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“un piano faunistico che va senz’altro migliorato per quanto riguarda la densita’ degli ungulati che deve essere sostenibile per l’ambiente, il territorio e l’agricoltura, le azioni di contenimento e controllo della fauna, la prevenzione dei danni alle colture, il risarcimento integrale del danno subito dalle imprese agricole; assicurando al contempo una gestione efficace ed intervenendo nelle aree a divieto di caccia e riserve naturali e parchi. un piano che va approvato con urgenza, per dare le risposte alle problematiche da ungulati, che gli agricoltori attendono da troppo tempo, e che permetta loro di programmare ed investire. e’ quanto afferma cia agricoltori italiani della toscana in merito al piano faunistico attualmente all’esame della ii commissione del consiglio regionale”. lo rende noto un comunicato di cia, che cosi’ prosegue: “‘il piano – evidenzia valentino BERNI, presidente cia toscana – rappresenta uno strumento di programmazione generale e rimanda l’attivazione puntuale ai necessari atti successivi che la regione dovra’ adottare. raccomandiamo che gli stessi vengano eseguiti attraverso una visione d’insieme, che tenga conto di tutti gli aspetti e le sensibilita’ che riguardano i soggetti interessati. per questo crediamo che sia necessario attivare un tavolo di confronto permanente, in grado di garantire il necessario coinvolgimento di tutte le parti’. la cia toscana ritiene che nel piano, deve essere previsto un momento istituzionale – stati generali – in cui la regione condivide con i soggetti interessati i risultati ottenuti nel corso di ciascun anno di attuazione, un monitoraggio periodico per verificare il raggiungimento degli obiettivi e l’efficacia delle azioni intraprese, un confronto vero che consenta di definire e concordare eventuali accorgimenti nelle azioni e nelle strategie da intraprendere per il futuro. ‘cosi’ da sviluppare maggiormente la collaborazione tra il mondo venatorio, ambientalista e gli operatori del settore agricolo’, aggiunge BERNI. la cia toscana evidenzia alcuni punti fondamentali per il piano faunistico che vanno migliorati: contenimento dei cinghiali e densita’ faunistica. visto il sovrannumero di animali (specie ungulati), chiede di integrare caccia, selezione e prelievo per ricondurre la fauna a densita’ sostenibili; proponendo la riduzione della densita’ dei cinghiali nelle aree vocate da 2,5 a meno di 2 capi ogni 100 ettari, e di puntare all’eradicazione delle specie dannose nelle aree non vocate, valorizzando l’attivita’ di controllo. inoltre il censimento cinghiali, approvando l’idea di un progetto pilota regionale con universita’ o enti di ricerca per l’uso di foto-trappole e droni termici, ma vanno definite le tempistiche. serve la gestione delle aree protette – istituti pubblici e privati – aree con regolamentazioni specifiche. la gestione omogenea da parte delle atc, con l’aggiornamento modello di governance degli atc: data la complessita’ del piano e la necessita’ di bilanciare la presenza della fauna selvatica con le attivita’ umane, la regione deve emanare disposizioni di attuazione chiare, stringenti ed efficaci. e poi ricorda la cia i danni alle produzioni, con la risoluzione e gestione dei danni all’agricoltura: il dibattito sui risarcimenti necessita di soluzioni rapide basate su tre fattori: il giusto riconoscimento del danno, per definire le modalita’ oggettive e sopralluoghi rapidi (anche con strumenti geo-spaziali artea) pagando indennizzi basati sui reali valori di mercato. installazione e manutenzione delle prevenzioni: coinvolgere gli agricoltori nelle scelte e definire supporti economici per la manutenzione continua, i cui costi non devono gravare solo sulle imprese. ritardi negli interventi di controllo (art. 37): ridurre i ritardi burocratici tramite un miglior coordinamento tra regione, atc e polizia provinciale, e formare gli agricoltori per renderli piu’ attivi nei controlli sui propri terreni. inoltre, anomalia indennizzi negli atc 1 e 2: cia toscana segnala la necessita’ di superare l’anomalia che ha generato il mancato indennizzo per danni alle opere agricole da parte degli atc in questione, oltre a questo riteniamo opportuno prevedere una norma transitoria nel piano per sanare i mancati risarcimenti pregressi. no all’utilizzo di fondi pac, perche’ si utilizzerebbero fondi destinati agli agricoltori, previsti principalmente per il sostegno dei percorsi di sviluppo e rafforzamento delle aziende in un’ottica di competitivita’ e sostenibilita’. valorizzazione della filiera della carne: il calo dei cacciatori sta causando una carenza di risorse per risarcire i danni da fauna selvatica, rendendo necessario trovare nuove fonti di finanziamento. cambiamenti climatici e calendario venatorio: i cambiamenti climatici in atto stiano influenzando significativamente le abitudini degli animali selvatici e, di conseguenza, lo svolgimento dell’attivita’ venatoria”.
