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“il rapporto ‘padania avvelenata’ di greenpeace italia ha riattualizzato il dibattito sul tema delle emissioni di ammoniaca e gas serra prodotte dagli allevamenti intensivi nella pianura padana”. lo rende noto un comunicato di uncai, che cosi’ prosegue: “i dati, elaborati con il supporto dell’universita’ di siena, fotografano una situazione rimasta stabile dal 2017 al 2023: 162.700 tonnellate di ammoniaca e oltre 12,7 milioni di tonnellate di gas serra emesse ogni anno nell’ecoregione padana, con la provincia di brescia che da sola genera il 14,9% delle emissioni di ammoniaca e il 15,3% delle emissioni climalteranti/di gas serra. cremona e mantova completano il podio. i dati vanno presi sul serio. ma il dibattito deve essere accompagnato fuori dagli interessi di bottega dove predilige sostare. dalla diagnosi occorre passare all’azione e la scienza e’ chiara sia sul meccanismo alla base del problema sia nella definizione di soluzioni. la volatilizzazione dell’ammoniaca gassosa diventa critica quando effluenti contenenti azoto in forma ammoniacale o ureica sono distribuiti sulla superficie del terreno senza essere prontamente interrati, soprattutto in condizioni di elevata temperatura dell’aria. senza le dovute accortezze, questo fenomeno puo’ causare la perdita fino al 60% dell’azoto ammoniacale apportato con lo spandimento, disperso nell’atmosfera anziche’ trattenuto nel suolo. l’interramento rapido degli effluenti e’ la risposta diretta a questo meccanismo: blocca la volatilizzazione alla fonte, trattiene l’azoto come nutriente per le colture, e riduce drasticamente le emissioni. il piatto deviatore (tecnica di distribuzione superficiale ancora ammessa dalla normativa vigente) e’ il caso opposto: distribuisce in superficie il refluo senza incorporarlo immediatamente nel suolo. e’ cosi’ che si producono picchi di emissione di ammoniaca nelle ore successive allo spandimento. si tratta della tecnica piu’ conveniente per le aziende agricole. per questo continua a essere usata. uno studio commissionato da regione lombardia all’universita’ degli studi di milano attribuisce l’87% della produzione di ammoniaca regionale agli allevamenti. le soluzioni tecniche per ridurre queste emissioni esistono e sono validate: l’interramento a solco chiuso degli effluenti, realizzato con macchine specializzate che incorporano il refluo direttamente nel suolo, abbatte le emissioni di ammoniaca fino al 97% rispetto alla distribuzione superficiale (agriculture – mdpi, ottobre 2021). eppure la contraddizione rimane aperta. regione lombardia ha aperto un bando rivolto agli agromeccanici iscritti all’albo regionale per l’acquisto di macchine per l’interramento di precisione degli effluenti zootecnici. una misura corretta. allo stesso tempo, pero’, ha rinviato al 1° gennaio 2029 il divieto del piatto deviatore, mantenendo in auge una tecnica piu’ economica, piu’ semplice, ma enormemente piu’ inquinante. finche’ questa alternativa resta accessibile, la domanda di macchine per l’interramento rimarra’ circoscritta alle aziende agricole piu’ virtuose. il bando e’ il segno che la regione ha una visione volta alla soluzione del problema e a un cambio di paradigma; segnali incoraggianti vengono anche dal convegno promosso dal consigliere regionale marcello VENTURA, che ha portato al tavolo scienza, istituzioni e agricoltori e agromeccanici. ma il mercato non si forma perche’ l’opzione piu’ economica e sbrigativa non e’ stata vietata in tempi in linea con l’urgenza del problema. rossano REMAGNI BUOLI, presidente di apima cremona afferma: ‘cremona e’ tra le province con le emissioni piu’ alte della pianura padana. lo sappiamo. ma sappiamo anche che noi contoterzisti siamo parte della soluzione. le macchine per l’interramento di precisione esistono, diverse nostre imprese sono pronte a metterle in campo. il problema e’ che il mercato non le richiede, e non le richiedera’ finche’ la tecnica piu’ inquinante resta legale e conveniente. non e’ una questione di risorse: e’ una questione di decisione amministrativa’. aproniano TASSINARI, presidente di uncai dichiara: ‘il dibattito sul rapporto greenpeace rischia di riprodurre una diatriba arcinota e inconcludente: da una parte chi nega, dall’altra chi accusa. nel mezzo, e fuori dai radar, soluzioni che esistono e non vengono adottate. effluenti distribuiti in superficie senza interramento immediato possono disperdere fino al 60% dell’azoto ammoniacale nell’atmosfera. se si rinvia al 2029 il divieto del piatto deviatore e si apre intanto un bando per le macchine che lo sostituirebbero, ci si contraddice da soli. l’innovazione non si afferma nell’inerzia: ha bisogno di regole nuove e coerenti. uncai chiede che i tempi normativi siano allineati all’urgenza ambientale e alla disponibilita’ tecnica gia’ esistente sul territorio’.”.