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GRANO DURO: LE DICHIARAZIONI RACCOLTE E LE INTERVISTE REALIZZATE DA AGRA PRESS

si e’ svolto al ministero dell’agricoltura il tavolo sul grano presieduto dal ministro francesco LOLLOBRIGIDA. in questa occasione agra press ha raccolto le dichiarazioni rilasciate, ai giornalisti presenti, dal ministro (qui video https://youtu.be/FGs6m0xDm1A); dal presidente di copagri, tommaso BATTISTA (qui video https://youtu.be/NpncJYRoXqg); dal vicepresidente nazionale di cia-agricoltori, gennaro SICOLO (qui video https://youtu.be/A-VFmuQ00fU). agra press, inoltre, ha intervistato il membro della giunta nazionale di confagricoltura, filippo SCHIAVONE (qui video https://youtu.be/b5b8oGJq0cg); e il capo servizio tecnico di coldiretti, alessandro APOLITO (qui video https://youtu.be/v9ayxhwHTA8). il ministro, rispondendo alle domande di agra press, ha sottolineato l’importanza del confronto con le organizzazioni per individuare le difficolta’ del settore cerealicolo, confronto che definisce “costruttivo”. LOLLOBRIGIDA, inoltre, ha ricordato gli investimenti per aumentare i controlli, necessari per tutelare produttori e consumatori e ha precisato che “bisogna fare di piu'” come incentivare i produttori, specialmente in questo momento in cui i prezzi del grano sono inferiori ai costi di produzione.

GRANO DURO: LOLLOBRIGIDA, INCENTIVI, CONTROLLI, RICERCA
E COMUNICAZIONE PER SOSTENERE LA FILIERA

“il governo meloni e’ quello che ha investito di piu’ in agricoltura e anche la filiera del grano duro ne beneficera’. oggi con le associazioni agricole abbiamo concordato sul fatto che bisogna fare di piu’ per sostenere questa filiera: bisogna incentivare i nostri agricoltori in un momento in cui il grano ha un prezzo di vendita davvero molto basso rispetto al costo di produzione. lo facciamo con risorse concrete per garantire una filiera che e’ strategica ed identitaria. abbiamo garantito anche piu’ controlli ai punti di ingresso per verificare che il grano importato non abbia residui delle sostanze da noi vietate in modo da garantire una concorrenza leale. abbiamo investito in ricerca, sulle tea, per aumentare la capacita’ produttiva e la qualita’ del grano italiano. e da ultimo, ma non per importanza, abbiamo annunciato iniziative promozionali dedicate alla pasta italiana. bisogna sensibilizzare gli italiani, primi consumatori di pasta al mondo, a comprare italiano”, ha dichiarato il ministro dell’agricoltura, della sovranita’ alimentare e delle foreste francesco LOLLOBRIGIDA al termine del tavolo del grano. “queste le azioni a sostegno della filiera del grano: contributo contro caro fertilizzanti: la riserva di crisi messa a disposizione dall’unione europea compensa il settore primario per coprire fino al 50% degli incrementi di costo subiti dai fertilizzanti, sono allo studio misure per aumentare questo contributo per le filiere sensibili come quella del grano duro; 40 milioni di euro nel coltivaitalia per il grano duro: il coltivaitalia, in approvazione alla camera dei deputati, potra’ destinare a partire da gennaio 2027 40 milioni di euro a sostegno della filiera di grano duro. nella legge che garantisce un miliardo di euro in piu’ al settore primario ci sara’ una parte dedicata agli investimenti che ammonta, sommando le varie voci, a 300 milioni di euro che potranno essere destinati anche al settore cerealicolo; investimenti nel settore cerealicolo 2022-2026: dal 2022 a oggi i contributi dedicati al settore cerealicolo ammontano a 2,5 miliardi di euro. queste misure comprendono, oltre ai contributi pac, gli investimenti garantiti con il pnrr, 533 milioni di euro ai quali vanno aggiunti i 53 milioni del piano nazionale complementare, i 64 milioni di euro del fondo grando duro e i 21 milioni dei distretti del cibo”, conclude il masaf.

GRANO DURO: COLDIRETTI, SUBITO 40 MLN AI CONTRATTI FILIERA
E PIU’ CONTROLLI SU ORIGINE E PRATICHE SLEALI

“quaranta milioni di euro per rafforzare i contratti di filiera, maggiori controlli sulla provenienza del grano estero con l’uso di strumenti innovativi come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, e una stretta sulle pratiche commerciali sleali, oltre a un piano straordinario di investimenti per gli stoccaggi. sono queste le principali richieste presentate da coldiretti al tavolo della filiera del grano duro convocato oggi al masaf per affrontare una crisi che sta mettendo a rischio la sopravvivenza di migliaia di aziende agricole italiane, minacciando anche la salute dei cittadini”. lo rende noto un comunicato della coldiretti, che cosi’ prosegue: “l’emergenza nasce da una situazione di mercato ormai insostenibile. in appena due anni il prezzo del grano duro e’ passato da circa 35 euro al quintale agli attuali 27 euro, ben al di sotto dei costi di produzione, secondo l’analisi coldiretti, mentre i prezzi della pasta e del pane sugli scaffali restano elevati. una situazione che scarica il peso della crisi esclusivamente sugli agricoltori, costretti a produrre in perdita. emblematica la situazione della sicilia, dove si registrano addirittura offerte di acquisto fino a 19 euro al quintale per il nuovo raccolto. a pesare sul mercato sono anche le frodi sull’origine, i tentativi di aggirare il sistema di trasparenza garantito dalla commissione unica nazionale attraverso listini alternativi che rischiano di alterare il corretto funzionamento del mercato e le distorsioni provocate dalle importazioni dall’estero proprio durante la campagna di raccolta. e’ il caso del grano canadese i cui arrivi sono aumentati del 55% in quantita’ a maggio rispetto allo stesso mese dello scorso anno, dopo un mese di aprile dove erano addirittura cresciuti del 200%, secondo l’analisi coldiretti su dati eurostat. un’invasione di prodotto che, come al solito, precede l’avvio delle operazioni di raccolta, facendo abbassare i prezzi pagati ai cerealicoltori italiani. il grano canadese viene peraltro seccato col glifosate, pratica assolutamente vietata in italia e in europa per gli agricoltori. una forma di concorrenza sleale che viola il principio di reciprocita’. per quanto riguarda i contratti di filiera – sottolinea coldiretti – e’ urgente lo stanziamento di 40 milioni di euro a valere sul fondo previsto dal ddl coltiva italia, vincolando le risorse all’utilizzo del prezzo della commissione unica nazionale (cun) come riferimento nei contratti, cosi’ da garantire maggiore trasparenza e una piu’ equa distribuzione del valore lungo la filiera. allo stesso tempo e’ necessario rafforzare i controlli contro le frodi sull’origine del grano, il traffico di prodotto estero spacciato per italiano e il mancato rispetto dell’etichettatura. va inoltre intensificata l’attivita’ di vigilanza sulle pratiche commerciali sleali per verificare e sanzionare chi acquista il grano al di sotto dei costi di produzione sostenuti dagli agricoltori. tra le priorita’ indicate al ministero – continua coldiretti – anche un piano di investimenti per il rinnovo della rete nazionale degli stoccaggi, considerato che oltre il 60% dei centri di raccolta ha piu’ di quarant’anni. occorre modernizzare una infrastruttura strategica per consentire agli agricoltori di conservare il prodotto e sottrarsi alle speculazioni che si concentrano proprio nelle fasi del raccolto, valorizzando anche il ruolo dei consorzi agrari d’italia e promuovendo, a livello europeo, strumenti di finanziamento per gli stoccaggi strategici dei cereali. tra le altre proposte avanzate – conclude coldiretti -, impedire i conflitti di interessi all’interno della cun, il coinvolgimento delle regioni con misure straordinarie di sostegno ai cerealicoltori (come si sta facendo in sicilia), l’avvio del percorso per il riconoscimento della dop della pasta del sud italia, un piano nazionale di invasi e investimenti per l’irrigazione di precisione, come la subirrigazione, e il risparmio idrico, oltre al rafforzamento della ricerca sul miglioramento genetico del grano duro, sulle tecniche di evoluzione assistita (tea) e sull’innovazione varietale per aumentare rese, qualita’ e resilienza ai cambiamenti climatici”.

GRANO DURO: DREI (CONFCOOPERATIVE), PREMIARE CHI
SI AGGREGA E CREA VALORE PER GLI AGRICOLTORI

“come valorizzare il grano duro italiano? premiando in primo luogo le forme organizzate di produttori. lo ha ribadito oggi il presidente di confcooperative agroalimentare e pesca raffaele DREI partecipando al tavolo convocato al masaf per affrontare la crisi del grano duro: ‘i fondi pubblici dovrebbero premiare i produttori che scelgono di aggregarsi in cooperative e organizzazioni di produttori, che sono il perno su cui si costruiscono e si mantengono solide filiere strutturate, che gestiscono programmazione produttiva, assistenza tecnica e agronomica, concentrazione dell’offerta, stoccaggio, commercializzazione e a valorizzazione del prodotto'”, informa un comunicato di confcooperative agroalimentare e pesca che cosi’ prosegue: “secondo DREI ‘la cooperazione e’ in grado di garantire una migliore valorizzazione del grano non perche’ ottiene automaticamente prezzi piu’ elevati, quanto proprio perche’ gestisce un percorso organizzato in grado di creare valore aggiunto. dove il modello cooperativo e’ realmente sviluppato, emergono non a caso risultati virtuosi’. sulla base di queste argomentazioni, DREI ha ribadito l’auspicio che il ministero, pur mantenendo gli aiuti de minimis, provveda ad orientare maggiormente le risorse verso quei modelli organizzativi che dimostrano di creare maggiore valore per gli agricoltori, mantenendo alta nel contempo la guardia sui livelli qualitativi e rafforzando cosi’ la competitivita’ dell’intera filiera nazionale del grano duro’. rispetto alla circostanza per cui il grano duro di importazione riesca a spuntare generalmente prezzi piu’ elevati del grano di origine nazionale, DREI ha evidenziato come ‘l’industria abbia bisogno di una garanzia di quantitativi costanti programmati in qualita’ e quantita’ per lunghi periodi, cosa che l’offerta di prodotto nazionale non riesce a garantire a causa di una offerta polverizzata e una qualita’ disomogenea’. e a tal riguardo vale la pena sottolineare come le cooperative, che gestiscono e stoccano mediamente tra i 1,6 e i 1,8 milioni di quintali di grano duro all’anno, ‘stipulano accordi stabili e pluriennali con l’industria che consentono di fissare prezzi con un plus valore rispetto al mercato libero, svincolandosi parzialmente dalle oscillazioni delle vendite sul mercato spot’. per questo, se l’obiettivo del ministero e’ far si’ che i contratti di filiera diano risultati, allora – secondo il presidente DREI – ‘andrebbero assunte decisioni volte ad incentivare non la semplice sottoscrizione di un contratto formale, bensi’ l’adesione a filiere’. nel corso del suo intervento il presidente di confcooperative agroalimentare ha anche prospettato una misura strutturale nella cornice della nuova pac, ovvero il ricorso agli aiuti accoppiati per far fronte a situazioni critiche di mercato, laddove sia dimostrabile per una determinata cultura un divario significativo tra costi e ricavi, il tutto collegato sempre al rispetto di opportuni parametri qualitativi”.

GRANO DURO: CIA, BENE TAVOLO MASAF ORA MANTENERE IMPEGNI. AMPLIARE
CONTRATTI FILIERA E APPROVARE 40MLN COLTIVA ITALIA

“cia-agricoltori italiani ringrazia il ministero per la convocazione del tavolo grano duro, una produzione strategica per l’agroalimentare italiano e materia prima per la pasta simbolo della cucina italiana riconosciuta dall’unesco come patrimonio immateriale dell’umanita’. il settore del grano duro e’ oramai allo stremo e c’e’ tensione nelle campagne come dimostrano le recenti mobilitazioni promosse da cia sui territori, da bari a ravenna, a cagliari. cia chiede, dunque, di ampliare i contratti di filiera (oggi solo il 15% delle superfici) accelerando l’iter di approvazione dei 40 milioni di euro previsti al settore nel provvedimento ‘coltiva italia’. importante l’impegno del ministro di sostenere la promozione della pasta 100% grano italiano e di rafforzare la ricerca pubblica per migliorare le pratiche agronomiche, contenere i costi e aumentare le rese, a fronte di cambiamenti climatici e scenari geopolitici sempre piu’ instabili”, informa un comunicato della cia che cosi’ prosegue: “cia ricorda che i prezzi del grano duro si attestano sui 26 euro al quintale al centro-sud, fino a 24 euro in sicilia e sono sempre piu’ ‘imbarazzanti’ se confrontati con i costi di produzione, che per ismea si attestavano gia’ a 32 euro al quintale nel sud a settembre 2025 (cifra allora contestata dagli agricoltori come sottostimata) e ulteriormente lievitati con la guerra in iran (gasolio agricolo da 0,80 a 1,40 euro) e il successivo aumento dei fertilizzanti (+80%). il raccolto 2026, pur atteso in buona quantita’ e qualita’ (circa 3,8 milioni di tonnellate su 1.150.000 ettari, prima coltura del paese per superficie), non compensa questi costi crescenti. l’import e’ ormai fuori controllo. in pochi anni l’auto approvvigionamento italiano di grano duro e’ sceso dall’80% al 56%, con l’import stabile al 44%: nel 2025 sfiorate le 3 milioni di tonnellate importate e nel 2026 sono previsti altri 2,6 milioni. cia chiede controlli rigorosi e non piu’ a campione, piena reciprocita’ sugli standard sanitari e ambientali, e un’applicazione piu’ restrittiva -con possibile sospensione in caso di estrema difficolta’ del settore- del regime di ‘perfezionamento attivo’. riguardo alla commissione unica nazionale (cun), questa resta uno strumento utile di trasparenza, ma va affinata: griglie su proteine e peso specifico troppo selettive, necessita’ di introdurre i garanti, di quotare il biologico e di garantire un meccanismo che impedisca vendite sotto i costi di produzione, come previsto dalla direttiva ue sulle pratiche sleali”.

GRANO DURO: LEGACOOP AGROALIMENTARE, CONTRO CROLLO PREZZI CONTRATTI
FILIERA PLURIENNALI, SEME CERTIFICATO E INNOVAZIONE

“le rese di grano crescono, ma il crollo dei prezzi annulla i benefici per gli agricoltori. e’ il quadro emerso oggi al tavolo grano, riunito presso il ministero dell’agricoltura, della sovranita’ alimentare e delle foreste per fare il punto sull’andamento della campagna cerealicola e sulle dinamiche di mercato. per legacoop agroalimentare ha partecipato il vicepresidente franco MICHELINI, affiancato dal responsabile del settore cerealicolo gabriel CECCHINI, che ha ribadito la necessita’ di rafforzare gli strumenti di valorizzazione della filiera cerealicola attraverso contratti di filiera pluriennali, diffusione del seme certificato e investimenti nell’innovazione”, informa un comunicato di legacoop agroalimentare che cosi’ prosegue: “‘i dati confermano una campagna quantitativamente e qualitativamente positiva, ma il forte calo dei prezzi annulla e supera i benefici derivanti dalle maggiori rese. e’ necessario costruire strumenti che distribuiscano equamente il valore lungo la filiera e garantiscano redditivita’ alle imprese agricole’, ha dichiarato MICHELINI. nel corso del tavolo e’ emersa una tendenza all’aumento della produzione rispetto allo scorso anno, con incrementi stimati tra il 10% e il 20%, e una qualita’ diffusamente conforme agli standard richiesti dalla trasformazione industriale, risultati ottenuti anche mediante tecniche di lavorazione blande e in grado di migliorare la sostanza organica, sulle quali e’ opportuno rafforzare l’impegno di ricerca di verifica e studio. l’andamento climatico e’ stato mediamente favorevole nella fase della raccolta, pur in presenza delle elevate temperature registrate tra fine maggio e giugno, mentre alcune criticita’ si sono manifestate durante le semine autunnali in specifici areali, dove il grano e’ stato in parte sostituito da orzo, girasole o colture primaverili. a fronte di risultati produttivi incoraggianti, legacoop agroalimentare ha evidenziato come il calo delle quotazioni del grano, unito all’aumento dei costi energetici e dei mezzi tecnici, stia comprimendo in maniera significativa i margini economici delle aziende agricole. secondo le elaborazioni ismea 2025 sul grano tenero, i costi complessivi di produzione ammontano a circa 1.427 euro per ettaro, a fronte di una produzione lorda vendibile (plv) di circa 1.448 euro per ettaro: appena 21 euro di margine a cui sommare i contributi pac e nazionali percepiti dalle singole imprese agricole. in questo quadro, l’insieme dei costi di lavorazione meccanica e manodopera incide, secondo i dati ismea, per il 30% dei costi complessivi, incidenza che puo’ essere ridotta con l’introduzione di tecniche innovative. per legacoop agroalimentare la risposta piu’ efficace consiste nella diffusione dei contratti di filiera pluriennali, capaci di garantire programmazione, stabilita’ e valorizzazione della produzione nazionale. in questo contesto, la cooperazione di trasformazione rappresenta il naturale prolungamento dell’impresa agricola verso il mercato, assicurando o contribuendo significativamente al ritiro del prodotto, alla programmazione delle produzioni e alla valorizzazione dell’origine italiana. tali elementi distintivi, tuttavia, possono essere garantiti solo da un adeguato riconoscimento economico del prodotto coltivato: il rischio concreto e’ che molti produttori siano indotti ad abbandonare la coltivazione del grano per orientarsi verso colture economicamente piu’ remunerative. MICHELINI ha sottolineato l’importanza della diffusione del seme certificato e del continuo miglioramento genetico delle varieta’ coltivate. la pratica dell’autoproduzione della semente, motivata da un risparmio immediato stimato intorno al 40% del costo di acquisto, si traduce in una riduzione della produttivita’ e della qualita’ medie del prodotto, con ricadute economiche negative che superano il risparmio iniziale. legacoop agroalimentare ha inoltre espresso sostegno alle tecniche di evoluzione assistita (tea), considerate uno strumento fondamentale per aumentare la resilienza delle colture, migliorarne la sostenibilita’ economica e ambientale e favorire l’innovazione del comparto. e’ stata inoltre richiamata l’attenzione sul tema dei costi di stoccaggio sostenuti dal sistema cooperativo, chiamato a ritirare il prodotto in poche settimane per conservarlo e commercializzarlo durante tutto l’anno: una funzione essenziale per la filiera, che richiede adeguate condizioni economiche e tempi di rientro sostenibili, anche alla luce degli investimenti realizzati attraverso il pnrr. per quanto riguarda la commissione unica nazionale (cun), il confronto sviluppatosi nel corso della riunione ha contribuito a evidenziare, ad avviso di legacoop agroalimentare, che l’organismo puo’ trovare piena efficacia solo se il prezzo in esso determinato viene effettivamente assunto come riferimento dagli acquirenti sul mercato. diversamente, la cun rischia di rimanere un vincolo operativo unicamente per le cooperative nei confronti dei propri soci conferenti, determinando uno iato tra valore reale di mercato e valore cun. legacoop agroalimentare ha espresso il suo apprezzamento per l’attivita’ di controllo realizzata dall’icrf, che era stata illustrata all’inizio della riunione, a tutela della filiera. infine, prendendo atto dell’annuncio del ministro circa la prevista approvazione definitiva del coltiva italia nel mese di ottobre e l’avvio della messa a terra dei relativi investimenti a partire da gennaio 2028, l’organizzazione esprime fiducia circa la capacita’ del sistema nazionale di garantire il piu’ efficace e produttivo impiego delle risorse che saranno rese disponibili”.

GRANO DURO: CAPUA (AGCI AGROITTICO), SERVONO
REGOLE CHIARE E PREZZI LEGATI AI COSTI

“si e’ svolto questa mattina al masaf il tavolo ministeriale sul grano duro, convocato dal ministro francesco LOLLOBRIGIDA, che ha ribadito la volonta’ del governo di mantenere un confronto ‘costante e costruttivo’ con le associazioni e di proseguire con ‘azioni concrete e una visione strategica, quella che e’ mancata negli ultimi decenni’. agci agroittico ha portato al tavolo la voce delle cooperative cerealicole presenti nelle principali aree produttive del paese, evidenziando una situazione che – nonostante gli strumenti messi in campo dal ministero – resta critica: prezzi che non coprono i costi, volatilita’ internazionale, importazioni non sempre allineate agli standard italiani e una frammentazione dell’offerta che penalizza i produttori non aggregati”, informa un comunicato di agci agroittico che cosi’ prosegue: “la delegazione agci, costituita da antonello CAPUA e alessio CIACCASASSI, rispettivamente presidente del dipartimento agroalimentare e responsabile del settore agroalimentare di agci agroittico, ha presentato cinque proposte operative: rafforzare la cun grano duro rendendo il prezzo di riferimento un parametro obbligatorio nei contratti; ampliare i contratti di filiera, superando il tetto dei 50 ettari per le imprese cooperative; costituire riserve di stoccaggio strategico, anche a livello europeo; potenziare i controlli alle frontiere e garantire piena reciprocita’ delle regole; valorizzare la cooperazione come infrastruttura di filiera, con accordi pluriennali che assicurino programmazione e prezzi minimi legati ai costi reali. ‘il grano duro non e’ una commodity qualsiasi: e’ pasta, e’ export, e’ identita’ italiana – ha dichiarato CAPUA – oggi i numeri ci dicono che si produce sottocosto anche nello scenario migliore. per questo chiediamo strumenti che non siano solo termometri, ma cure: prezzi indicizzati ai costi reali, contratti di filiera che includano davvero le cooperative, controlli di frontiera che garantiscano reciprocita’. la cooperazione e’ pronta a fare la sua parte, ma servono regole chiare e tutele concrete per chi produce qualita””.

GRANO DURO: BATTISTA (COPAGRI), COSTI PRODUZIONE
SUPERIORI AI PREZZI SERVONO CONTRATTI DI FILIERA

”’in un paese come l’italia, che e’ il maggior produttore mondiale di pasta e dal quale dipende ben un quarto della produzione globale, e’ fondamentale che tutti i principali attori dell’agroalimentare si adoperino per sostenere concretamente la filiera del grano duro, un comparto che contribuisce quotidianamente a tenere alta l’immagine del made in italy nel mondo, ma che e’ sull’orlo di una crisi irreversibile, a causa degli alti costi di produzione che hanno ormai stabilmente superato i prezzi riconosciuti’: lo ha detto il presidente della copagri tommaso BATTISTA, intervenendo all’odierna riunione del tavolo grano, svoltasi al masaf alla presenza del ministro francesco LOLLOBRIGIDA”, informa un comunicato della copagri che cosi’ prosegue: “‘per questo, bisogna andare avanti con sempre maggiore determinazione sulla strada dei contratti di filiera, unico strumento in grado di tutelare realmente i produttori agricoli e di garantire maggiore stabilita’ e certezza alla parte agricola’, ha suggerito BATTISTA, ricordando che ‘l’italia nel 2025 ha fatto registrare 1,13 milioni di ettari seminati a grano duro, in calo dell’3,7% su base annua, e su una produzione stimata pari a circa 3,7 milioni di tonnellate di granella, in lieve aumento rispetto all’annata precedente’. ‘oltre ai contratti di filiera, i quali non possono che partire da regole di premialita’ individuate di comune accordo e concertate all’interno della filiera, bisogna mettere in campo ogni possibile strumento per sostenere il comparto del grano duro, puntando convintamente sull’innovazione varietale, condizione fondamentale per aumentare rese e qualita’, ma anche investendo sempre maggiori risorse sulla ricerca e, in particolare, sulle tecniche di evoluzione assistita-tea’, ha continuato il presidente. ‘parallelamente, insieme alla sempre avvertita necessita’ di continuare a lavorare sulla tracciabilita’ delle produzioni e sul rafforzamento dei controlli ai porti e alle frontiere, crediamo sia arrivato il momento di intervenire anche sulle strutture di stoccaggio cerealicolo, che nella stragrande maggioranza dei casi vantano una operativita’ pluridecennale e vanno pertanto rinnovate, cosi’ da efficientarne il funzionamento’, ha concluso BATTISTA, ribadendo l’importanza di investire sull’educazione alimentare, a partire dalle scuole”.

GRANO DURO: LA PIETRA, SETTORE CEREALICOLO
ITALIANO E’ GARANZIA DI QUALITA’

“il settore cerealicolo e’ fondamentale per il sistema agricolo italiano ed e’ un preciso impegno del governo meloni incentivarlo per fare fronte ai crescenti costi di produzione”: queste le prime dichiarazioni rilasciate dal sottosegretario al masaf, patrizio LA PIETRA, dopo il tavolo grano, indetto dal ministro LOLLOBRIGIDA al ministero. ne da’ notizia un comunicato del masaf. “il ministro ha giustamente evidenziato come il prezzo del grano sia al momento troppo basso rispetto all’impegno economico richiesto ai produttori – ha aggiunto LA PIETRA – e mettendo come primo punto questa criticita’ il ministro ha voluto incontrare le associazioni, con la volonta’ di fare fronte comune, privati e istituzioni, per individuare le contromisure necessarie a valorizzare un comparto che da sempre e’ garanzia di qualita’ per la nostra agricoltura. dal confronto odierno con le associazioni e’ emersa con chiarezza l’esigenza di fare di piu’ e meglio nell’evidenziare proprio la qualita’ che distingue il grano italiano rispetto ad altri. dobbiamo informare i cittadini sull’importanza della scelta che fanno mettendo nel carrello un pacco di pasta fatto con grano italiano, perche’ come in ogni settore dell’agricoltura ed in particolare nell’ambito cerealicolo, esistono differenze sostanziali che vanno rimarcate. cosi’ come e’ straordinario l’impegno economico messo in campo dal governo per dare impulso all’agricoltura italiana, dobbiamo produrre un impegno altrettanto straordinario per consentire alle persone di poter scegliere consapevolmente, avendo ben presente il valore dell’eccellenza del grano italiano e della pasta fatta con grano italiano”.

GRANO DURO: LIBERI AGRICOLTORI A LOLLOBRIGIDA,
SERVE PREZZO REMUNERATIVO E FILIERA FORTE

“un prezzo che sia remunerativo. come? con una filiera forte che questa volta garantisca solo e soltanto i produttori e che possa fungere da ‘ammortizzatore economico’, quando, come in questi anni, i produttori si sono trovati a produrre in perdita”. e’ scritto sul documento presentato al ministro francesco LOLLOBRIGIDA”. lo rende noto un comunicato di liberi agricoltori, che cosi’ prosegue: “‘la domanda e’ obbligata: che cosa accadrebbe se i ‘disordini’ mondiali si facessero piu’ numerosi e piu’ cruenti? – si chiede mimmo VISCANTI che rappresenta in filiera liberiagricoltori – in un paese che si e’ sempre caratterizzato per la coltivazione di grano duro e che ha come priorita’ la sovranita’ alimentare non riusciremmo a fare neanche il pane per il nostro popolo’. ‘le richieste che confermiamo con forza sono: ristabilire la sede legale in foggia, conformemente ai criteri di rilevanza produttiva stabiliti dalla legge; garantire l’effettiva presenza dei commissari ex art. 6 del regolamento cun al fine di favorire terzieta’ e imparzialita’ nella formazione dei prezzi; aggiungere la quotazione del grano duro biologico italiano nei listini della cun; valutare la correlazione del tenore di proteine, che interessano l’industria per la pastificazione, con la sempre minore remunerazione chi il grano duro lo produce’. ‘chiediamo 300 milioni di euro in tre anni, su una filiera che produrra’ grano duro 100% italiano, e che garantira’ da un lato quello che i trasformatori richiedono, dall’altro uno scudo per chi produce – dice VISCANTI – e va trovata una correlazione tra il prezzo del grano duro e quello della pasta’. ‘liberiagricoltori, per superare questa distorsione del mercato, chiede un meccanismo reale di correlazione tra il grano duro italiano e l’andamento dei prezzi della pasta e del pane 100% grano duro italiano e va garantito finalmente il reddito per i nostri agricoltori per garantire produzioni che siano sufficienti almeno per i consumi nazionali’.”.