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“calo delle superfici per il grano duro, mentre cresce il tenero, anche in produzione. ma il vero problema della cerealicoltura sono i prezzi di produzione. sono i temi affrontati oggi al coordinamento cerealicolo di legacoop agroalimentare dove e’ stato fatto il punto sull’andamento della campagna 2026: superfici, rese e parametri qualitativi del grano duro, del grano tenero e delle altre colture autunno-vernine, lo scenario dei mercati e dei costi di produzione, e l’aggiornamento sull’iter parlamentare del collegato agricolo coltiva italia”. lo rende noto un comunicato di legacoop agroalimentare, che cosi’ prosegue: “l’incontro, coordinato dal responsabile politico del settore cerealicolo franco MICHELINI, ha visto le relazioni di antonio DALL’AMORE (terremerse) sull’andamento dei mercati e di eros GUALANDI (il raccolto) sull’analisi dei dati di campagna e sulle prospettive di redditivita’ delle imprese. al dibattito hanno preso parte cooperative aderenti provenienti da puglia, emilia-romagna, toscana e umbria. dalla panoramica presentata da franco MICHELINI emerge che le superfici complessive investite a seminativi autunno-vernini sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto alla scorsa campagna, ma con un significativo riposizionamento tra le varie colture. il grano duro registra un calo delle superfici del 15%, sia a causa del maltempo che ha ostacolato le semine nella finestra utile, sia per orientamenti economici degli agricoltori verso altre colture. il grano tenero cresce invece del 12,5% e, grazie alle maggiori rese ad ettaro rilevate, fa segnare una produzione complessiva in aumento del 27,29%. tra le altre colture, crescono le superfici a orzo (+1,46% in ettari e +16,62% in quantita’), farro (+49,84%), colza (+99,71%) e favino/pisello proteico (+12,67%), mentre e’ in netta flessione l’avena (-27,21%). il dato sulle superfici non restituisce da solo, tuttavia, l’andamento della cerealicoltura italiana. nel dibattito si sono quindi analizzati i cambiamenti del mix colturale e della destinazione delle produzioni. la stagione 2026 e’ stata caratterizzata da un andamento climatico tendenzialmente favorevole al momento della raccolta, con una maturazione anticipata e un meteo asciutto che ha garantito nella maggior parte delle aree una trebbiatura rapida e priva di problemi sanitari legati all’umidita’, ma allo stesso tempo fortemente anomalo. i dati del campione qualitativo evidenziano, per il grano duro, una resa media salita a 59,3 quintali per ettaro (+23,12%), con un peso specifico di 84,0 kg/hl (+2,57%) e un tenore proteico del 13,06% (+3,09%). per il grano tenero la resa media raggiunge i 64,9 quintali per ettaro (+20,44%), con peso specifico a 82,6 kg/hl (+2,18%) e proteine al 12,65% (+11,36%). nonostante i dati medi positivi, permangono marcate difformita’ territoriali: se in emilia-romagna le rese sono state eccezionali, con punte fino a 80-85 quintali per ettaro sul tenero e 65-70 sul duro, in aree come la toscana il maltempo di inizio anno ha causato flessioni nelle quantita’ conferite di grano duro fino al 35-40%. significativo anche il dato agronomico: per la prima volta i risultati ottenuti con tecniche a bassa intensita’, come la minima lavorazione e la semina su sodo, si sono avvicinati a quelli della lavorazione convenzionale. i risultati agronomici e qualitativi si scontrano pero’ con una pesante realta’ di mercato. come evidenziato dall’analisi di eros GUALANDI, i costi di produzione sono ulteriormente cresciuti di 150-200 euro per ettaro, mentre considerando anche raccolta, trasporto e gestione post-raccolta l’incremento complessivo dei costi puo’ arrivare a diverse centinaia di euro per ettaro. il settore si trova di conseguenza ad affrontare un altro anno di redditivita’ negativa, proprio in una delle migliori annate agronomiche degli ultimi quindici anni. per il grano duro, con costi complessivi per ettaro che oscillano tra i 2.200 euro (su sodo) e i 2.700 euro (lavorazione convenzionale), agli attuali prezzi di mercato servirebbe una resa aggiuntiva di circa 25 quintali per ettaro, quasi il 40% in piu’, solo per raggiungere il pareggio finanziario. sul fronte commerciale, antonio DALL’AMORE ha illustrato le recenti inversioni di tendenza sostenute dalle tensioni internazionali nell’area del mar nero e dalla crisi della maiscoltura europea e nazionale, dovuta al clima e all’emergenza tossine. dopo una fase di forte debolezza, i prezzi di alcuni cereali hanno mostrato segnali di recupero, ma i livelli raggiunti restano insufficienti a ristabilire una redditivita’ adeguata per le imprese agricole. per tutelare i produttori dalla volatilita’ e garantire marginalita’ positive, la risposta strategica indicata dal coordinamento e’ la costruzione di contratti di filiera di medio-lungo periodo, accompagnati da una accresciuta trasparenza sul valore generato lungo la catena. il dibattito ha evidenziato come la contrattualizzazione stia diventando sempre piu’ una condizione per orientare le scelte di semina, con le aziende che chiedono con largo anticipo di conoscere le condizioni della campagna successiva e dichiarano di essere disponibili a investire sulle colture in presenza di accordi di filiera, garanzie o premi. il responsabile tecnico gabriel CECCHINI ha infine illustrato le principali norme d’interesse per il comparto contenute nel ddl coltiva italia, approvato dalla camera e ora all’esame del senato. e’ attesa l’approvazione definitiva del testo nel mese di ottobre. oltre al rifinanziamento del fondo per la sovranita’ alimentare, particolare attenzione e’ stata dedicata al credito d’imposta per i nuovi contratti di filiera del frumento, rivolto alle imprese di trasformazione che sottoscrivono contratti con produttori di frumento italiano e realizzano investimenti in nuovi macchinari, impianti e attrezzature. il quadro delle misure comprende inoltre l’estensione della moratoria creditizia prevista per le fitopatie, oltre alla correzione tecnica relativa all’irrorazione aerea tramite droni, introdotta nel nuovo articolo 16 e di interesse futuro per il settore. per il coordinamento, sara’ ora fondamentale seguire l’attuazione concreta delle misure e verificare gli effetti degli strumenti di sostegno e dei nuovi incentivi alla contrattualizzazione. in conclusione, la cooperazione si conferma la strada per valorizzare al meglio l’attivita’ delle filiere, dal seme allo scaffale, a supporto del reddito delle imprese agricole”.