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“dopo i preoccupanti segnali sulle prospettive idriche dell’umbria si appalesa lo scenario peggiore per uno dei ‘giacimenti’ dell’agroalimentare italiano: quest’anno non ci sara’ acqua per l’agricoltura foggiana”. lo rende noto un comunicato di anbi, che cosi’ prosegue: “a confermarlo e’ il presidente del consorzio per la bonifica della capitanata, giuseppe DE FILIPPO, audito dalle commissioni V e speciale per la crisi idrica del consiglio regionale di puglia: l’insufficienza idrica e’ gia’ tale da far prevedere l’impossibilita’ di avviare la stagione irrigua, che interessa il 30% del comprensorio consortile. si calcola che l’impatto negativo sull’economia agricola della provincia daunia sara’ di almeno 1,4 miliardi di euro (oltre all’indotto) su un prodotto complessivo di circa 7 miliardi. ‘per il breve periodo – spiega il direttore generale dell’ente consorziale, francesco SANTORO – sembra anche difficile poter contare sul ventilato accordo con il molise, in quanto in quella regione si dovrebbero realizzare infrastrutture, che al momento non hanno copertura finanziaria; tale accordo, se attuato, sarebbe altresi’ un toccasana, perche’ permetterebbe di destinare, agli assetati campi del tavoliere, le eccedenze d’acqua molisane, altrimenti destinate a terminare inutilizzate in mare’. ‘e’ disarmante constatare come negli anni non si sia ancora riusciti ad attivare un sicuro trasferimento idrico dalle regioni vicine in soccorso di terre storicamente considerate uno dei granai d’italia’, afferma francesco VINCENZI, presidente di anbi. in prospettiva si dovrebbe procedere alla progettazione della diga di palazzo d’ascoli, nel basso tavoliere, per la quale ci sono 8 milioni di investimento, ma i tempi sono evidentemente lunghi. ‘noi gestiamo quattro dighe, che possono trattenere 300 milioni di metri cubi d’acqua – precisa il direttore dell’area ingegneria del consorzio per la bonifica della capitanata, raffaele FATTIBENE – in genere cadono annualmente sul comprensorio circa tre miliardi di metri cubi di pioggia e noi, quindi, riusciamo ad invasarne soltanto il 10%. dei 300 milioni di metri cubi ne diamo 60 ad acquedotto pugliese e con gli altri 240 milioni serviamo i 140mila ettari irrigati. con l’incremento della risorsa stoccata, attraverso l’efficientamento delle opere esistenti e la realizzazione di nuovi invasi, non solo potremmo affrontare meglio una gestione idrica pluriennale, necessaria ad assorbire eventuali periodi siccitosi, ma potremmo ampliare i comprensori raggiunti dall’irrigazione’. ‘cio’, che sta accadendo nel nord della puglia, e’ la concreta rappresentazione della necessita’ di quanto da tempo andiamo proponendo: efficientamento dell’esistente, nuove infrastrutture a partire dal piano invasi, completamento degli schemi idrici. serve una piu’ decisa volonta’ politica per superare gli ostacoli, spesso solo burocratici, che si frappongono all’apertura di cantieri per aumentare la resilienza dei territori, evitando pesanti conseguenze economiche e sociali per il paese’, conclude massimo GARGANO, direttore generale di anbi”.

