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“‘in vitellaia, non c’e’ dubbio, abbiamo ancora molto lavoro da fare. e non si tratta di perdita di tempo, ma di investire per il futuro della nostra stalla e per creare un’economia virtuosa nella nostra azienda. se la vitellaia avra’ le caratteristiche di sanita’ e qualita’ che deve avere, infatti, potremo avvicinarci a garantire al nostro territorio una minore dipendenza dall’estero in termini di carne bovina’. con queste parole il presidente di arav, floriano DE FRANCESCHI, e’ intervenuto al convegno ‘stalla sana: costruire la mandria di domani. vitelli, prevenzione e scelte gestionali che fanno la differenza’, promosso da arav nell’ambito dell’edizione 2026 di agrimont”. lo rende noto un comunicato di arav, che cosi’ prosegue: “dopo il saluto della rappresentante di longarone fiere dolomiti, chiara BORTOLAS e del presidente dell’assemblea provinciale allevatori di belluno, milo VERONESE, si e’ entrati nel vivo dell’incontro, moderato dal direttore di arav, walter LUCHETTA, con l’intervento di flaviana GOTTARDO del dipartimento di medicina animale, produzioni e salute maps dell’universita’ di padova. ‘la vitellaia dev’essere il fiore all’occhiello di ogni allevamento. per questo occorre aumentare la consapevolezza dell’importanza che riveste in termini tecnici ed economici – ha spiegato GOTTARDO -, in quanto l’ambito della vitellaia sara’ quello piu’ interessato a cambiamenti collegati al benessere animale. lavorare sulla buona gestione e sul benessere consentira’ di ridurre anche l’uso di antibiotico’. il progetto ‘stalla sana’, frutto di un confronto iniziato nel 2023 con le principali latterie cooperative venete e gli allevatori, strutturato nel 2024 e finanziato dalla regione veneto nel 2025, nasce per migliorare il benessere animale e contrastare la resistenza agli antibiotici. i partner dell’iniziativa sono arav, che la propone e la coordina, ed offrira’ la relativa consulenza tecnica, nove aziende allevatoriali del territorio veneto, l’universita’ di padova, l’istituto zooprofilattico sperimentale delle venezie, i quattro maggiori caseifici cooperativi veneti e impresa verde che mettera’ in campo la formazione. ‘ricerca, formazione e consulenza – ha spiegato la prof.ssa GOTTARDO – sono i tre pilastri di ‘stalla sana’ e daranno luogo ad una puntuale comunicazione che sara’ poi rivolta all’opinione pubblica. vitellaia, mammella e piede rappresentano le tre aree su cui il progetto verte, al fine di migliorare il benessere animale, ridurre il ricorso agli antibiotici e rafforzare la redditivita’ aziendale. le leve su cui il progetto insiste sono le buone pratiche di gestione, per migliorare il benessere animale, l’innovazione e gli strumenti per effettuare una diagnosi precisa ed incrementare la raccolta dati, cosi’ da consentire una valutazione tecnico-economica degli interventi adottati’. agli allevatori verra’ proposto un questionario relativo alla vitellaia, cosi’ da individuare le aziende che adottano metodi di gestione del vitello alternativi allo standard (vitello con la madre, vitelli in coppia o gruppo da subito), nonche’ di monitorare la corretta colostratura, la qualita’ dei colostri e le caratteristiche delle feci di vitelli in diarrea per l’identificazione degli agenti che l’hanno indotta. ‘parlare di vitelli e vitellaia e’ importante – ha aggiunto GOTTARDO – in quanto il vitello e’ parte integrante della redditivita’ aziendale e le buone pratiche nella fase giovanile contribuiscono alla credibilita’ dell’intera filiera (latte e carne). non dobbiamo mai dimenticare che la vitellaia e’ il biglietto da visita dell’azienda: mostra la qualita’ della gestione e la sensibilita’ al benessere animale’. la mortalita’ dei vitelli e l’uso di antibiotici sono i due elementi che fanno comprendere che la vitellaia non funziona. ‘l’attenzione alle strutture, alla gestione e all’alimentazione – ha concluso GOTTARDO – sono tre capisaldi rispetto alla normativa vigente, ma rispondono anche a criteri legati al benessere animale, nonche’ ad un efficace lavoro fatto dagli allevatori. la colostratura rappresenta un punto fermo e va effettuata entro le prime sei ore di vita del vitello. spesso, pero’, questa prassi resta lettera morta, con la conseguenza che i vitelli sono immunodepressi. per questo nel 36 per cento degli allevamenti europei ed americani il 10 per cento dei vitelli muore entro i primi 12 mesi di vita. tra i fattori che influenzano l’insorgere di patologie e la mortalita’ in vitellaia, non dobbiamo dimenticare l’igiene e cura della zona parto, la qualita’ del colostro e la sua somministrazione, l’igiene e pulizia dell’attrezzatura utilizzata per la somministrazione del colostro prima e del latte poi, nonche’ l’igiene e cura delle gabbiette. per quanto concerne l’alimentazione, invece, occorre somministrare ai vitelli una quantita’ di latte equivalente al 20% del loro peso, almeno fino alle quattro settimane di vita, fornire fibra lunga e acqua di abbeverata’. concetti, quelli espressi dalla docente dell’ateneo patavino, ai quali si e’ collegato anche antonio BARBERIO del centro specialistico di patologia, allevamento e benessere del bovino dell’istituto zooprofilattico sperimentale delle venezie, sottolineando come ‘la biosicurezza e’ uno dei principali strumenti di prevenzione a disposizione degli operatori e delle altre persone che lavorano con gli animali per prevenire l’introduzione, lo sviluppo e la diffusione delle malattie animali trasmissibili da e all’interno di una popolazione animale’. ‘negli allevamenti la biosicurezza si realizza attraverso cinque azioni – ha spiegato BARBERIO – con la bio-esclusione, ossia per mezzo di misure finalizzate a prevenire l’introduzione di agenti infetti nell’allevamento, con la bio-compartimentazione, cioe’ tramite misure per prevenire la diffusione di agenti infettivi nell’allevamento, con il bio-contenimento, misure per prevenire la diffusione di agenti infettivi ad altri allevamenti, con la bio-prevenzione, misure per prevenire la diffusione di agenti infettivi zoonosici all’uomo e, infine, attraverso la bio-conservazione, ossia tramite misure per prevenire la contaminazione ambientale’. emerge chiaramente l’esigenza che nella vitellaia si riduca l’esposizione dei vitelli agli agenti infettivi mediante il controllo delle condizioni ambientali e la verifica dello stato di salute degli animali. ridurre la gravita’ delle malattie implementando l’immunita’, quindi ridurre la gravita’ delle malattie controllando i fattori di stress e monitorare lo stato di salute degli animali mediante un idoneo sistema di raccolta dati ed analisi di laboratorio. ‘per limitare il rischio di infezioni in vitellaia – ha evidenziato il dr. BARBERIO – e’ indispensabile eseguire la compartimentazione in caso di contatto con agenti infettivi, con la suddivisione della vitellaia in sottogruppi per ridurre il rischio di diffusione degli agenti infettivi, effettuare correttamente la pulizia e disinfezione, cosi’ da annientare la carica infettante, eseguire correttamente la colostratura e vaccinazione e dei vitelli’. l’importanza dei dati e’ tornata al centro del dibattito con l’intervento di paola PREVEDELLO, medico veterinario di arav, che ha sottolineato come la vitellaia sia il reparto piu’ strategico, ma meno misurato della stalla da latte. ‘si tratta di un’area su cui sono puntati i riflettori dell’opinione pubblica e che, nonostante cio’ – ha sottolineato PREVEDELLO – registra una mortalita’ decisamente alta, che a livello italiano varia dal 7 al 10 per cento, mentre a livello veneto si attesta mediamente intorno al sei per cento. una mortalita’ da imputare essenzialmente sulla criticita’ nella gestione della vitellaia e nella colostratura’. ‘e’ necessario agire in allevamento in una maniera assai diversa rispetto all’attuale se vogliamo rispondere a cio’ che la filiera da carne richiede. gli allevatori da ingrasso – ha spiegato PREVEDELLO – cercano vitelli forti e sani, ben colostrati, svezzati correttamente e con basso rischio sanitario, perche’ i problemi sanitari nei ristalli rappresentano uno dei principali costi della filiera carne’. occorre imparare a sfruttare i dati disponibili, in attesa di fare rete. ‘con il progetto ‘stalla sana’ – ha concluso PREVEDELLO – si vuole offrire all’allevatore un report completo sull’efficienza della stalla e sulla qualita’ dei vitelli. gia’ oggi, comunque, abbiamo dei dati che possono essere interpretati e ricondotti dalla vitellaia, attraverso le informazioni desumibili dalla banca dati nazionale, attraverso il registro dei trattamenti e tramite classyfarm, che rappresenta un’importante risorsa di informazioni. il problema, pero’, non e’ la mancanza di dati, ma la loro accessibilita’ e la possibilita’ di integrarli e interpretarli. e proprio su questo dobbiamo lavorare’.”.

