TERENZI (DONNE IN CAMPO), UNA RETE DELLE DONNE IN CAMPO FACCIA CIRCOLARE ENERGIE POSITIVE

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Di Letizia Martirano

Si è svolta alcuni giorni fa l’assemblea di Donne in Campo, l’associazione femminile di CIA-agricoltori italiani, alla quale e’ intervenuta, la ministra delle politiche agricole Teresa Bellanova. La presidente Pina Terenzi ha evidenziato, nella sua relazione, i temi che maggiormente stanno a cuore al gruppo Donne imprenditrici che dirige. In questa intervista la presidente, che sarà affiancata nei prossimi mesi da tre vice Luana Tampieri, Monica Bettollini e Lucrezia Digilio, risponde, con molto fair play, ad alcune domande sui temi scottanti del momento partendo dall’annuncio fatto di un Patto per il Green New Deal lanciato dalla commissione europea.

Il patto che Donne in Campo ha proposto nell’Assemblea del 23 giugno per il Green New Deal a che condizioni, secondo lei, può divenire un solido strumento di cambiamento?

Il ‘Patto’ proposto dall’Assemblea Nazionale Donne in Campo, come ricordavo nella mia relaziona introduttiva, riguarda la necessità di un progresso collettivo, un cambio nella gerarchia di valori condivisi che metta al centro la ‘cultura della vita’ basata sul rispetto per gli equilibri che la generano e la conservano. Come donne, generando la vita, siamo portate a difenderla e tutelarla, ma oggi abbiamo un compito diverso, un ruolo educativo: quello di trasmettere questo valore e farlo diventare dominante nella nostra cultura. Perciò solo un progresso culturale collettivo potrà renderlo un solido strumento di cambiamento. Noi, come ha ricordato l’On. Cenni, siamo semi.

Nella scala delle priorità i servizi di sostegno alle agricoltrici in che posizione si collocano?

I servizi di sostegno alle agricoltrici sarebbero di grande utilità ma la loro organizzazione, per esempio per quelli di sostituzione, si scontra con la tipologia delle nostre aziende e del nostro tessuto economico rendendo troppo alti i costi e difficile la loro organizzazione e diffusione.

Con il lockdown molte donne sono state costrette a lasciare il lavoro e probabilmente continueranno a doverlo fare nei prossimi mesi. Qual è la situazione in ambito agricolo?

L’agricoltura non si è mai fermata, ha garantito approvvigionamento di cibo durante tutto il periodo di lockdown, per cui per le imprenditrici agricole non parlerei di perdita di lavoro, ci sono state invece perdite di opportunità di lavoro. Nel periodo emergenziale le donne hanno dovuto comunque svolgere il lavoro con l’incombenza di dover badare a figli ed anziani a causa delle chiusure degli asili, delle fattorie didattiche e delle strutture per anziani. Hanno perso l’opportunità di svolgere attività ricettiva negli agriturismi, di potenziare le vendite dei prodotti agricoli per le limitazioni agli spostamenti e riorganizzarsi con le proprie comunità per poter vendere il prodotto. La chiusura prima, ed ora la lentissima ripresa del canale Ho.re.ca. ha comportato grande perdita per le aziende agricole che forniscono la ristorazione con i prodotti salutari e genuini per cui gli effetti negativi ci sono e ci saranno ancora, questa è la situazione attuale, la fotografia di un comparto che a fatica cerca far sopravvivere le proprie aziende.

Lei personalmente e tutta l’assemblea ha mostrato di apprezzare le scelte fatte dalla ministra Bellanova. Puo’ il governo fare di più per le donne che conducono aziende agricole?

La Ministra Bellanova ha inserito una misura importante e coraggiosa in Legge di Bilancio. Un ‘bonus’ a favore delle imprenditrici agricole, che ha intitolato per di piu’ a Donne in Campo suscitando nelle nostre associate orgoglio e riconoscenza. Il Bonus offre l’opportunita’ alle imprenditrici agricole di ottenere mutui a tasso zero per il rilancio delle aziende e la commercializzazione dei prodotti. Erano anni che non si vedevano misure dirette alle imprese femminili e questo è un concreto riconoscimento del ruolo di forte innovazione e del valore sociale e ambientale che svolgono le donne dell’agricoltura che la Ministra riconosce, dimostrando una grande capacità di visione. Non era un’azione scontata. Difendere l’agricoltura di qualità, le eccellenze territoriali, i prodotti di nicchia e la multifunzionalità aiuterebbe molto le donne.

La senatrice Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Cervi, vi ha invitato ad essere più presenti nei mass-media. È una scelta praticabile a suo giudizio?

E’ vero che le straordinarie donne dell’agricoltura sono completamente assenti dalla rappresentazione mediatica e la Senatrice Soliani in questo senso ha colto un punto di fondamentale importanza. Sarebbe cruciale infatti che l’opinione pubblica conoscesse il lavoro quotidiano di noi donne a favore di un cibo sano e di un’agricoltura sostenibile. Questo potrebbe rendere concreta la possibilità di quel cambiamento nei valori collettivi, di cui si parlava prima, utile a generare un cambiamento.

Ma penetrare il sistema mediatico non è facile, inoltre i tempi delle donne impegnate in un’impresa, nella cura della famiglia e nel nostro caso anche nella rappresentanza costituisce un grave limite alla nostra capacità di dedicarci alla cura della nostra immagine.

In uno dei suoi interventi durante l’assemblea lei ha richiamato le associazioni territoriali ad una maggiore comunicazione in ambito interno. Perché sente questa esigenza? Noi vogliamo portare a termine la costruzione della rete delle Donne in Campo come una rete circolare di energie positive. Per fare questo dobbiamo migliorare la nostra capacità di comunicare con le nostre associate in un percorso trasparente e funzionale per fare si che il nostro lavoro di rappresentanza della ‘visione’ e delle necessità delle nostre imprenditrici fluisca in modo efficace dal basso verso l’alto.