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“la richiesta di agricoltori e cittadini di avere piu’ trasparenza con origine obbligatoria in etichetta e una revisione delle attuali regole doganali europee trova oggi un primo importante riscontro politico nel sostegno di dodici paesi ue alla richiesta di rafforzare ed estendere l’etichettatura obbligatoria d’origine”. lo rende noto un comunicato della coldiretti, che cosi’ prosegue: “un segnale forte che conferma la validita’ di una battaglia storica portata avanti da coldiretti per difendere il diritto dei cittadini a conoscere cio’ che portano in tavola, tutelare la salute pubblica e garantire reddito e dignita’ al lavoro degli agricoltori. coldiretti ha raccolto oltre un milione di firme, consegnate direttamente al commissario europeo alla salute oliver VARHELYI durante l’incontro a roma nella sede di palazzo rospigliosi, per chiedere l’obbligo dell’indicazione di origine su tutti gli alimenti commercializzati nell’unione europea. una richiesta che punta a ristabilire trasparenza lungo la filiera agroalimentare e a superare ambiguita’ che oggi penalizzano imprese agricole e consumatori. la posizione espressa in occasione del consiglio ue agricoltura e pesca da dodici paesi a partire da italia, francia, austria, va nella direzione indicata da coldiretti: regole piu’ eque, maggiore trasparenza e un mercato che non scarichi sugli agricoltori europei il peso di una concorrenza sleale da parte di prodotti ottenuti all’estero senza gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali imposti alle imprese agricole dell’unione. in questa battaglia rientra anche la richiesta di intervenire sul codice doganale europeo e sul principio dell’ultima trasformazione sostanziale, che oggi consente a prodotti esteri di acquisire formalmente una nazionalita’ diversa dopo lavorazioni minime. un meccanismo che rischia di alterare la trasparenza del mercato e di ingannare cittadini e imprese. proprio per ribadire questi principi coldiretti era tornata poche settimane fa al brennero con una grande mobilitazione nazionale insieme a 10mila soci agricoltori per denunciare le distorsioni del codice doganale europeo e della norma dell’ultima trasformazione sostanziale, che consente a prodotti stranieri di diventare formalmente made in italy dopo lavorazioni minime effettuate nel nostro paese. un sistema che permette, ad esempio, a latte, carne o semilavorati provenienti dall’estero di essere commercializzati come italiani senza che i cittadini abbiano la possibilita’ di conoscere la reale origine dei prodotti. una battaglia che riguarda la salute dei cittadini, la trasparenza del mercato e il reddito delle imprese agricole. garantire etichette chiare significa consentire scelte consapevoli, contrastare gli inganni alimentari e difendere il vero made in italy da fenomeni di concorrenza sleale e italian sounding che ancora oggi sottrae oltre 120 miliardi alla filiera agroalimentare nazionale”.
