(riproduzione riservata)

“‘l’entrata in vigore oggi delle nuove norme contro il greenwashing e’ un passaggio cruciale per difendere chi produce seriamente. la transizione ecologica si fa con la tracciabilita’ e il lavoro vero nelle nostre filiere. gli agricoltori e le imprese del made in italy rappresentano gia’ un’eccellenza in sostenibilita’, ma hanno subito a lungo la concorrenza sleale di chi usava claim ambientali generici o autoproclamati. mettendo fine alle comunicazioni ingannevoli, tuteliamo sia il diritto dei cittadini a un’informazione trasparente, sia il valore economico delle aziende che investono davvero nel rispetto dell’ambiente’. e’ quanto afferma il ministro dell’agricoltura, della sovranita’ alimentare e delle foreste, francesco LOLLOBRIGIDA, commentando l’entrata in vigore del d.lgs. n. 30/2026”. lo rende noto un comunicato del ministero dell’agricoltura, della sovranita’ alimentare e delle foreste, che cosi’ prosegue: “il provvedimento recepisce la direttiva (ue) 2024/825 (empowering consumers for the green transition) e modifica il codice del consumo italiano per fermare le pratiche commerciali ingannevoli. il decreto legislativo da’ attuazione alla direttiva europea e prevede nuove responsabilita’ dei produttori, di tutti i soggetti della filiera, e dei consorzi di tutela, ed introduce pesanti sanzioni. la nuova disciplina vieta l’uso di slogan generici come ‘green’, ‘eco’ o ‘sostenibile’ se non supportati da prestazioni dimostrabili e certificazioni esterne. stop anche alle etichette ambientali prive di controllo indipendente, al vantare come distintivi i requisiti gia’ imposti dalla legge e ai claim di ‘impatto zero’ o ‘neutralita’ climatica’ basati solo sulla compensazione delle emissioni tramite crediti di carbonio. anche gli obiettivi futuri dovranno essere vincolati a piani industrialimisurabili e verificati da terzi. sotto la vigilanza dell’agcm, le aziende inadempienti rischiano sanzioni pecuniarie. le nuove regole premiano cosi’ la trasparenza e la sostanza dei percorsi di sostenibilita’ reali. ‘in un mercato globale in cui la reputazione vale quanto la qualita’ del prodotto – conclude francesco LOLLOBRIGIDA – la verita’ e la misurabilita’ diventano i nostri migliori alleati. chi sceglie il made in italy deve avere la certezza assoluta di acquistare un’eccellenza del gusto e del saper fare, e allo stesso tempo un modello di sviluppo genuinamente rispettoso del territorio e delle future generazioni’.”.

GREENWASHING: UILA, BENE STRETTA DIRETTIVA SU SOCIAL
WASHING. PIU’ TRASPARENZA PER DIRITTI LAVORATORI

“‘l’introduzione di norme rigorose e di un severo sistema sanzionatorio contro il fenomeno del social washing all’interno della direttiva europea anti greenwashing rappresenta un passo storico verso la trasparenza e la giustizia sociale. da oggi, infatti, non solo non potranno piu’ essere utilizzati claim ambientali generici e non verificabili attraverso metodi scientifici, ma i divieti e le sanzioni vengono per la prima volta estesi anche all’ambito sociale comprendendo qualita’ ed equita’ delle condizioni di lavoro, salari adeguati, protezione sociale, rispetto dei diritti umani, sicurezza dell’ambiente di lavoro e dialogo sociale. la transizione ecologica e la responsabilita’ sociale delle imprese non potranno piu’ essere utilizzate come semplici slogan di facciata’. e’ quanto dichiara la segretaria generale uila enrica MAMMUCARI commentando l’entrata in vigore delle norme previste nel decreto legislativo 30/ 2026 che ha recepito in italia la direttiva europea 2024/825 sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde”. lo rende noto un comunicato della uila uil. “la uila accoglie con profonda soddisfazione questo cambio di passo a livello europeo che conferma una battaglia che portiamo avanti da sempre per il riconoscimento della sostenibilita’ sociale al pari di quella ambientale: la sostenibilita’ nel suo complesso non puo’ prescindere dalla tutela del lavoro dignitoso, dal rispetto della contrattazione collettiva, dalla sicurezza sul lavoro e dalla valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori che operano lungo tutta la filiera”, afferma MAMMUCARI, che prosegue: “da oggi in poi chi dichiara di essere sostenibile dovra’ dimostrarlo con dati certificati e standard rigorosi, rendicontando in modo trasparente dettagliato e verificabile i propri impatti anche in ambito sociale, sia rispetto alla forza lavoro interna sia lungo tutta la catena del valore, pena sanzioni economiche e reputazionali pesantissime. il social washing e’ una frode non solo nei confronti dei consumatori, ma soprattutto a danno delle lavoratrici e dei lavoratori e di quelle tantissime aziende agricole oneste che rispettano i contratti e investono sulla qualita’ del lavoro. non puo’ esserci transizione verde senza giustizia sociale. queste misure contribuiranno a rafforzare il valore sociale ed etico del nostro agroalimentare facendo si’ che dietro le certificazioni o i marchi non si possano piu’ nascondere fenomeni inaccettabili come il caporalato, lo sfruttamento della manodopera nei campi, il dumping contrattuale o l’assenza di sicurezza”. “siamo convinti che il principio della tutela del lavoro e della sua tracciabilita’ debbano diventare un criterio strutturale delle politiche agricole, cosi’ come delle politiche commerciali e industriali europeee internazionali”, sottolinea la segretaria generale della uila, che continua: “una battaglia che dobbiamo portare avanti con decisione anche nell’ambito della futura politica agricola comune nella quale il principio della condizionalita’ sociale deve essere consolidato e ulteriormente rafforzato, affinche’ l’accesso alle risorse pubbliche europee sia sempre piu’ legato al rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. le risorse comuni non possono sostenere chi non garantisce lavoro dignitoso, sicurezza e piena applicazione dei contratti. per questo la uila il 3 novembre scendera’ in piazza a bruxelles per difendere il criterio della condizionalita’ sociale, faticosamente raggiunto dopo anni anni di battaglie dal sindacato”. “sui temi della legalita’ e contro lo sfruttamento della manodopera continueremo ad essere in prima fila non solo in europa, ma anche nel nostro paese perche’ attendiamo da troppo tempo l’approvazione del decreto ministeriale per la banca dati degli appalti, misura fortemente voluta dalla nostra organizzazione per garantire un mercato del lavoro piu’ legale e trasparente”, conclude MAMMUCARI.