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“c’e’ finalmente una prova che la strategia puo’ funzionare”. lo rende noto un comunicato di agci, che cosi’ prosegue: “nei monitoraggi condotti da agei (cooperativa agci) per il progetto zoeai, finanziato dalla regione lazio attraverso la misura feampa 2021/2027, i ricercatori hanno verificato che i giovanili di cefali si nutrono delle zoee del granchio blu. una scoperta che conferma l’esistenza di predatori naturali in grado di colpire la specie invasiva nella sua fase piu’ vulnerabile. durante i campionamenti nelle lagune di caprolace e sabaudia, i tecnici agei hanno osservato giovani esemplari di chelon saliens con larve di granchio blu nello stomaco: un tassello scientifico decisivo che apre la strada a strategie biologiche integrate per la difesa degli ecosistemi lagunari mediterranei. questa evidenza rafforza l’ipotesi che aumentare temporaneamente la pressione predatoria nel periodo di reclutamento larvale possa ridurre il numero di granchi che raggiungono lo stadio giovanile. tuttavia, i cefali non sono disponibili per programmi di ripopolamento, poiche’ non vengono prodotti negli impianti di acquacoltura. a colmare questo limite interviene blue care, il nuovo progetto europeo presentato da agei con agris sardegna, universita’ di roma tor vergata e triton. la soluzione individuata e’ l’impiego dell’orata, specie autoctona allevata su larga scala: le sue postlarve possono essere rilasciate nei periodi individuati da zoeai come picco di presenza delle zoee del granchio blu, rafforzando la predazione naturale proprio quando e’ piu’ efficace. la complementarita’ tra zoeai e blue care segna un passaggio cruciale: l’intelligenza artificiale diventa strumento operativo per una nature‑based solution, integrando innovazione tecnologica e processi ecologici. una prospettiva che potrebbe offrire ai gestori delle lagune mediterranee un nuovo approccio sostenibile al contenimento del granchio blu”.