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“non condividiamo la decisione assunta dalla bce. non convincono il momento e le ragioni. l’inflazione che stiamo osservando ha cause esogene al mercato comune, tensioni geopolitiche e prezzi dell’energia. alzare i tassi in questo contesto non raffredda la dinamica dei prezzi ma rischia di frenare l’economia reale, deprimere ulteriormente la propensione agli investimenti e appesantire i conti delle famiglie e le bollette delle imprese. l’aumento di 25 punti base del costo del denaro si traduce, in soldoni, in un aggravio di almeno 20 euro al mese per ogni 100mila euro di mutuo. aggravio che lievita per i prestiti delle imprese. cifre che sembrano piccole ma che, moltiplicate per i milioni di mutui e prestiti, italiani ed europei, rappresentano una sottrazione secca di risorse ai consumi e agli investimenti. la cooperazione, per sua natura radicata nei territori e vicina alle persone, conosce bene il peso di queste decisioni su chi produce, su chi lavora, su chi ha un mutuo da pagare a fine mese. sulle imprese che vantano crediti da parte della pa. queste misure di politica monetaria rischiano di colpire indiscriminatamente chi e’ gia’ sotto pressione”, ha dichiarato maurizio GARDINI, presidente di confcooperative, in merito alla decisione della bce di aumentare il costo del denaro.
