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“d’ora in poi i prodotti bio di origine italiana saranno immediatamente riconoscibili. in occasione della ‘giornata europea del biologico’ e’ stato presentato il marchio biologico italiano, che affianchera’ il logo di produzione bio dell’unione europea”. lo rende noto un comunicato del ministero dell’agricoltura , della sovranita’ alimentare e delle foreste, che cosi’ prosegue: “il marchio, formato dall’intreccio di tre foglie, verde bianca e rossa, identifichera’ in modo chiaro i prodotti biologici realizzati con materie prime coltivate o allevate in italia, contribuendo a tutelare le produzioni nazionali e all’ulteriore sviluppo di un settore in cui l’italia continua ad essere un punto di riferimento in ue. sono stati resi noti oggi anche i principali dati dell’ultimo rapporto ‘bio in cifre’ di prossima pubblicazione, curato da ismea in collaborazione con ciheam bari, nell’ambito dei programmi masaf ‘dimecobio’ e ‘pro4dati bio’. nel dettaglio, nel 2025 si rafforzala dinamica positiva dei consumi domestici, in aumento di oltre il 9 per cento rispetto all’anno precedente. il valore dei consumi dei prodotti biologici in italia raggiunge i 4,4 miliardi di euro (+9,2% sul 2024), il piu’ alto mai registrato, con una incidenza del 4% sul valore totale della spesa agroalimentare nazionale. sono 8 le regioni insieme alla provincia autonoma di bolzano che hanno gia’ superato l’obiettivo europeo del 25% di superficie agricola utilizzata bio, che nel 2025 ha un’incidenza complessiva del19,4% sul totale della superficie nazionale (2.377.749 ettari). gli operatori biologici ammontano, invece, a 95.389, di cui 85.443 sono aziende agricole. ‘i risultati sul biologico presentati oggi vedono crescere le aziende del biologico e i giovani che scelgono questo tipo di modello agricolo. quello che rischia ogni tanto di mancare e’ la capacita’ di creare sui mercati un valore in grado di soddisfare costi di produzione particolarmente piu’ elevati. il marchio del biologico italiano puo’ davvero rappresentare un valore aggiunto, portando all’interno di un settore riconosciuto attraverso indicazioni europee anche il valore del made in italy, premiare i produttori che investono su questo tipo di modello e frenare le criticita’ del falso biologico – ha dichiarato il ministro dell’agricoltura, della sovranita’ alimentare e delle foreste, francesco LOLLOBRIGIDA -. in questo modo il biologico italiano avra’ un valore superiore nei mercati e dara’ la possibilita’ ai cittadini italiani ed europei di identificare questi prodotti anche con la qualita’ che la nostra nazione esprime’. ‘il marchio e’ un’altra misura concreta realizzata da questo ministero a sostegno del settore e che abbiamo fortemente voluto per rafforzare le nostre filiere – ha affermato il sottosegretario masaf, luigi D’ERAMO -. un segno distintivo di qualita’ e sicurezza che aiutera’ a contrastare la concorrenza sleale e che offrira’ un’ulteriore garanzia a chi acquista. il marchio tutelera’ il nostro agroalimentare e rappresentera’ un valore aggiunto anche sui mercati esteri. in un contesto in cui crescono le importazioni di prodotti bio dai paesi terzi, questo logo puo’ fare la differenza, rafforzando anche il patto di fiducia con i cittadini. il biologico e’ protagonista dello sviluppo sostenibile dei territori e l’aumento dei consumi interni indica una sempre maggiore attenzione verso l’agricoltura e i prodotti bio’. ‘in occasione della giornata europea del biologico, voglio ricordare il ruolo fondamentale della conoscenza, dell’innovazione, del monitoraggio e del dialogo tra tutti gli attori. come ismea mettiamo a disposizione competenze e strumenti affinche’ le scelte future possano poggiare su basi informative solide e coerenti e contribuire allo sviluppo equilibrato e duraturo del settore – ha dichiarato il presidente di ismea, livio PROIETTI -. altrettanto rilevanti sono le politiche di sostegno offerte dal pnrr attraverso il fondo rotativo contratti di filiera, di cui ismea e’ soggetto attuatore, a dimostrazione di come l’istituto, nell’ambito degli indirizzi del ministero vigilante, stia facendo la propria parte per contribuire alla creazione di valore lungo la filiera e rafforzarela competitivita’ dell’intero sistema agroalimentare italiano’.”.
MARCHIO ITALIANO DEL BIOLOGICO: DICHIARAZIONI DI LOLLOBRIGIDA,
D’ERAMO E PROIETTI RACCOLTE DA AGRA PRESS
nella giornata europea del biologico si e’ tenuta a roma la presentazione del marchio italiano. nell’ occasione agra press ha raccolto le dichiarazioni del ministro dell’agricoltura, francesco LOLLOBRIGIDA, del sottosegretario luigi D’ERAMO (qui il video https://youtu.be/QFevXQYdxss); e del presidente di ismea, livio PROIETTI (qui il video https://youtu.be/SxBOordxsO8). LOLLOBRIGIDA ha dichiarato che il biologico si sta affermando nei mercati mondiali e oggi, grazie al lavoro del sottosegretario D’ERAMO e di tutto il ministero, ha ottenuto riconoscibilita’ il relativo marchio, che permette di aumentare il valore di prodotti che hanno costi di produzione maggiori. il ministro, inoltre, ha evidenziato che made in italy non significa solo prodotto in italia ma e’ sinonimo di qualita’ del lavoro, di controlli e di rispetto delle regole di produzione. “oggi e’ una giornata che entrera’ nella storia”, ha dichiarato D’ERAMO che ha precisato che con l’istituzione del marchio biologico italiano si ottiene, per i consumatori, la garanzia, la sicurezza e la qualita’ di prodotti certificati bio. inoltre, ha proseguito il sottosegretario, il marchio e’ un aiuto per ampliare il mercato del bio anche in europa e nel mondo. PROIETTI ha sottolineato l’importanza del marchio biologico italiano, necessario per riconoscere il vero prodotto bio, per dare maggiore consapevolezza al consumatore di acquistare un prodotto di qualita’. basti pensare, ha precisato PROIETTI, che il 98% delle imprese sottoposte ai controlli e’ risultata in regola. il presidente di ismea, parlando di produzione bio, ha fatto notare che mentre la pac in scadenza prevede un incentivo diretto alla filiera del biologico la nuova pac non offre quadro normativo chiaro il che rende necessario che l’unione europea chiarisca le sue intenzioni il prima possibile. tra gli altri erano presenti in sala maria grazia MAMMUCCINI, presidente federbio; sergio MARCHI, direttore generale di ismea; maria cristina SOLFIZI, direttore generale copagri; e elena GHEZZI, responsabile del settore pesca e acquacoltura di legacoop agroalimentare. qui il testo del decreto ministeriale e del regolamento del marchio biologico italiano https://tinyurl.com/3nkxus8j.
BIOLOGICO: CONFAGRICOLTURA, MENO SUPERFICI
MA AUMENTANO I CONSUMI. SERVONO CERTEZZE
“crescono i consumi dei prodotti biologici, ma diminuiscono le superfici dedicate”. lo rende noto un comunicato di confagricoltura, che cosi’ prosegue: “per le imprese del settore e’ sempre piu’ difficile far quadrare i conti, tra le avversita’ climatiche che colpiscono seriamente le colture, l’aumento dei costi di produzione, il peso degli adempimenti amministrativi e un contesto internazionale sempre piu’ incerto. in occasione della giornata europea del biologico (european organic day) confagricoltura si sofferma sui dati del comparto (2025) resi noti oggi da ismea: l’italia, con 2,37 milioni di ettari coltivati a biologico, perde il 5,4% delle superfici rispetto all’anno precedente. le aziende agricole bio sono 85.443 e gli operatori biologici totali 95.386, in calo dell’1,8%. valori positivi, invece, per i consumi domestici dei prodotti bio, che aumentano del 9,2%. il comparto rappresenta il 4% del valore complessivo dell’agroalimentare italiano. il biologico rafforza quindi il rapporto di fiducia tra agricoltori e consumatori, tuttavia molte aziende agricole del settore, non riuscendo ad affrontare le difficolta’ sempre piu’ incalzanti, nell’ultimo periodo hanno dovuto abbandonare il sistema produttivo certificato. per gian maria CUNIAL, presidente della federazione nazionale agricoltura biologica di confagricoltura, ‘l’attuale contesto normativo e le dinamiche di mercato gravano troppo sulle imprese agricole, minacciandone la redditivita’. bisogna garantire una concorrenza leale, compresi standard uguali per le importazioni, e valorizzare laddove possibile le produzioni biologiche italiane. in questa direzione il nuovo marchio bio nazionale e’ il segnale che, come paese, si sta cercando di salvaguardare le eccellenze agricole nostrane e di farle conoscere ai consumatori attraverso un logo dedicato’. le preoccupazioni sono condivise a livello europeo. secondo il recente sondaggio realizzato dal copa cogeca tra gli agricoltori ue, la priorita’ e’ infatti la sostenibilita’ economica delle imprese: ‘per rafforzare il comparto – dichiara emilio FIDORA, presidente del gruppo agricoltura biologica del copa cogeca – occorre promuovere i consumi, investire nell’informazione e nell’educazione delle nuove generazioni, aumentando la consapevolezza dei cittadini sul valore delle produzioni bio e sul significato del marchio europeo. in vista della prossima pac – aggiunge – chiediamo misure specifiche per tutta la filiera, dalla produzione alla commercializzazione, accompagnate dall’istituzione di una ocm specifica che affianchi concretamente il lavoro delle imprese agricole del comparto’.”.
BIOLOGICO: COLDIRETTI, IMPORT+25% E BUROCRAZIA
RECORD FRENANO AZIENDE. BENE MARCHIO ITALIANO
“l’avvio del marchio biologico italiano rappresenta un passo importante per valorizzare le produzioni nazionali e offrire ai cittadini uno strumento immediato per riconoscere il biologico ottenuto da materia prima agricola italiana. e’ quanto afferma coldiretti bio nel commentare l’introduzione del nuovo marchio, un obiettivo sostenuto dalla confederazione gia’ nel percorso che ha portato all’approvazione della legge nazionale sul biologico del 2022”. lo rende noto un comunicato della coldrietti, che cosi’ prosegue: “uno strumento che arriva in un momento particolarmente delicato per il settore e che puo’ contribuire a invertire alcuni segnali negativi emersi dagli ultimi dati. nel 2025 la superficie agricola biologica registra infatti una riduzione del 5,4%, mentre gli operatori diminuiscono dell’1,8%, dopo un lungo trend di crescita. ‘il marchio biologico italiano e’ una risposta importante che aspettavamo e che abbiamo sostenuto fin dalla legge sul biologico. significa dare finalmente un’identita’ riconoscibile alle produzioni bio realmente italiane, valorizzando il lavoro delle nostre imprese e offrendo ai cittadini la possibilita’ di distinguerle rispetto a quelle provenienti dall’estero’, afferma maria letizia GARDONI, presidente di coldiretti bio. il dato sulle superfici va comunque letto all’interno di un percorso di lungo periodo che resta positivo. nell’ultimo decennio gli ettari coltivati con metodo biologico sono aumentati del 32,4%, con oltre 580mila ettari in piu’, mentre sulla variazione annuale andra’ valutato anche l’eventuale effetto della discontinuita’ statistica intervenuta nella rilevazione. a preoccupare e’ soprattutto il rallentamento delle nuove adesioni. rispetto al 2024, infatti, la superficie gia’ convertita resta sostanzialmente stabile (-0,5%), mentre quella in conversione crolla del 24,4%. dei circa 137mila ettari complessivamente persi, una parte rilevante riguarda prati permanenti e superfici foraggere, oltre ai terreni ancora in conversione. la riduzione di prati e foraggere segnala anche le difficolta’ della zootecnia biologica, alle prese con costi di produzione crescenti e prezzi riconosciuti agli allevatori che non sempre riescono a garantire un’adeguata remunerazione. piu’ che un arretramento generalizzato dell’attuale capacita’ produttiva del biologico italiano, dunque, i numeri evidenziano soprattutto un rallentamento delle nuove conversioni e situazioni di sofferenza in alcuni comparti produttivi. tra le criticita’ su cui e’ necessario intervenire c’e’ innanzitutto la pressione crescente delle produzioni provenienti dall’estero. le importazioni di biologico sono aumentate del 25%, con prodotti a basso costo che intercettano una parte della domanda senza generare crescita delle superfici e della produzione nazionale. proprio in questo senso il marchio biologico italiano puo’ rappresentare uno strumento importante per rendere riconoscibile l’origine e valorizzare sul mercato le produzioni delle aziende agricole italiane. a frenare le imprese e’ poi il peso delle carte. un’azienda biologica deve affrontare un aggravio burocratico di almeno il 30% rispetto a un’impresa convenzionale, a sua volta gia’ gravata da un sistema complesso di adempimenti. certificazioni, registrazioni e controlli si sommano ai maggiori vincoli produttivi e alle difficolta’ causate dagli effetti del cambiamento climatico, mentre il mercato non sempre riesce a remunerare adeguatamente costi e impegni aggiuntivi. a queste criticita’ si aggiunge l’incertezza sulla futura politica agricola comune, con il rischio di minori garanzie finanziarie per gli interventi agroambientali e climatici e di una diversa capacita’ dei territori di sostenere le aziende che decidono di convertirsi. ‘il marchio e’ un tassello fondamentale, ma ora dobbiamo creare le condizioni perche’ produrre biologico in italia torni ad essere sempre piu’ conveniente. servono meno burocrazia, maggiore valore alle produzioni nazionali, risorse certe e soprattutto reciprocita’: chi entra sul mercato europeo deve rispettare le stesse regole e gli stessi standard imposti ai nostri agricoltori’, conclude GARDONI”.
BIOLOGICO: DE NOIA (ANABIO-CIA), LA DOMANDA CRESCE
MA NON ABBASTANZA IL REDDITO DELLE AZIENDE
“la crescita della domanda di prodotti biologici non si sta traducendo in una redditivita’ sufficiente per le aziende agricole. l’aumento dei costi di produzione, i rischi legati al clima, gli oneri burocratici e le difficolta’ nel riconoscimento del valore delle produzioni bio continuano a pesare sulle imprese, rendendo piu’ difficile oggi mantenere e ampliare le superfici dedicate. cosi’ anabio-cia, in occasione della giornata europea del biologico, commenta i dati sul 2025 appena diffusi da ismea. sono numeri di luci e di ombre: i consumi domestici di prodotti bio crescono del 9,2%, raggiungendo circa 4,4 miliardi di euro, mentre le superfici biologiche scendono del 5,4% a 2,37 milioni di ettari. in calo dell’1,8% anche gli operatori del settore, che sono poco piu’ di 95mila”, informa un comunicato di anabio cia che cosi’ prosegue: “‘il dato sui consumi conferma che il biologico e’ la prima scelta di spesa per sempre piu’ cittadini -spiega il presidente di anabio-cia, giuseppe DE NOIA, che oggi ha partecipato all’incontro promosso dal masaf-. ma questo incremento deve tradursi in maggior valore per le imprese agricole’. l’italia, con poco meno del 20% della propria sau a biologico, ‘mantiene comunque il primato europeo per superfici bio e si avvicina all’obiettivo del 25% fissato per il 2030 -continua DE NOIA-. la crescita della domanda puo’ accompagnare quella degli ettari e degli addetti, ma dobbiamo creare le condizioni affinche’ il settore torni a essere una scelta conveniente per le aziende nazionali’. in questa prospettiva, conclude DE NOIA, ‘il nuovo marchio biologico italiano puo’ rappresentare un ulteriore strumento di valorizzazione, rafforzando la riconoscibilita’ dell’origine delle materie prime italiane e l’attrattivita’ del nostro bio anche sui mercati esteri, oltre a sostenere la crescita dei consumi interni'”.
BIOLOGICO: BATTISTA (COPAGRI), CRESCE CONSUMO MA NON
REDDITO. BENE MARCHIO MA RAFFORZANDO COMPETITIVITA’
“il biologico continua a rappresentare una componente strategica dell’agricoltura italiana, costituendo circa il 4% del valore complessivo dell’agroalimentare, anche se l’andamento del settore impone una riflessione, in quanto alla positiva crescita della domanda interna non corrisponde una maggiore capacita’ di garantire reddito e prospettive alle aziende agricole”, afferma in un comunicato, in occasione della giornata europea del biologico, il presidente della copagri tommaso BATTISTA che aggiunge: “i piu’ recenti dati riferiti al comparto, infatti, se da un lato rilevano una crescita del 9,2% dei consumi interni, a riprova del crescente interesse dei cittadini verso le produzioni bio, dall’altro mostrano una non trascurabile riduzione delle superfici coltivate, scese a 2,37 milioni di ettari e in calo del 5,4% su base annua, nonche’ degli operatori del settore, che nel 2025 ammontano a poco piu’ di 95mila, in diminuzione dell’1,8% su base annua, a fronte di oltre 85mila aziende agricole bio”. “il divario tra l’andamento della domanda e quello della produzione va colmato rafforzando le filiere, sostenendo gli investimenti e assicurando agli agricoltori un adeguato riconoscimento economico per il valore ambientale e qualitativo delle produzioni biologiche”, continua il presidente, sollecitando il masaf ad accelerare la predisposizione dei bandi ministeriali dedicati al biologico. “accogliamo, quindi, con favore la nascita del marchio biologico italiano, gratuito e utilizzabile su base volontaria, che puo’ rappresentare uno strumento importante per rendere immediatamente riconoscibile l’origine nazionale delle materie prime e valorizzare cosi’ il lavoro delle nostre aziende”, aggiunge BATTISTA, informando che la copagri ha partecipato all’odierna presentazione del marchio per il tramite di ignazio CIRRONIS, presidente dell’associazione nazionale dei produttori biologici della confederazione anaprobio italia, e portando l’esempio dell’azienda associata casale nibbi di amatrice (ri). “perche’ questa opportunita’ produca effetti concreti, pero’, sara’ fondamentale accompagnare il marchio con adeguate iniziative di promozione e con politiche capaci di rafforzare la competitivita’ delle imprese, favorendo l’aggregazione dell’offerta e una piu’ equa distribuzione del valore lungo la filiera. il biologico italiano ha una forte identita’, ma bisogna continuare a lavorare per fare in modo che questa si traduca in maggiore valore per chi lo produce”, conclude il presidente della copagri.
BIOLOGICO: FEDERBIO, CONSUMI +9,2%, ORA
UNA SVOLTA PER CHI PRODUCE VALORE
“uno scenario sempre piu’ critico per l’agricoltura dove caldo estremo e siccita’ si intrecciano con una crescente instabilita’ geopolitica. in quest’ottica, diventa vitale garantire sistemi alimentari sicuri e resistenti in grado di affrontare le nuove sfide interconnesse”. lo afferma un comunicato di federbio, che cosi’ prosegue: “la giornata europea del biologico, che si celebra il 23 settembre, rappresenta un momento importante per riflettere su questi temi e per sottolineare il ruolo strategico della transizione agroecologica per il contrasto alla crisi climatica e la tutela della biodiversita’. in occasione di questa ricorrenza e’ stato presentato il rapporto ‘bio in cifre 2026′, curato da ismea per il masaf. l’analisi evidenzia nel 2025 una contrazione del 5,4% delle superfici biologiche, dovuta soprattutto a un calo delle aree in conversione (-24,4%), che riguarda in particolare i prati pascoli. le superfici gia’ certificate bio restano invece sostanzialmente stabili (-0,5%). in leggera diminuzione anche il numero degli operatori -1,8%. il rapporto evidenzia invece una dinamica positiva sul fronte dei consumi, che nel 2025 crescono del 9,2% sia a valore sia a volume. nei primi sei mesi del 2026 le vendite di prodotti biologici registrano un incremento del 4%, con performance decisamente superiori a quelle del comparto agroalimentare convenzionale. ‘i dati fotografano una fase di sostanziale stabilita’ dal punto di vista delle produzioni biologiche mentre i consumi continuano a crescere – sottolinea maria grazia MAMMUCCINI, presidente di federbio -. sicuramente incide l’incertezza del quadro normativo relativamente al futuro della pac, ma ci sono anche segnali chiari che devono spingere ad affrontare in maniera decisa il nodo relativo alle difficolta’ delle piccole e medie aziende agricole biologiche. queste realta’ sono penalizzate, come l’intero settore agricolo, dall’aggravarsi dei conflitti geopolitici e della crisi climatica, con ricadute significative sui costi di produzione, mentre sul mercato, anche nel bio, in molti casi sono calati i prezzi pagati ai produttori. sebbene il biologico abbia una maggiore capacita’ di resilienza, risente comunque delle crescenti criticita’ che stanno mettendo a dura prova l’intero settore agricolo. a questa pressione si aggiunge il peso significativo degli adempimenti burocratici, amministrativi e dei costi di certificazione, che per le piccole e medie aziende agricole sta diventando insostenibile. e’ quindi urgente aggiornare e rafforzare le politiche di sostegno alle piccole e medie realta’ biologiche, offrendo agli agricoltori strumenti e soluzioni concrete, a partire dalla semplificazione e dalla promozione di filiere bio al ‘giusto prezzo’. tanto piu’ in una fase in cui la domanda di prodotti bio continua a crescere, se la produzione nazionale dovesse arretrare, il rischio concreto e’ che una quota crescente di questa domanda venga soddisfatta dalle importazioni. dopo l’approvazione della legge sul biologico e l’attuazione del piano d’azione nazionale, in un rapporto positivo e di confronto costante con il ministero, e’ ora necessario mettere in campo le innovazioni politiche indispensabili per rafforzare le produzioni bio. un passaggio decisivo in vista della stesura del nuovo piano d’azione nazionale per il biologico e della riforma della pac 2028‑2034, il cui negoziato a livello europeo e’ previsto in chiusura il prossimo 31 dicembre’. in occasione della giornata europea del biologico e’ stato presentato ufficialmente anche il marchio biologico italiano, che identifica i prodotti ottenuti esclusivamente con materia prima 100% italiana. gli operatori possono gia’ presentare al ministero dell’agricoltura l’istanza per l’utilizzo del marchio. istituito dalla legge n. 23/2022, questo logo gratuito e su base volontaria rappresenta, per federbio, un importante strumento di riconoscibilita’ che rafforza la trasparenza verso i cittadini e sostiene il posizionamento delle produzioni biologiche made in italy sul mercato nazionale e internazionale. ‘e’ arrivato il momento di decidere quale modello agricolo vogliamo sostenere nei prossimi anni – continua maria grazia MAMMUCCINI, presidente di federbio -. il biologico dimostra che e’ possibile produrre cibo tutelando la salute del suolo e dei cittadini, rafforzando la capacita’ dell’agricoltura di mitigare gli impatti climatici. la giornata europea del biologico e’ un’occasione per riaffermare il valore della transizione agroecologica e il ruolo di un settore che contribuisce a creare nuove prospettive per i giovani, le donne e a rafforzare le aree interne. il marchio biologico italiano contribuira’ a sostenere i nostri agricoltori e le filiere made in italy bio fondate su trasparenza, qualita’ e giusto prezzo’.”.
BIOLOGICO: LEGACOOP AGROALIMENTARE, MARCHIO ITALIANO
DECISIVO PER VALORIZZARE FILIERE E COOPERATIVE
“‘piu’ valore alle filiere, piu’ tutela per il lavoro delle cooperative e piu’ riconoscibilita’ per il made in italy che fa del biologico la propria bandiera’. con queste parole legacoop agroalimentare commenta la nascita del marchio biologico italiano, presentato oggi a roma in occasione della giornata europea del biologico, nell’ambito dell’iniziativa ‘nasce bio, cresce italiano’. un traguardo che l’associazione rivendica come coerente con un impegno storico: legacoop agroalimentare crede infatti da sempre nel valore del biologico, e tra i propri associati annovera alcuni dei principali marchi del settore in italia”, informa un comunicato di legacoop agroalimentare che cosi’ prosegue: “il nuovo marchio, che affianchera’ il logo di produzione bio dell’unione europea, rendera’ immediatamente riconoscibili i prodotti biologici di origine italiana sugli scaffali e nei mercati di tutto il mondo. all’incontro, aperto dai saluti istituzionali del ministro dell’agricoltura francesco LOLLOBRIGIDA e moderato da eleonora IACOVONI (direttrice della direzione generale per la promozione della qualita’ agroalimentare), legacoop agroalimentare ha portato la voce diretta delle cooperative attraverso gli interventi di giorgio BARACANI ed elena GHEZZI. ‘il biologico italiano ha un valore ambientale specifico che va riconosciuto e tutelato – ha dichiarato giorgio BARACANI, delegato al biologico di legacoop agroalimentare -. un marchio certificato di biologico italiano potrebbe servire proprio a valorizzare questo patrimonio e a dare maggiore riconoscibilita’ e tutela alle produzioni biologiche italiane’. per BARACANI, il legame tra biologico e filiera e’ la chiave di volta della strategia che legacoop agroalimentare chiede al sistema paese: ‘il biologico italiano e il concetto di filiera possono essere uno strumento di maggiore visibilita’ e riconoscibilita’ sul mercato, rafforzando il valore del lavoro delle cooperative e dei loro prodotti. in un momento di difficolta’ produttiva e commerciale, il nuovo marchio puo’ quindi valorizzare il biologico italiano e rafforzare la fiducia del consumatore, pur richiedendo un impegno da parte delle imprese’. un impegno che, per legacoop agroalimentare, riguarda da vicino anche un comparto in crescita come l’acquacoltura biologica, su cui e’ intervenuta elena GHEZZI, responsabile settore pesca e acquacoltura dell’associazione: ‘ringraziamo il masaf per l’attenzione dedicata anche all’acquacoltura biologica, con un focus particolare sulla mitilicoltura. credo sia arrivato il momento di fare un salto di qualita’, considerando anche l’impatto sull’ambiente e i servizi ecosistemici generati, dando loro un valore reale’. ‘in questo modo – ha proseguito GHEZZI, anticipando una delle battaglie culturali che legacoop agroalimentare porta avanti nel settore – riusciremmo ad abbattere il pregiudizio secondo cui la sostenibilita’ sia solo un costo o un onere aggiuntivo per le imprese, trasformandola invece in un volano per generare reddito e competitivita”. con queste posizioni, legacoop agroalimentare conferma il proprio ruolo di interlocutore attivo nel percorso di crescita del biologico italiano, mettendo a disposizione l’esperienza delle cooperative associate e chiedendo alle istituzioni di accompagnare il nuovo marchio con strumenti concreti di sostegno alle imprese”.
BIOLOGICO: TORRIANI (CONFCOOPERATIVE), BENE MARCHIO
ITALIANO ORA SOSTENERE DOMANDA ANCHE CON NUOVA PAC
“‘il marchio biologico italiano contribuira’ a valorizzare l’origine nazionale della materia prima e a garantire che un prodotto rispetti i requisiti richiesti dagli standard produttivi comunitari. con un duplice vantaggio: aumentare la trasparenza verso i consumatori e contribuire alla valorizzazione sui mercati internazionali delle produzioni biologiche nazionali’. e’ quanto dichiara il presidente del settore biologico di confcooperative agroalimentare francesco TORRIANI commentando l’introduzione del nuovo marchio, presentato oggi a roma nell’ambito della giornata europea del biologico”, informa un comunicato di confcooperative che cosi’ prosegue: “si tratta di ‘un risultato particolarmente rilevante’ secondo TORRIANI in un contesto in cui, nonostante l’aumento del 9% dei consumi registrato quest’anno, ‘resta quanto mai fondamentale continuare a sostenere la domanda interna dei prodotti biologici concentrandoli in particolare sulla produzione nazionale. la crescita esponenziali delle importazioni del nostro paese (+25% nel 2025) dimostra che la nostra produzione nazionale abbia ancora margini di crescita’. il presidente TORRIANI spiega come ‘il logo sara’ efficace se realmente rappresentera’ una opportunita’ per rafforzare la certificazione europea e testimoniare l’impegno del ministero verso il settore. in un mercato affollato da etichette green e dinanzi alle sfide sul greenwashing, saro’ utile una campagna promozionale per valorizzare ulteriormente la trasparenza e l’identita’ dell’agricoltura italiana. TORRIANI si dice tuttavia ben consapevole che ‘un logo nazionale da solo non basti a garantire una crescita sostenuta al settore’ e che sarebbe pertanto ‘auspicabile venga accompagnato anche da altre misure di sistema, come avviene in altri paesi come la francia’. centrale rimane poi la questione di riuscire ad integrare la produzione primaria con il mercato. in italia mediamente il 35% della sau biologica e’ investita in colture estensive, senza un aumento significativo di prodotti biologici presenti sul mercato’. la strada da intraprendere quindi per il presidente del settore biologico e’ quella di ‘puntare su filiere capaci di integrare produzione primaria, trasformazione e commercializzazione, creando in tal modo valore che viene quindi ridistribuito lungo tutta la filiera, senza penalizzare il primo anello’. e per sostenere adeguatamente la domanda interna di prodotti biologici, occorrono ‘scelte strategiche e politiche che privilegino il sostegno alle filiere agroalimentari’. in tale ambito nel dibattito per la nuova pac post 2027 diventa centrale chiedere accanto al mantenimento dei contributi a superfici per il biologico anche risorse specifiche a sostegno delle filiere. all’iniziativa odierna organizzata dal masaf e’ intervenuta, in rappresentanza di confcooperative, maria GIROLOMONI della omonima cooperativa marchigiana”.
BIOLOGICO: AGCI AGROITTICO, LA FORZA DI UNA SCELTA
EUROPEA CHE PARLA ANCHE A NOSTRE FILIERE
“la giornata europea del biologico conferma che la transizione agroalimentare e’ gia’ in atto, ma richiede una domanda piu’ consapevole e politiche realmente coerenti”. lo rende noto un comunicato di agci agroittico, che cosi’ prosegue: “per agci agroittico il biologico non e’ una nicchia, ma un presidio di tutela delle risorse marine e terrestri, che va sostenuto con informazione chiara e certificazioni credibili. l’italia corre verso gli obiettivi europei, ma la frammentazione dei marchi rischia di indebolire la fiducia dei consumatori. serve un quadro unitario, europeo, che valorizzi il lavoro delle cooperative e garantisca trasparenza lungo tutta la filiera. il biologico cresce: ora deve diventare scelta quotidiana, non solo superficie certificata. ‘il marchio del biologico italiano e’ la vera novita’ per i produttori del nostro territorio – segnala il responsabile del settore agroalimentare di agci agroittico, raffaele MARCHESE, a margine della conferenza odierna del masaf a palazzo panisperna a roma – le procedure sono gia’ state attivate, sono descritte dettagliatamente nel portale del masaf e attivabili attraverso il portale sian’.”.
BIOLOGICO: WWF, DUBBI SU MARCHIO NAZIONALE ITALIANO
PER CONTRASTO LIBERA CIRCOLAZIONE MERCI
in italia il biologico cresce, ma i consumi interni aumentano piu’ lentamente delle superfici certificate. oggi, in occasione della giornata europea del biologico, con un comunicato il wwf richiama l’attenzione sulla necessita’ di sostenere la domanda dei prodotti bio e rendere piu’ riconoscibili i benefici di un metodo produttivo che contribuisce alla tutela delle risorse naturali e della salute delle persone. il wwf esprime dubbi sul marchio nazionale “biologico italiano”, per il possibile contrasto con la libera circolazione delle merci in un settore gia’ regolato da norme europee comuni. l’export italiano di prodotti biologici vale 3,9 miliardi di euro (dati osservatorio sana, 2025), quindi il valore del biologico italiano sui mercati europei e’ gia’ riconosciuto. l’introduzione di un marchio nazionale aggiuntivo rischia di creare una distinzione non necessaria in un settore che ha regole e sistemi di certificazione comuni a livello europeo. la giornata europea del biologico dovrebbe essere anche un’occasione per rafforzare questa dimensione europea, sottolinea l’associazione.
