stanno ora orientando verso l’individuazione di soluzioni pratiche per il futuro. diverse delegazioni hanno evidenziato la necessita’ di un approccio operativo, focalizzato sia sulle priorita’ immediate sia su una riflessione piu’ ampia su come la politica possa meglio bilanciare gli obiettivi ambientali, economici e sociali. in tema di semplificazione, europeche ha accolto con favore l’avvio della consultazione pubblica sui piani pluriennali ed ha espresso la speranza che il processo porti a una rapida revisione delle misure che si sono dimostrate eccessivamente restrittive e che hanno contribuito al declino della flotta, in particolare nel mediterraneo. l’associazione ha sottolineato che anche altre norme della pesca dovrebbero essere sottoposte a una revisione analoga. in questo contesto, europeche ha espresso preoccupazione per l’attuazione del regolamento sul controllo della pesca revisionato, osservando che la sua entrata in vigore progressiva sta mettendo in evidenza requisiti sproporzionati e creando notevoli oneri amministrativi e operativi sia per gli operatori sia per le amministrazioni nazionali, senza che cio’ sia giustificato dai reali rischi di controllo. questo e’ particolarmente evidente in alcune misure di attuazione, come le regole proposte per la pesatura del pescato. europeche ha pertanto chiesto interventi urgenti e mirati sia a livello legislativo sia di attuazione, affinche’ la normativa sulla pesca rimanga proporzionata, pratica e adeguata agli obiettivi perseguiti. le discussioni hanno inoltre riguardato la proposta della commissione sul quadro finanziario pluriennale 2028-2034. europeche ha ribadito le proprie preoccupazioni riguardo alla prevista riduzione dei fondi specificamente destinati alla pesca e ha evidenziato l’importanza di mantenere un quadro finanziario forte e prevedibile, capace di sostenere la gestione della pesca, i controlli, la raccolta dei dati, la modernizzazione della flotta e la resilienza delle comunita’ costiere, in linea con la posizione del parlamento europeo. e’ stata inoltre evidenziata la necessita’ di preservare criteri di ammissibilita’ praticabili, compresa l’applicazione del principio del ‘do no significant harm’ (‘non arrecare danni significativi’), per garantire il continuo accesso ai finanziamenti destinati agli investimenti che favoriscono la sostenibilita’, l’innovazione, la competitivita’ e il ricambio generazionale nel settore. la politica commerciale ha occupato un posto centrale nel confronto. europeche ha ribadito le proprie preoccupazioni riguardo all’accordo di partenariato economico globale (cepa) tra ue e indonesia, in particolare per quanto riguarda la liberalizzazione dei filetti di tonno, chiedendo solide misure di salvaguardia, analoghe a quelle ottenute nell’accordo ue-mercosur, per proteggere i produttori europei dalla concorrenza sleale e i consumatori da prodotti non conformi agli standard ue. l’associazione ha inoltre sottolineato che i contingenti tariffari autonomi (atq) dovrebbero essere allineati agli accordi di libero scambio, e che eventuali ulteriori concessioni di accesso al mercato dovrebbero riflettersi nelle future assegnazioni degli atq. europeche ha quindi espresso rammarico per l’intenzione della commissione di prorogare per un altro anno l’attuale regime degli atq senza introdurre criteri di sostenibilita’, considerazioni geopolitiche o una valutazione dell’impatto cumulativo delle concessioni accordate attraverso i recenti accordi commerciali, chiedendo l’eliminazione degli atq per i lombi di tonno. i partecipanti hanno inoltre scambiato opinioni sulle relazioni nel settore della pesca con norvegia, regno unito e gli altri stati costieri del nord. l’associazione ha manifestato preoccupazione per la persistente mancanza di progressi nei negoziati tra stati costieri e per l’incertezza che continua a gravare sulle imprese della pesca. europeche ha evidenziato l’urgenza di raggiungere accordi completi ed equi sulla ripartizione dei principali stock pelagici, in particolare dello sgombro, salvaguardando al contempo i diritti storici di pesca della flotta europea. il settore ha inoltre chiesto un rinnovato impegno per risolvere questioni di lunga data con la norvegia, tra cui il debito ancora pendente relativo alle quote di merluzzo e l’accesso alle risorse di aringa atlanto-scandinava. per quanto riguarda l’accordo bbnj (biodiversity beyond national jurisdiction), europeche ha sottolineato che la sua attuazione dovrebbe basarsi sulle organizzazioni regionali di gestione della pesca (rfmo) gia’ esistenti, al fine di evitare sovrapposizioni e inutili duplicazioni nelle valutazioni di impatto. l’associazione ha inoltre chiesto maggiore chiarezza sui rispettivi ruoli della commissione europea e degli stati membri nei negoziati internazionali. infine, europeche ha evidenziato le crescenti preoccupazioni per le pressioni cumulative esercitate sulle aree di pesca dall’espansione delle energie rinnovabili offshore, dalle aree marine protette e da altri usi concorrenti dello spazio marittimo. l’associazione ha sottolineato che la pesca deve rimanere una priorita’ nel futuro ocean act e nei processi di pianificazione dello spazio marittimo. europeche ha chiesto un approccio equilibrato che tenga conto dell’impatto cumulativo di tutte le attivita’ umane sugli ecosistemi marini, garantendo che le misure che incidono sulla pesca siano proporzionate, basate su evidenze scientifiche e coerenti con gli obiettivi di produzione alimentare e di sostegno alle comunita’ costiere. ‘i nostri pescatori stanno contribuendo concretamente alla sostenibilita’, ma non possono continuare a sopportare l’impatto cumulativo di una regolamentazione eccessiva, della concorrenza sleale e della progressiva riduzione delle aree di pesca disponibili. sono necessarie misure correttive immediate e un sostegno piu’ forte da parte delle istituzioni dell’ue per garantire che il settore rimanga competitivo, resiliente e attrattivo per le future generazioni’, ha dichiarato javier GARAT, presidente di europeche”.
