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“l’80% del latte di montagna e’ prodotto grazie alla cooperazione, attore fondamentale per salvaguardia del territorio e dell’economia delle aree montane, ma le difficolta’ crescenti del contesto montano richiedono interventi mirati. questo il focus del confronto tra le cooperative lombarde di montagna promosso da confcooperative agroalimentare lombardia all’interno della manifestazione fieristica internazionale della filiera lattiero-casearia b2cheese di bergamo del 23 e 24 settembre”, ne da notizia un comunicato stampa dell’associazione. “il futuro del latte di montagna passa dalla capacita’ di fare sistema e confcooperative agroalimentare lombardia intende potenziare il sostegno alle realta’ montane del settore, piu’ penalizzate rispetto alle economie di scala di pianura”, ha sostenuto il presidente della federazione, stefano PEZZINI. la federazione agroalimentare lombarda – spiega il comunicato – “ha scelto di mettere sotto i riflettori le problematiche delle cooperative montane – che contribuiscono alla produzione dell’80% del latte di montagna – all’interno dell’appuntamento internazionale piu’ importante del settore lattiero caseario e ha annunciato la nascita del primo “coordinamento permanente delle cooperative lattiero-casearie di montagna” a tutela di queste imprese essenziali per garantire il presidio e lo sviluppo sostenibile dell’intero territorio”. “tra le cooperative montane intervenute dalle province di bergamo, brescia e sondrio ci sono caseificio sociale alpe del garda di tremosine (bs), caseificio valsabbino (bs), caseificio cissva (bs), latteria di livigno (so), latteria sociale valtellina (so), latteria di chiuro (so) e latteria di branzi (bg)”, precisa il comunicato. “la frammentazione produttiva, le dimensioni imprenditoriali spesso contenute, la dispersione degli allevamenti, le difficolta’ logistiche e i maggiori costi di produzione rendono piu’ complesso operare in questi territori e competere sul mercato. eppure, nonostante tutte queste difficolta’, le cooperative garantiscono ogni giorno la raccolta del latte anche nelle zone piu’ remote, assicurano continuita’ alle attivita’ agricole e generano occupazione, servizi e valore per l’intero territorio. la presenza della cooperazione contribuisce inoltre alla manutenzione del paesaggio, alla salvaguardia dei pascoli, alla prevenzione del dissesto e alla trasmissione di competenze e tradizioni produttive”, sottolinea la confcooperative agroalimentare lombardia. “un primo risultato concreto del tavolo del nuovo gruppo di coordinamento permanente delle cooperative lattiero-casearie di montagna e’ stata l’individuazione delle principali esigenze e strategie su cui lavorare nell’immediato futuro, da sottoporre ai decisori politici. tre le priorita’ emerse: promuovere l’attivazione di misure dedicate per sostenere i maggiori costi di raccolta del latte per le cooperative che garantiscono la raccolta anche delle aziende situate nei luoghi piu’ remoti e difficili da raggiungere, con tragitti piu’ lunghi, logistica piu’ complessa, maggiori consumi di carburante. avviare un percorso di dialogo a livello politico per arrivare a una revisione della norma comunitaria per la certificazione “prodotto di montagna”. avere un prodotto certificato come “prodotto di montagna” rappresenta un’enorme opportunita’ per accrescere il posizionamento e la valorizzazione dei prodotti sui mercati ma oggi la normativa presenta vincoli che la rendono spesso inapplicabile come, ad esempio, la troppo elevata percentuale richiesta di mangimi di provenienza del territorio. in vista della programmazione della pac 2028-2034, prevedere all’interno delle misure di sostegno agli investimenti aziendali previste nelpsr lombardia delle linee di finanziamento dedicate alle imprese di montagna, al fine di facilitarne l’accesso al credito. gli investimenti alle cooperative di montagna restano fondamentali perche’ consentono sia di mantenerne alta la competitivita’ e l’efficienza che di valorizzare la qualita’ delle produzioni”, spiega il comunicato. “le cooperative lattiero-casearie di montagna non sono soltanto imprese che raccolgono e trasformano il latte. sono presidi permanenti del territorio, capaci di mantenere vive le comunita’, tutelare il reddito degli allevatori, valorizzare produzioni tipiche e di qualita’ e contrastare l’abbandono delle aree montane” ha sintetizzato PEZZINI alla chiusura del confronto durante la prima giornata del b2cheese. “tra le cooperative che hanno portato il loro vissuto al tavolo di confronto promosso da confcooperative lombardia, il caseificio sociale alpe del garda di tremosine (bs) rappresenta una storia di successo nella produzione montana di grana padano dop di alta qualita’ e un modello virtuoso di cooperazione. alpe del garda e’ da oltre 45 anni un caso unico che integra produzione casearia, allevamenti, macellazione, ristorazione e turismo con sette soci conferenti, in totale autosufficienza energetica grazie a impianti di biogas e fotovoltaici realizzati con i fondi del pnrr. la scelta di produrre, dal 2018, anche grana padano esclusivamente con latte di bovine di razza bruna, tipiche del territorio, si e’ rivelata vincente nonostante le difficili condizioni nella produzione casearia in quota e proprio grazie alla qualita’ del latte particolarmente proteico, con relativa resa superiore nel prodotto finale. oggi alpe del garda e’ uno dei piu’ piccoli caseifici associati al consorzio per la tutela del grana padano, produce oltre 5500 forme e il 35% del fatturato e mira a destinare tutto il latte di razza bruna al suo grana di pregio. la cooperativa e’ inoltre in grado di fornire agli allevatori della zona che le conferiscono il latte, mangimi e fieno a prezzi competitivi, oltre al servizio di veterinario altrimenti per loro proibitivo. non insegue i grandi numeri ma opera per mantenere viva l’agricoltura di montagna valorizzando le razze locali e i prodotti identitari, con l’ambizione di ottenere a breve la certificazione di qualita’ globale ifs (international featured standards) per

