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“non si puo’ costruire una filiera d’eccellenza sul fallimento sistematico di chi la alimenta. la nostra pasta non e’ una commodity; e’ cultura, valore, territorio. dopo il vino, e’ il secondo prodotto piu’ esportato. non dimentichiamoci che la pasta viene dal grano duro e che i produttori sono allo stremo. quest’anno abbiamo operato in perdita, abbiamo perso il 10% delle superfici coltivate a grano duro. ci mancano 880mila ettari per raggiungere l’autosufficienza. le quotazioni del grano duro oggi si attestano a 260 €/tonnellata, mentre nel 2022, nel picco della guerra tra russia e ucraina, superavano 500 €/tonnellata. a fronte di un forte incremento dei costi produttivi. non si puo’ continuare cosi’. dobbiamo avere il coraggio di condividere lo sforzo. e’ arrivato il momento di ridefinire gli accordi di filiera, con il sostegno del governo, per mettere a disposizione nuovi strumenti finanziari che possano garantire agli agricoltori un giusto prezzo e un giusto reddito. l’obiettivo e’ importante: salvaguardare la pasta come asset strategico della nostra economia, una delle migliori immagini dell’italia nel mondo. in uno scenario globale in fermento dobbiamo difendere il nostro posizionamento. il brasile e’ il principale esportatore di proteine, la russia di cereali, l’india di latte e la cina detiene gli stock. l’ue dove vuole andare? di certo noi agricoltori italiani vogliamo fare la nostra parte. se i presupposti sono quelli di una condivisione di intenti all’interno della filiera della pasta, noi ci siamo: pronti a sederci attorno a un tavolo per creare valore aggiunto per tutti. a cominciare dagli agricoltori”, ha detto massimiliano GIANSANTI, presidente di confagricoltura, alla terza edizione del “world durum and pasta forum” a palazzo brancaccio, a roma.

