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“quest’anno, in occasione della giornata mondiale della biodiversita’ che ricorre il 22 maggio, le nazioni unite hanno scelto come slogan e come tema ‘agire a livello locale per un impatto globale'”. lo rende noto un comunicato di slow food italia, che cosi’ prosegue: “un’esortazione a impegnarsi in prima persona, un invito a essere protagonisti, un messaggio che slow food da sempre condivide e promuove, cosciente del valore della biodiversita’ come bene comune primario. da essa dipende la capacita’ di adattarsi ai cambiamenti, percio’, opporsi al dilagare delle monocolture in agricoltura e delle razze animali cosmopolite in allevamento, significa investire sul futuro e su una garanzia di sopravvivenza. considerata la posta in gioco, l’invito ad agire a livello locale non deve rappresentare un alibi per la politica, a cui spetta il compito di fissare obiettivi ambiziosi in materia di tutela della biodiversita’ e di stabilire tempi e modi per raggiungerli, ne’ puo’ sollevare dalle proprie responsabilita’ gli attori economici che costituiscono l’articolato sistema alimentare globale, che troppo spesso scaricano i costi sugli anelli piu’ deboli delle filiere. ‘la biodiversita’ e’ una ricchezza comune, necessaria e salvifica, capace di rendere i sistemi agricoli resilienti di fronte ai traumi ambientali, alla crisi climatica e alle pandemie – sottolinea barbara NAPPINI, presidente di slow food italia -. consente ai contadini del mondo di vivere del loro lavoro, allontanandosi da quei fenomeni di dipendenza e sfruttamento che spesso connotano le grandi monocolture estensive convenzionali. la biodiversita’ permette di costruire sistemi locali del cibo resilienti, meno fragili di fronte agli sconquassi globali perche’ piccoli e flessibili’. ‘per slow food la biodiversita’ non e’ mai stata un patrimonio immobile da conservare sotto una teca – aggiunge federico VARAZI, vicepresidente di slow food italia -. e’ una relazione viva tra ambiente, culture, cibo e comunita’. significa difendere varieta’ agricole locali, razze autoctone, saperi contadini, pesca tradizionale, economie di piccola scala e tutti quei paesaggi costruiti nel tempo dalle persone che li abitano e li custodiscono. tutelare la biodiversita’ e’ un atto concreto di responsabilita’ collettiva’. il tema della biodiversita’, da quarant’anni al centro del lavoro di slow food e tradotto in progetti come l’arca del gusto e i presidi, sara’ celebrato a terra madre salone del gusto 2026, a torino dal 24 al 27 settembre, quando saranno presentati gli atlanti dell’arca del gusto: un grande lavoro di ricognizione e di mappatura, svolto in collaborazione con l’universita’ di scienze gastronomiche di pollenzo, del patrimonio della biodiversita’ agroalimentare italiana da salvare. ogni giorno, anche in italia, assistiamo al rischio di scomparsa di preziosi esempi di biodiversita’. un caso emblematico riguarda la capra sempione, una razza autoctona piemontese segnalata sull’arca del gusto e di cui rimangono poche decine di capi localizzati soprattutto in val divedro, al confine tra la provincia del verbano-cusio-ossola e il cantone svizzero vallese. all’indomani della decisione di una coppia di allevatori di chiudere l’agriturismo dove la allevavano, scelta dettata dal sopravanzare dell’eta’, dalle difficolta’ di ricambio generazionale e dalla diffusione dei predatori, la rete di slow food si e’ attivata insieme all’associazione razze autoctone a rischio di estinzione (rare) per evitare che i pochi esemplari rimasti venissero ceduti all’estero e macellati. alcuni riproduttori, sia becchi sia capre, saranno rilevati e ospitati presso l’allevamento del dipartimento di scienze agrarie, forestali e alimentari di grugliasco dell’universita’ di torino: il nucleo di animali sara’ la base di un progetto di recupero concordato con gli allevatori in val d’ossola. anche questo e’ tutela della biodiversita’, anche questo e’ un tassello del prezioso mosaico che disegna un futuro sostenibile per tutte e tutti”.