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“dieci anni fa l’italia vantava un potenziale produttivo nazionale di 26 milioni di tonnellate di ortofrutta, oggi ne produciamo circa 24,7 milioni, con colture come pere, kiwi e pesche e nettarine che hanno registrato i cali piu’ significativi. nel 2015 l’italia produceva 1,4 milioni di tonnellate di pesche e nettarine, nel 2025 la produzione si attesta sulle 884.000 tonnellate. una fotografia che fa lanciare al presidente di fedagripesca confcooperative raffaele DREI una provocazione sulla tenuta del comparto produttivo nazionale ed europeo”. lo rende noto un comunicato di fedagripesca confcooperative, che cosi’ prosegue: “‘presto la questione su cui dibattere – spiega DREI al margine della fruitlogistica in corso a berlino – non sara’ piu’ la reciprocita’ nei metodi produttivi tra l’europa e il resto del mondo, ma se noi europei saremo ancora in grado di produrre’. ‘in queste settimane in cui si e’ tanto parlato di accordi commerciali – spiega DREI – uno dei temi piu’ caldi e’ stato quello della reciprocita”. la questione e’ nota: ad oggi la frutta coltivata e lavorata in un paese come il brasile con prodotti fitosanitari vietati in europa puo’ ottenere il via libera ad entrare nel mercato comunitario, mentre per gli agricoltori europei rimane il divieto di utilizzo di determinati fitofarmaci. e’ la riprova del fatto che secondo il presidente, ‘dalla commissione europea stiano arrivando risposte ancora poco incisive alle esigenze del mondo produttivo: non registriamo al momento una reale discontinuita’ nella attuazione di scelte politiche green messe a punto nella passata legislatura. la commissione non tiene conto di un contesto che e’ radicalmente cambiato: i produttori europei utilizzano oggi, ad esempio, tecniche molto piu’ avanzate rispetto a prima e anche i mezzi tecnici sono stati via sostituiti da quelli piu’ rispettosi dell’ambiente’. a fronte di tali cambiamenti, spiega DREI, ‘la normativa che regola l’approvazione e immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari andrebbe al piu’ presto revisionata se davvero l’europa intende sanare il problema dei doppi standard, ovvero l’apertura ai prodotti coltivati con residui di pesticidi vietati in ue da un lato e la progressiva limitazione nel perimetro comunitario del numero di molecole autorizzate. una limitazione che genera effetti distorsivi sulla concorrenza e sta creando danni qualitativi e quantitativi inaccettabili per le nostre aziende’. la nostra organizzazione, spiega DREI, ‘sta portando avanti da oltre un anno un’azione di lobbying per ottenere dall’europa una rivisitazione delle attuali procedure e dei criteri di valutazione che disciplinano l’autorizzazione dei prodotti fitosanitari (regolamento 1107/2009)’. l’obiettivo e’ ‘di scongiurare le perdite di ulteriori colture e filiere, conservando nel contempo un alto profilo di garanzia per la salute di consumatori ed operatori’. tra le possibili aree di miglioramento, e’ fondamentale inserire anche una valutazione solida ed articolata sull’impatto economico che si genera quando vengono revocate determinate molecole. andrebbe inoltre valutata non tanto la tossicita’ di una singola molecola, quanto piuttosto il rischio che e’ connesso al suo utilizzo, che oggi e’ limitato rispetto a un tempo, per via della notevole evoluzione nelle nuove tecnologie: l’utilizzo delle novita’ tecniche e dei moderni sistemi di applicazione mitigano infatti i rischi connessi all’uso delle molecole. l’altra priorita’, infine, e’ riuscire ad ottenere da bruxelles una armonizzazione delle regole attraverso processi autorizzativi e ri-autorizzativi con un mutuo riconoscimento automatico a livello europeo o zonale e cio’ deve valere per tutti i prodotti fitosanitari. anche in materia di usi eccezionali, se uno stato membro autorizza l’uso eccezionale di una sostanza, tale uso deve essere esteso, alle medesime condizioni, almeno agli altri paesi della medesima zona. nel provvedimento diffuso dalla commissione lo scorso dicembre, il cosiddetto ‘omnibus’, sono state incluse alcune prime proposte di modifiche del regolamento 1107, che, conclude il presidente di fedagripesca confcooperative, ‘se da un lato rappresentano una prima apertura della commissione, non sono a nostro avviso ancora sufficienti per fronteggiare le sempre piu’ gravi emergenze fitosanitarie’. tra le modifiche proposte, c’e’ stata l’introduzione dei biofarmaci, dei quali pero’ ‘andrebbe valutata la sostenibilita’ economica in termini di efficacia’, conclude DREI”.

