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“europêche, il principale organismo di rappresentanza del settore ittico europeo, accoglie con favore la pubblicazione di un nuovo studio scientifico sottoposto a revisione paritaria che esamina uno dei preconcetti piu’ radicati nella politica della pesca e nel dibattito pubblico: l’idea che la pesca su piccola scala sia intrinsecamente piu’ sostenibile rispetto alle operazioni su larga scala”. lo rende noto un comunicato dell’organizzazione, che cosi’ prosegue: “la ricerca (shorturl.at/fsdZm) sottolinea che non esistono prove scientifiche a sostegno di tale generalizzazione. al contrario, gli autori dimostrano che ‘nella pesca, sia il grande che il piccolo possono essere virtuosi’: non e’ una questione di dimensioni, ma di gestione adeguata. esaminando tre decenni di letteratura scientifica, lo studio rileva che tanto la pesca su piccola scala quanto quella su larga scala possono contribuire positivamente alla produzione ittica sostenibile, purche’ supportate da solidi quadri di gestione. allo stesso modo, risultati ambientali e socioeconomici negativi possono verificarsi a qualsiasi scala in presenza di una governance debole. gli autori mettono in guardia contro approcci politici che partono da preferenze preconcette per un segmento di flotta rispetto a un altro, poiche’ rischiano di trascurare soluzioni efficaci e di generare conseguenze indesiderate. per europêche, lo studio fornisce prove scientifiche tempestive a sostegno di un approccio equilibrato e basato su dati concreti nella gestione della pesca. ‘il documento conferma cio’ che il settore della pesca sostiene da sempre: la sostenibilita’ e’ determinata dal modo in cui vengono gestite le attivita’, non dalle dimensioni dell’imbarcazione’, ha affermato javier GARAT, presidente di europêche. ‘la pesca europea e’ tra le meglio regolamentate al mondo, con limiti di cattura rigorosi, misure tecniche, sistemi di controllo e pareri scientifici applicati a tutti i segmenti della flotta. i decisori politici dovrebbero quindi evitare narrazioni semplicistiche che favoriscono un tipo di pesca rispetto a un altro senza alcuna giustificazione scientifica’. i risultati sono particolarmente rilevanti in un momento in cui l’unione europea sta discutendo il futuro della politica comune della pesca (pcp), dell’ocean act e della direttiva quadro sulla strategia marina. europêche sottolinea che le politiche future dovrebbero mantenere la neutralita’ rispetto alla flotta, concentrandosi invece su prestazioni ambientali misurabili, sul rispetto dei pareri scientifici e sui risultati socioeconomici. lo studio evidenzia inoltre come i diversi segmenti della flotta svolgano ruoli complementari all’interno della filiera ittica e delle comunita’ costiere. le imbarcazioni di maggiori dimensioni garantiscono spesso economie di scala, sicurezza alimentare durante tutto l’anno e un prelievo efficiente delle risorse d’alto mare, mentre quelle piu’ piccole svolgono un ruolo cruciale per l’occupazione locale, il patrimonio culturale e l’approvvigionamento dei mercati di nicchia. entrambe contribuiscono alla resilienza del settore ittico europeo quando operano nell’ambito di sistemi di governance solidi. europêche ritiene che le politiche pubbliche dovrebbero riconoscere questa diversita’ anziche’ promuovere distinzioni artificiali tra i segmenti della flotta. le misure che discriminano le imbarcazioni di maggiori dimensioni o determinati metodi di pesca esclusivamente in base alle dimensioni minano la competitivita’ del settore ittico europeo senza apportare reali benefici ambientali. ‘l’europa ha bisogno di politiche della pesca basate sulla scienza e non sulle percezioni – ha aggiunto GARAT -. stock ittici sani, comunita’ costiere floride e una produzione ittica competitiva richiedono una governance efficace, innovazione e una gestione responsabile della pesca in tutti i segmenti della flotta. questo studio ci ricorda chiaramente che la sostenibilita’ non puo’ essere ridotta alle sole dimensioni delle imbarcazioni’.”.

