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“a chi lavora in agricoltura da una vita non si puo’ semplicemente togliere il sostegno pensando che al suo posto arrivera’ un giovane. il ricambio generazionale non si costruisce cosi’: servono condizioni concrete per entrare nel settore, investire e restare. e’ l’appello con cui cia-agricoltori italiani chiude la mobilitazione nazionale ‘i conti non tornano’ con i cinque presidi davanti a montecitorio, riportando al centro una delle misure piu’ critiche contenute nella proposta della commissione europea sulla pac post 2027”. lo rende noto un comunicato di cia, che cosi’ prosegue: “nel dettaglio, dal 2032 e’ previsto lo stop ai pagamenti di base agli agricoltori in eta’ pensionabile. un provvedimento che, secondo cia, rischia di produrre effetti opposti a quelli attesi: in italia oggi il 70% dei titolari di azienda agricola ha piu’ di 50 anni e circa il 20% supera i 65 anni. “l’errore e’ pensare che cancellare i sostegni agli agricoltori anziani significhi automaticamente fare spazio ai giovani – dichiara il presidente di cia, cristiano FINI -. in molte aree del paese significherebbe soltanto accelerare l’abbandono dei terreni, la perdita di imprese e lo spopolamento rurale. questa misura va eliminata o lasciata alla valutazione degli stati membri, tenendo conto delle diverse realta’ nazionali’. le aziende agricole guidate da under 35 sono ancora poco piu’ del 7% del totale: troppo poche per garantire un vero ricambio generazionale. per questo, secondo cia, bisogna fare di piu’. va nella giusta direzione lo ‘starter pack’ della commissione europea, che mette a disposizione dieci strumenti per favorire l’ingresso dei giovani, dal sostegno all’insediamento all’accesso al credito, dagli investimenti alla consulenza. ma, perche’ possa funzionare davvero, servono risorse certe: nella proposta ue, invece, manca una quota minima obbligatoria di risorse destinata ai giovani e resta ampia la discrezionalita’ degli stati nell’attuazione. ‘se il ricambio generazionale e’ davvero una priorita’ europea, occorrono impegni vincolanti e strumenti all’altezza – aggiunge FINI -. i giovani devono poter entrare in agricoltura senza trovare davanti a se’ barriere insostenibili per poter costruire un’impresa capace di produrre reddito’. anche l’attrattivita’ del settore resta una sfida: in italia solo il 9% dei giovani considera l’agricoltura tra le proprie preferenze occupazionali, contro il 22% per comunicazione e marketing, il 21% per la pubblica amministrazione e il 19% per il digitale. per cia servono, quindi, anche interventi nazionali: dalla formazione continua su business plan, finanza, ai e multifunzionalita’, a nuovi strumenti per abbattere gli ostacoli all’ingresso, come una societa’ agricola emergente con co-investimento pubblico e un fondo ismea dedicato all’innovazione tecnologica per i giovani. ‘il futuro dell’agricoltura non si costruisce mettendo una generazione contro l’altra. si costruisce facendole lavorare insieme. senza ricambio non c’e’ futuro, ma senza chi oggi tiene vivi i territori non ci sara’ nulla da tramandare – conclude FINI -. perche’ se si spezza il filo tra generazioni, i conti non tornano’.”.

