ALLEVAMENTI ESTENSIVI ALL'APERTO APERTI BRANCO MANDRIA ALLEVAMENTO ESTENSIVO MUCCA MUCCHE MANZO MANZI BOVINO BOVINI GENERATE AI

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FAZI: DA CONVEGNO COLDIRETTI CON LOLLOBRIGIDA E PRANDINI
PLAUSO AI 300 MILIONI PER RILANCIO ALLEVAMENTI

“rilanciare gli allevamenti italiani come opportunita’ di impresa per le nuove generazioni, rafforzare la produzione nazionale di carne bovina e difendere un patrimonio zootecnico che vale 55 miliardi di euro e da’ lavoro a circa 800mila persone, oggi sotto pressione a causa del caro carburanti e delle minacce delle multinazionali del cibo sintetico. e’ uno dei temi al centro dell’incontro promosso da coldiretti nell’ambito della 98ª fiera agricola zootecnica italiana di montichiari. un momento di confronto sulle prospettive del settore, tra la difesa dei redditi degli allevatori e la salute dei cittadini, le difficolta’ legate all’aumento dei costi di produzione e le nuove evidenze scientifiche che smontano le campagne a favore della carne artificiale, alla presenza, tra gli altri, di ettore PRANDINI, presidente nazionale di coldiretti, e del ministro dell’agricoltura, della sovranita’ alimentare e delle foreste francesco LOLLOBRIGIDA”: ne da’ notizia un comunicato di coldiretti che cosi’ prosegue: “in questi giorni gli allevamenti nazionali si ritrovano a fare i conti con gli effetti del caro carburanti e con i problemi legati al blocco dei trasporti, soprattutto al sud. a diverse stalle non viene ritirato il latte, che rischia di andare a male mentre l’interruzione delle consegne di mangimi mette in pericolo la salute degli animali. a cio’ si aggiunge l’esplosione dei costi energetici che ha ridotto i margini di reddito delle aziende. una novita’ importante per il settore viene dalla legge coltivaitalia che prevede 300 milioni di euro per gli investimenti destinati a incrementare la produzione nazionale di carne bovina, con particolare riferimento alla linea vacca-vitello: 50 milioni nel 2027, 200 milioni nel 2028 e 50 milioni nel 2029. una misura che punta a rafforzare la capacita’ produttiva nazionale, creare nuove prospettive per le imprese e favorire il ricambio generazionale in un comparto strategico per l’agroalimentare italiano. il piano prevede inoltre il rafforzamento degli strumenti di gestione e tracciabilita’ degli allevamenti, attraverso la banca dati unica zootecnica e l’introduzione del fascicolo zootecnico elettronico. l’obiettivo e’ integrare le informazioni e rendere piu’ efficiente la gestione delle aziende, valorizzando il lavoro degli allevatori. la stalla italia conta oggi 5,8 milioni di bovini e bufalini, 5,4 milioni di ovini, 800mila caprini, quasi 7,8 milioni di suini, 9,3 milioni di conigli e oltre 151 milioni di capi avicoli. un patrimonio che sostiene una filiera capace di generare ricchezza, occupazione e produzioni di qualita’, contribuendo alla vitalita’ delle aree rurali e alla tutela del territorio. proprio il valore della zootecnia tradizionale viene messo in evidenza anche dalla ricerca dell’universita’ cattolica del sacro cuore, campus di piacenza, dedicata ai prodotti ottenuti in laboratorio. lo studio richiama l’attenzione sui limiti delle rese produttive, sugli elevati costi e sulle difficolta’ di rendere sostenibili questi processi su scala industriale, ridimensionando le promesse di una tecnologia presentata come alternativa piu’ economica e sostenibile agli allevamenti. le valutazioni preliminari indicano un impatto ambientale di circa 20 volte superiore alla produzione di carne bovina convenzionale nelle condizioni studiate. pesano, in particolare, i nutrienti, l’energia, la sterilizzazione e la gestione del processo. risultati che confermano le preoccupazioni sollevate da anni da coldiretti sui rischi di sostituire il cibo prodotto dagli agricoltori e dagli allevatori con prodotti realizzati attraverso processi industriali in laboratorio. le difficolta’ economiche del settore, con investimenti ingenti e numerose start-up che hanno chiuso o cercato nuovi sbocchi nel pet food, mostrano quanto sia necessario distinguere le promesse tecnologiche dalla reale capacita’ di garantire produzioni accessibili, efficienti e sostenibili. restano inoltre fondamentali le valutazioni scientifiche indipendenti sulla sicurezza e sulle caratteristiche nutrizionali di questi prodotti. la tutela della salute pubblica passa dalla valorizzazione del cibo naturale e di un’alimentazione varia ed equilibrata, insieme alla difesa delle filiere agricole e zootecniche che assicurano qualita’, tracciabilita’ e legame con i territori. all’incontro hanno partecipato, tra gli altri: felice ADINOLFI, professore ordinario di economia e politica agraria dell’universita’ di bologna e direttore del centro studi divulga; luigi SCORDAMAGLIA, amministratore delegato di filiera italia; marco TOGNI, sindaco di montichiari; simona TIRONI, assessora all’istruzione, formazione, lavoro della regione lombardia; lucrezia LAMASTRA, professoressa associata dell’universita’ cattolica del sacro cuore; stefania RUGGERI, direttrice del centro di ricerca crea alimenti e nutrizione; martino CASSANDRO, professore ordinario di zootecnica generale e miglioramento genetico animale dell’universita’ di padova e direttore dell’anafibj”.

FAZI: CONFCOOPERATIVE, CAMPAGNA MAIS IN EMERGENZA
QUALITA’ COMPROMESSA PER OLTRE IL 60%

“la campagna maidicola 2026 si sta rivelando una delle piu’ difficili degli ultimi anni. le elevate temperature dei mesi estivi hanno avuto effetti pesantissimi sulla qualita’ del mais raccolto, con criticita’ che interessano oltre il 60% della produzione nazionale. fa eccezione il friuli venezia giulia, dove il quadro qualitativo appare migliore rispetto al resto del paese. sul fronte delle rese, la campagna e’ ancora in corso e non consente valutazioni definitive: le prime indicazioni evidenziano tuttavia una contrazione produttiva nell’ordine del 15% in veneto ed emilia-romagna e fino al 3% in lombardia, mentre il piemonte dovrebbe chiudere su livelli sostanzialmente in linea con quelli delle campagne precedenti. per la prima volta la produzione nazionale dovrebbe attestarsi sotto i 4 milioni di tonnellate. e’ questo l’allarme lanciato da confcooperative agroalimentare nel corso del workshop ‘sinergie e strategie condivise per la valorizzazione del mais destinato alla produzione di grana padano dop’ tenutosi oggi in occasione della fiera agricola zootecnica italiana fazi di montichiari”, informa un comunicato di confcooperative agroalimentare che cosi’ prosegue: “a preoccupare il settore non sono pero’ soltanto gli effetti climatici. ‘la qualita’ insufficiente di gran parte del raccolto – spiega il presidente del settore cereali e grandi colture daniele CASTAGNAVIZ – rende difficile in molti casi la commercializzazione del prodotto, con una domanda che al momento appare debole e una sostanziale assenza di acquirenti’. il quadro che emerge e’ quindi allarmante. da un lato, prosegue CASTAGNAVIZ, ‘si registra un raccolto fortemente penalizzato sotto il profilo qualitativo; dall’altro, le prospettive per il prossimo anno indicano una possibile riduzione delle superfici investite a mais, conseguenza diretta delle incertezze economiche e della scarsa redditivita’ della coltura. il rischio e’ quello di assistere a un ulteriore indebolimento della maiscoltura nazionale, proprio in una fase in cui il paese avrebbe bisogno di consolidare la propria capacita’ produttiva e ridurre la dipendenza dalle importazioni. il settore chiede attenzione e interventi per evitare che l’attuale emergenza si trasformi in una crisi strutturale’. i problemi qualitativi del mais e il calo delle quantita’ disponibili del prodotto hanno ripercussioni non solo sulla redditivita’ delle aziende agricole ma impattano anche, sul medio termine, sugli operatori delle filiere dop, a partire dal grana padano, come spiega il presidente di confcooperative agroalimentare lombardia stefano PEZZINI che spiega: ‘i disciplinari di produzione delle dop impongono di avere una certa quota di materie prime per l’alimentazione degli animali che provenga dal territorio di origine. per il nostro comparto diventa dunque piu’ che mai necessario e urgente sviluppare sinergie con le filiere cerealicole, ma anche con il mondo della ricerca per trovare soluzioni e tecniche, anche nuove e innovative, al fine di affrontare il problema della produzione del mais’. secondo PEZZINI e’ necessario ‘un sostegno mirato alcomparto attraverso investimenti in ricerca e innovazione, misure dedicate e sostegno a progetti di filiera. si tratta di una sfida cruciale per la tenuta dell’intero settore, che riteniamo possa essere vinta soltanto unendo le forze e collaborando per il benessere di tutti gli attori in gioco’”.

AIA ALLA FAZI INSIEME ALLE ASSOCIAZIONI
REGIONALI E AGLI ENTI SELEZIONATORI

“alla 98esima fiera agricola zootecnica italiana, in programma a montichiari (brescia) fino al 25 ottobre 2026, l’associazione italiana allevatori (aia) rinnova la propria presenza insieme alle associazioni regionali allevatori (ara) e agli enti selezionatori”. lo rende noto un comunicato di aia, che cosi’ prosegue: “al padiglione 6, lo spazio istituzionale del sistema allevatori sara’ un punto d’incontro tra le eccellenze delle produzioni italiane e i servizi che ogni giorno accompagnano il lavoro nelle stalle: raccolta e analisi dei dati, attivita’ dei laboratori, assistenza tecnica, controllo della mungitura, innovazione e formazione. da venerdi’ 23 a domenica 25 ottobre, con l’iniziativa ‘il valore della filiera’, aia e le ara di valle d’aosta, piemonte, lombardia, veneto, emilia-romagna e friuli venezia giulia proporranno degustazioni guidate delle eccellenze casearie dop dei territori: dalla fontina al montasio, dall’asiago al grana padano, fino al piave, al castelmagno, allo squacquerone di romagna e alle produzioni della valtellina. sabato 24 ottobre, dalle 15.00 alle 16.15, e’ previsto un momento di approfondimento riservato alla stampa, in collaborazione con i consorzi di tutela coinvolti. le degustazioni saranno anche l’occasione per richiamare un impegno che va oltre la promozione dei prodotti. la qualita’ delle dop nasce infatti negli allevamenti, dove devono essere presidiate l’igiene della produzione e la sicurezza della materia prima. assume per questo particolare rilievo il lavoro svolto dalle ara al fianco degli allevatori nella gestione delle criticita’ connesse al latte crudo e nella prevenzione dei rischi microbiologici, compresi quelli legati agli stec. in diversi territori, le associazioni promuovono formazione degli operatori, assistenza in campo, verifiche sulle routine e sull’igiene della mungitura, supporto all’autocontrollo e attivita’ di campionamento, in raccordo con regioni, autorita’ sanitarie e istituti zooprofilattici. un contributo concreto alla diffusione delle buone pratiche, nel rispetto delle competenze veterinarie e dei controlli ufficiali. tra gli appuntamenti tecnici, sabato 24 ottobre aia promuovera’ al centro congressi fazi una giornata formativa rivolta ai tecnici e ai responsabili del servizio controllo mungitura (scm), dedicata a siall-scm, la nuova webapp per digitalizzare e armonizzare il servizio su scala nazionale. l’incontro approfondira’ le funzionalita’ operative del sistema e le evidenze scientifiche dell’scm di aia in materia di mungitura, tecnologia e benessere animale. e’ un esempio di innovazione che associa standard nazionali e capacita’ di intervento nelle singole aziende. la digitalizzazione e’ una delle direttrici strategiche di aia: i dati raccolti, verificati e analizzati dalla rete devono diventare informazioni tempestive, comprensibili e utilizzabili nelle decisioni dell’allevatore. attraverso strumenti come sialleva e lo sviluppo dell’interoperabilita’, l’associazione punta a favorire l’efficienza aziendale, migliorare la qualita’ delle produzioni e ridurre duplicazioni e adempimenti, nel rispetto delle autorizzazioni e della riservatezza delle informazioni. questa prospettiva poggia su una struttura presente in tutto il paese: 16 associazioni regionali e interregionali, oltre 600 tecnici e 16 laboratori, uno dei quali specializzato in analisi genomiche. accanto all’innovazione tecnologica, aia considera decisiva la formazione continua, con una particolare attenzione ai giovani allevatori. l’obiettivo e’ accompagnarli nel tempo attraverso percorsi strutturati, non interventi episodici: dalla lettura dei dati alla scelta consapevole delle tecnologie, dall’igiene e dalla biosicurezza al benessere animale, dalla sostenibilita’ alla gestione economica dell’impresa. in questa direzione si colloca anche il percorso di sviluppo di aia academy, destinato a rafforzare le competenze degli allevatori e della rete tecnica attraverso attivita’ in presenza e a distanza. un ulteriore asse di lavoro riguarda le partnership e le collaborazioni con i vari stakeholder della filiera agroalimentare, tra cui i rappresentati della dop economy. mettere in relazione dati produttivi, informazioni sulla qualita’ del latte e indicatori di efficienza significa fornire agli allevatori strumenti per migliorare le proprie scelte e alle filiere basi conoscitive piu’ solide per tutelare la distintivita’, la qualita’ e la competitivita’ delle produzioni italiane. ‘e’ questa la sfida: restituire all’allevatore il valore dei dati che genera ogni giorno, aiutandolo a capire dove puo’ migliorare, ridurre i costi e creare piu’ valore. e contemporaneamente mettere i consorzi nelle condizioni di conoscere sempre meglio la propria base produttiva, programmare e rafforzare qualita’, distintivita’ e competitivita’ delle nostre dop’, sottolinea il presidente aia, ettore PRANDINI. la presenza di aia a fazi riassume quindi un impegno preciso: fare in modo che ogni allevatore possa contare su una rete di professionisti, laboratori e strumenti affidabili per affrontare le sfide quotidiane e costruire nuove opportunita’ di crescita. un sostegno che parte dal territorio e si estende alle filiere, mettendo conoscenza e innovazione al servizio del valore delle produzioni zootecniche italiane”.

FAZI: CONVEGNO CONFAGRICOLTURA BRESCIA, MODELLO
GRANA PADANO SOSTIENE LA FILIERA

“la produzione di latte continua a crescere, ma il mercato non riesce ad assorbire gli stessi volumi, mettendo sotto pressione le quotazioni e la redditivita’ degli allevamenti. in questo scenario complesso, le produzioni dop, e in particolare il modello grana padano, si confermano un elemento di stabilita’, capace di valorizzare la materia prima e sostenere la filiera. e’ il messaggio emerso questa mattina, venerdi’ 23 ottobre, dal convegno ‘latte, dop e mercato: il modello grana padano e altre produzioni casearie’, organizzato da confagricoltura brescia alla fazi di montichiari. un confronto tra allevatori, industria casearia, istituzioni e mondo finanziario sulle difficolta’ del settore e le opportunita’ offerte dalla trasformazione e dall’export”, informa un comunicato di confagricoltura brescia che aggiunge: “a evidenziare le preoccupazioni dei produttori e’ stato francesco MARTINONI, presidente onorario di confagricoltura brescia e della sezione latte nazionale, che ha portato l’esperienza diretta di allevatore: ‘stiamo vivendo un momento di grande preoccupazione. la produzione di latte italiana ed europea e’ aumentata sensibilmente, ma il mercato non e’ cresciuto allo stesso ritmo. la sovrapproduzione penalizza soprattutto gli allevatori fuori dai circuiti delle grandi dop. gli accordi nazionali sui prezzi non sono stati rispettati da una parte dell’industria e il sistema del doppio prezzo penalizza i produttori, che devono affrontare anche disdette dei contratti di conferimento’. da qui l’appello a riaprire il confronto: ‘serve tornare al tavolo e trovare accordi rispettati. gli allevatori garantiscono qualita’ e investimenti, ma hanno bisogno di prezzi sostenibili. il grana padano e’ e resta una grande opportunita”. il ruolo del grana padano e’ stato approfondito da stefano BERNI, direttore del consorzio di tutela, che ha evidenziato la capacita’ della dop di garantire una delle destinazioni piu’ remunerative al latte. dopo il forte incremento produttivo degli ultimi due anni, il consorzio e’ intervenuto per riequilibrare il mercato: ‘nel 2026 abbiamo contenuto la crescita produttiva allo 0,5 per cento, mentre la produzione nazionale di latte continua ad aumentare. per il 2027 prevediamo una nuova espansione, tra il 3 e il 6 per cento, che consentira’ di assorbire altro latte. le potenzialita’ sono grandi, soprattutto grazie all’export, ma la crescita va programmata per salvaguardare il valore del prodotto’. sulle opportunita’ internazionali e’ intervenuto paolo ZANETTI, presidente di assolatte, richiamando la capacita’ dell’industria casearia italiana di innovare e conquistare mercati: ‘abbiamo materie prime di qualita’, imprese innovative e un settore che ha portato l’export di formaggi a circa sei miliardi di euro. le produzioni italiane hanno ancora grandi margini di crescita, soprattutto fuori dall’europa, che oggi rappresenta solo il 20 per cento delle esportazioni. dobbiamo continuare a investire, aprire nuovi mercati e comunicare il valore dei nostri prodotti’. a concludere il confronto oscar SCALMANA, presidente di confagricoltura brescia, che ha ribadito la necessita’ di tutelare la redditivita’ degli allevatori: ‘il grana padano e’ una grande ricchezza del territorio e un modello virtuoso di filiera. il suo successo dimostra quanto sia importante programmare la produzione e garantire rapporti equilibrati tra allevatori e industria. le nostre aziende hanno investito in qualita’, innovazione e sostenibilita’ e devono ottenere una giusta remunerazione. le dop rappresentano una risposta forte, ma il valore va distribuito equamente lungo tutta la filiera’. al convegno sono intervenuti anche gabriele CANALI, docente di economia agraria all’universita’ cattolica, che ha delineato il quadro economico del comparto e il ruolo delle dop, marco LUPO, capo dipartimento del ministero dell’agricoltura, stefano PEZZINI, presidente di confcooperative agroalimentare lombardia, luca CALDERA e andrea RONCHI di unicredit”.

FAZI: PROTOCOLLO AIA/CONSORZIO PARMIGIANO REGGIANO
PER VALORIZZAZIONE DATI NELLA FILIERA

“trasformare i dati raccolti negli allevamenti in strumenti utili per le imprese, tutelare il valore del loro lavoro e accompagnare l’innovazione nella filiera. con questi obiettivi, il presidente dell’associazione italiana allevatori, ettore PRANDINI, e il presidente del consorzio del parmigiano reggiano, nicola BERTINELLI, sottoscrivono a montichiari, in occasione di fazi, la fiera agricola zootecnica italiana, un protocollo di collaborazione dedicato alla valorizzazione del dato zootecnico. la novita’ di questo accordo e’ che viene assunto nel quadro di una filiera, quella del parmigiano reggiano, che coinvolge oltre 2.000 allevatori (che per oltre l’80% sono gia’ oggi parte del sistema dei controlli funzionali) per la produzione di oltre 21 milioni di quintali l’anno. il punto cardine e’ che parliamo di latte di grande qualita’ che nasce per essere trasformato in formaggio e per dar vita alla piu’ importante eccellenza casearia italiana”, informa un comunicato di aia e consorzio parmigiano reggiano che cosi’ prosegue: “l’intesa unisce due realta’ centrali per la zootecnia e l’agroalimentare italiano. aia porta un patrimonio di competenze tecniche, informazioni e servizi costruito attraverso il lavoro quotidiano a fianco degli allevatori. il consorzio, impegnato nella tutela e nella valorizzazione di una delle piu’ rappresentative dop italiane, mette a disposizione la conoscenza della filiera e delle esigenze di chi produce e trasforma il latte. la collaborazione rafforza il collegamento tra il lavoro nelle stalle e le scelte basate sui dati, che accompagnano lo sviluppo della denominazione. il principio e’ chiaro: l’innovazione deve produrre valore per gli allevatori. le informazioni generate nelle aziende, raccolte e validate con metodi affidabili, possono diventare un vantaggio concreto: aiutare a leggere gli andamenti produttivi, individuare margini di miglioramento e orientare le decisioni. per il consorzio significa disporre di una base conoscitiva piu’ solida per sviluppare servizi e sostenere la filiera, valorizzando il contributo della produzione primaria per mantenere sempre piu’ elevata la qualita’ del parmigiano reggiano. l’accordo definisce la cornice, con durata prevista fino al 2031, entro cui verranno sviluppati report, indicatori e strumenti digitali dedicati all’efficienza aziendale, alla qualita’ del latte, al benessere animale e alla sostenibilita’ nonche’ approfondimenti a supporto delle politiche consortili a partire dalla regolazione dell’offerta. un percorso nel quale l’esperienza tecnica di aia e la visione di filiera del consorzio si integrano per rendere le informazioni comprensibili e utilizzabili nelle scelte di ogni giorno. la formazione sara’ parte integrante di questo percorso. l’intesa prevede la possibilita’ di attivare iniziative congiunte rivolte ad allevatori e tecnici, per rafforzare la capacita’ di interpretare i dati, trasformarli in informazioni e ottimizzare i ritorni, sia tecnici che economici. accompagnare gli allevatori nell’innovazione significa fornire maggiore consapevolezza e autonomia, mettendoli nelle condizioni di valutare le proprie prestazioni e le opportunita’ di miglioramento. la tutela degli allevatori passa anche da regole chiare sull’utilizzo delle informazioni: finalita’ definite, autorizzazioni, riservatezza e tracciabilita’. il patrimonio informativo raccolto nelle stalle viene cosi’ valorizzato nell’ambito di una collaborazione trasparente, orientata a benefici per la produzione e per la filiera dop. ‘dobbiamo compiere un salto di qualita’: passare da un sistema che raccoglie e restituisce dati a un sistema che utilizza la conoscenza per orientare le produzioni. mettere in relazione qualita’ del latte, alimentazione, performance produttive e costi significa offrire agli allevatori strumenti concreti per decidere come e dove migliorare. ma significa anche consentire a una grande dop come il parmigiano reggiano di programmare le proprie strategie partendo da una conoscenza sempre piu’ approfondita degli allevamenti. il futuro della zootecnia italiana passa da qui: trasformare il dato in informazione, l’informazione in decisioni e le decisioni in valore per chi produce’, sottolinea PRANDINI, presidente di aia. ‘il consorzio negli ultimi anni ha fatto un lavoro enorme per costruire strumenti a supporto delle politiche di filiera, dal registro quote latte, all’osservatorio dei dati commerciali in collaborazione con nielsen, al registro delle giacenze in collaborazione con ismea’ afferma il presidente BERTINELLI, che prosegue ‘con l’accordo siglato oggi diamo contenuti al tassello della filiera che ci mancava: quello dell’allevamento. da questa collaborazione verra’ amplificata e migliorata la capacita’ di guidare le scelte strategiche, e questo accordo diventera’ certamente un modello di riferimento per molte altre filiere di formaggi dop’. la firma alla fazi segna un passo importante: mettere la conoscenza al servizio di chi alleva, rafforzando il legame tra innovazione, tutela delle imprese e valore delle produzioni italiane”.

FAZI: GIOVANI COLDIRETTI LOMBARDIA CHIEDONO UNA PAC
PIU’ ATTENTA A REALTA’ PRODUTTIVE E TERRITORIALI

“una politica agricola comune piu’ attenta alle diverse realta’ produttive e territoriali, capace di garantire la sostenibilita’ economica delle imprese, tutelare l’ambiente attraverso norme realmente applicabili e assicurare continuita’ alle attivita’ agricole, riconoscendo nel ricambio generazionale una priorita’ strategica. e’ questa la road map dei giovani imprenditori agricoli di coldiretti lombardia per la definizione della nuova pac, attualmente in discussione a livello europeo. le proposte sono state presentate nella giornata di apertura della 98ª edizione della fazi di montichiari (bs), e delineano le caratteristiche che, secondo i giovani agricoltori, dovra’ avere la nuova pac per garantire un futuro al comparto. ad ascoltare la voce degli imprenditori agricoli under 40 anche il ministro francesco LOLLOBRIGIDA, che ha visitato lo stand coldiretti”, informa un comunicato di coldiretti lombardia che aggiunge: “tra le priorita’ segnalate dai giovani agricoltori, la semplificazione burocratica, la garanzia di tempi brevi e certi nell’erogazione delle risorse, strumenti per l’innovazione, l’insediamento dei giovani, la valorizzazione di pratiche multifunzionali come la trasformazione e la vendita diretta, ma soprattutto una maggiore attenzione alle diverse necessita’ produttive”.