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“secondo l’istat, nel 2023 il tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro e’ del 52,1%, il 69,4% quello degli uomini. nella prima meta’ del 2022, solo il 41% dei nuovi contratti e’ stato stipulato con donne, e di questi, solo il 35% sono a tempo indeterminato. sono alcuni dati riportati da raffaella BUONAGURO, segretaria nazionale fai-cisl, durante le giornate formative realizzate dal coordinamento nazionale pari opportunita’ del sindacato, al centro studi cisl di firenze, con la partecipazione di oltre 40 dirigenti e operatrici sindacali: al centro dell’iniziativa, le politiche di genere e l’empowerment femminile”. lo rende noto un comunicato stampa della fai-cisl, “in agricoltura – ha sottolineato inoltre BUONAGURO – su circa 900mila operai, il 68% sono uomini e il 32% donne, mentre nell’industria alimentare, su 180mila lavoratori a tempo indeterminato iscritti al fondo fasa, 118.193 sono uomini e 60.692 sono donne: le nostre azioni sono quindi rivolte a tutelare e valorizzare la qualita’ del lavoro e il protagonismo delle donne che rappresentiamo, in un settore prevalentemente maschile”. “durante le giornate – prosegue il comunicato – sono stati presentati i risultati di una ricerca, curata dalla ricercatrice francesca VALENTE, su ‘donne e sindacato’ prendendo a riferimento i dati della fai-cisl piemonte orientale, dalla quale sono emerse alcune raccomandazioni da attuare all’interno del sindacato per migliorarne l’operato: intensificare le ricerche sulle disuguaglianze di genere, rafforzare i comitati pari opportunita’, promuovere la formazione sulla parita’, organizzare corsi specifici per lavoratrici, promuovere incontri regolari e assemblee sul tema della parita’ di genere adattare le pratiche di contrattazione collettiva, offrire supporto alla conciliazione vita-lavoro e rendere le attivita’ sindacali piu’ flessibili”. ai lavori e’ intervenuto roberto CAPONI, direttore politiche del lavoro e welfare di confagricoltura e presidente nazionale eban, ente bilaterale agricolo nazionale: “oltre ai dati sugli operai, ricordiamo i circa 30mila impiegati agricoli: in questo caso la percentuale femminile sale al 47%. la contrattazione collettiva prevede gia’ una serie di tutele per le donne lavoratrici, ma molto ancora si puo’ fare e qui entra in gioco la bilateralita’, che ha un ruolo fondamentale, soprattutto per la formazione, la previdenza complementare e la sicurezza sul lavoro. la prossima settimana, per la prima volta – ha annunciato CAPONI – riuniremo i circa 90 enti bilaterali in agricoltura attivi in italia per un confronto su queste tematiche”. cecilia BRIGHI, segretaria generale dell’associazione italia-birmania.insieme, ha ampliato lo scenario portando alcune riflessioni sulla questione di genere e il ruolo delle donne nelle istituzioni internazionali, ricordando che il conseguimento dell’uguaglianza e dell’emancipazione per tutte le donne e le ragazze e’ uno dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile che i paesi ue si sono impegnati a realizzare entro il 2030. ha concluso i lavori il segretario generale fai cisl nazionale onofrio ROTA: “anche i dati inps di qualche settimana fa confermano che le politiche per la parita’ di genere devono essere rafforzate e consolidate. donne che non tornano al lavoro dopo la maternita’, un’oggettiva disparita’ salariale, difficolta’ nella crescita professionale, sono tutti fenomeni ancora troppo presenti. la contrattazione rimane una leva straordinaria per rimuovere ingiustizie e disparita’, ecco perche’ in tutti i tavoli di trattativa stiamo introducendo elementi a favore della conciliazione vita-lavoro, della prevenzione contro violenza e discriminazioni, di un welfare pensato per lavoratrici e famiglie, conquistando ad esempio nuove tutele, piu’ permessi sulla genitorialita’, per i casi di malattia dei figli, per la cura dei genitori anziani”. “dalle giornate – conclude il comunicato – e’ inoltre emerso un forte messaggio di pace per tutte le popolazioni in questo momento coinvolte in conflitti armati, e l’appello per potenziare la prevenzione e tutelare le donne che denunciano atti di violenza”.

