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“per il lavoro agricolo siamo nel pieno della stagione produttiva e delle grandi raccolte ed e’ fondamentale siano intensificate le attivita’ di vigilanza per garantire la massima salute e sicurezza a ciascun lavoratore. e’ positivo che nel 2025 le ispezioni nel settore (dati inl) siano aumentate del 13,5% rispetto all’anno precedente, con 10.044 ispezioni avviate, ma e’ chiaro che oltre ad aumentare la quantita’ dei controlli serve un miglioramento anche nella loro qualita’. su questo aspetto rivolgiamo un nuovo appello affinche’ sia pienamente operativo il sistema informativo silca per un incrocio dei dati piu’ completo e rapido, come preannunciato nell’ultima riunione del tavolo interministeriale sul caporalato, svolta a febbraio scorso”: lo scrive sulla pagina facebook della fai cisl nazionale il reggente antonio CASTELLUCCI che cosi’ prosegue: “in agricoltura il tasso di irregolarita’ rilevato nel 2025 e’ stato del 64,8%: e’ piu’ basso di altri settori ma non per questo meno grave, cosi’ come rimangono inaccettabili i 1.713 casi di lavoratori in nero e le 227 vittime di caporalato. vale la pena ricordare che esattamente undici anni fa moriva paola CLEMENTE, bracciante agricola del tarantino. quella tragica morte, avvenuta in una giornata particolarmente calda, dopo aver percorso come ogni giorno oltre 100 chilometri in pullman per lavorare all’acinellatura dell’uva, non fu certo la prima ne’ l’ultima avvenuta nell’ambito dello sfruttamento nel settore agricolo, ma fu tra i casi piu’ eclatanti nel fare emergere la piaga di un caporalato strutturato e ben organizzato contro il quale i sindacati confederali scesero in piazza piu’ volte, spingendo tra l’altro il parlamento ad accelerare l’iter per la legge 199, approvata l’anno successivo. oggi quel dolore, cosi’ come tanti altri drammi analoghi, resta un monito affinche’ non ci si limiti all’indignazione del giorno dopo: bisogna andare oltre con azioni concrete per la repressione e la prevenzione di qualsiasi forma di sfruttamento. le norme per punire chi calpesta la dignita’ di lavoratrici e lavoratori oggi ci sono, e vanno applicate. tuttavia, quella drammatica vicenda, come per satnam SINGH a latina o per i quattro braccianti uccisi un mese fa ad amendolara e per i tanti altri lavoratori vittime di sfruttamento, rimane una ferita aperta. sono sconfitte di civilta’ che non dovranno piu’ ripetersi: serve un impegno comune tra parti sociali, imprese e istituzioni, per garantire un vero presidio del territorio e affermare il primato della legalita’, del lavoro regolare e della concorrenza leale contro ogni sopruso ai danni dei lavoratori e delle imprese sane. da parte nostra, ribadiamo che e’ necessario intervenire prima che si arrivi a processi e funerali: bisogna rafforzare gli strumenti preventivi con piu’ ispezioni e un migliore incrocio dei dati, con un maggiore ruolo degli enti bilaterali, con percorsi migratori regolari e forme di emersione dei lavoratori cosiddetti invisibili, che tali non sono, con il superamento del click day e l’efficientamento dei decreti flussi, con progetti seri di inclusione e di formazione sulle competenze. occorre, inoltre, intervenire con maggiore decisione sul fronte della salute e della sicurezza. i dati sono allarmanti: nei primi cinque mesi dell’anno, in agricoltura, si sono registrate 9.756 denunce di infortunio, 36 decessi e 7.997 denunce di malattia professionale. e’ necessario, infine, potenziare gli sportelli multilingue, dove la fai cisl, su ogni territorio, continuera’ a fare la sua parte per tutelare ogni lavoratore e ogni lavoratrice. le buone pratiche realizzate in questi anni non mancano, ma e’ fondamentale che non rimangano eccezioni”.

