MERCURI (ALLEANZA COOPERATIVE AGROALIMENTARI), NEXT GENERATIONE EU STRAORDINARIA OCCASIONE

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di Letizia Martirano

Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari, analizza in questa intervista le potenzialità del Next generation Eu e le azioni ad esso connesse sottolineando gli ambiti in cui la cooperazione può svolgere un ruolo propositivo.

Come valuta il Next generation Eu e le azioni ad esso connesse?

Il programma Next Generation Eu rappresenta una straordinaria occasione per il rilancio del nostro Paese. L’Italia avrà a disposizione circa 309 miliardi di euro per il periodo 2021-2029. Di questi ben 223,9 miliardi, salvo correzioni in parte già preannunciate che dovrebbero far scendere il budget a 204 miliardi, saranno impiegate nell’ambito del Piano di ripresa e resilienza, che dovrà essere realizzato entro il 31 dicembre 2026. Il Piano è articolato in sei missioni alle quali si associano parallelamente tre priorità trasversali: donne, giovani e Sud.

Cosa rappresenta tutto ciò secondo lei?

Penso sia un’azione epocale che se da un lato è chiamata ad affrontare le conseguenze immediate, sanitarie, sociali ed economiche della crisi pandemica, avrà anche l’obiettivo ambizioso di realizzare riforme strutturali del nostro Paese, in linea con le raccomandazioni provenienti della Commissione europea. Sono convinto che, se ben attuate, le azioni potranno realmente cambiare in meglio il nostro Paese e avere una ricaduta positiva su tutti i cittadini e le imprese.

Quali sono a suo giudizio i presupposti per l’ottimale attuazione del PNRR e quali le criticità?

Ci sono due aspetti fondamentali che sono prioritari per l’attuazione di un piano che miri a cambiare il nostro paese: il primo è relativo all’efficienza della pubblica amministrazione, il secondo riguarda il rapporto e il sistema di relazioni tra pubblico e privato, che dovrebbe a mio avviso fondarsi su un nuovo patto tra pubblico, privato e privato sociale.

Passando alle risorse per il settore agroalimentare, sono a suo avviso sufficienti?

Le imprese agricole, agroalimentari, della pesca e dell’acquacoltura possono accedere ad un plafond di risorse di gran lunga superiore rispetto all’importo di 2,5 miliardi di euro che sono previsti per la sottoazione “Agricoltura sostenibile”, inserita nella Missione 2. Ad oggi, questa linea di azione si articola in tre progetti: contratti di filiera, parchi agrisolari, logistica per i settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, forestale e florovivaistico. Le risorse saranno destinate a iniziative per la competitività, la riqualificazione energetica e la capacità logistica. Sarebbe miope circoscrivere il giudizio sul Piano solo alle voci di spesa che richiamano esplicitamente il settore agricolo, agroalimentare e della pesca.

E quali sono le altre missioni che coinvolgono il settore agroalimentare?

Nella Missione 1 troviamo l’azione “Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo”, che stanzia complessivamente 26,55 miliardi per la Transizione 4.0, la Digitalizzazione PMI e il Fondo di garanzia, Politiche industriali di filiera e internazionalizzazione. Si tratta di stanziamenti importanti dal momento che l’agricoltura 4.0 nel nostro Paese è ancora molto marginale, ostacolata da ridotte dimensioni aziendali e da altre criticità che rendono difficile attuare investimenti.

Cosa possono fare le cooperative in questo ambito?

Se opportunamente sostenute, le cooperative potrebbero divenire un vero e proprio hub per l’informatizzazione delle aziende agricole di base, che sono spesso ubicate in zone rurali con difficoltà per le connessioni ad internet. Più in generale, le cooperative possono essere strategiche per una reale innovazione dell’intera filiera agroalimentare attraverso la realizzazione di investimenti finalizzati alla modernizzazione delle attività di trasformazione dei prodotti oggetto di conferimento, nonché per la loro promozione e commercializzazione. Inoltre, le cooperative potrebbero essere un centro di servizi a beneficio dei soci per la fornitura di mezzi ad alte prestazioni ambientali, di carburante ottenuto da fonti rinnovabili, di fertilizzanti organici derivanti da residui agricoli e alimentari e di servizi per la difesa integrata: tutto questo in un’ottica sharing.

Come si riesce a realizzare questi obiettivi?

Se si sceglierà di puntare sulla crescita dimensionale delle cooperative si riuscirà a mio avviso ad implementare la capacità e velocità di reazione del settore agroalimentare rispetto ai cambiamenti di mercato sempre più improvvisi, ai nuovi stili di consumi, così come alle nuove politiche in tema di sostenibilità.

Sarà di fondamentale importanza, a tal riguardo, finanziare e sostenere un’efficace e mirata politica di aggregazioni al fine di raggiungere maggiori economie di scala che consentiranno alle imprese razionalizzazioni produttive, logistiche e distributive. Un obiettivo che potrebbe essere facilmente conseguito, oltre che attraverso lo strumento del Fondo di garanzia, mediante misure fiscali incentivanti, il ricorso agli strumenti finanziari ibridi messi a disposizione da parte di Cdp, Ismea, Invitalia.

Ci sono altre possibilità di costruire proposte?

Se consideriamo più attentamente la missione n. 2, “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, il PNRR prevede interventi per ben 69,80 miliardi, con l’obiettivo generale di migliorare la resilienza dell’agro-ecosistema. In tale ambito si potranno mettere in campo interventi finalizzati a contrastare la siccità, rimediare al dissesto idrogeologico, ridurre le emissioni, aumentare la fertilità del suolo, sviluppare forme di economia circolare, ecc.

In questo caso a cosa punta la cooperazione?

Per il mondo della cooperazione la sostenibilità, nelle sue declinazioni ambientale, economica e sociale, è la sfida da vincere nei prossimi anni. Occorre dare impulso all’economia circolare, sia puntando su una fiscalità di vantaggio per chi utilizza prodotti derivanti da processi di recupero o per chi utilizza sottoprodotti nel proprio processo produttivo, sia destinando risorse specifiche per progetti di innovazione, per la gestione del bosco, per l’olivicoltura, per la diversificazione produttiva, per il recupero delle acque reflue dei processi di trasformazione dell’agroindustria, per la produzione di biometano e altro.

Le infrastrutture, che giudicate inefficienti, sono essenziali per il rilancio dell’agroalimentare italiano. Quali iniziative sarà necessario mettere in campo?

Rilevantissima per il settore agroalimentare è la Missione 3, “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”, nell’ambito della quale si prevedono investimenti interessanti per il comparto pari a 3,68 miliardi di euro.  Durante i mesi di chiusura dovuti al Covid19 si è visto come il settore agroalimentare abbia retto e in modo particolare si è potuto riscontrare come tutta la distribuzione malgrado le innumerevoli difficoltà sia riuscita a mantenere una continuità della fornitura di cibo in tutte le città italiane. Nonostante l’ottimo risultato ottenuto da parte della produzione, sono emerse in maniera preponderante tutte le problematiche relative al sistema di trasporto nazionale, che risulta inadeguato dal punto di vista della velocità e dei collegamenti nazionali e con le altre parti del mondo. Circa il 70% delle merci circola nel nostro paese su gomma. Al di là degli attuali limiti del sistema, è necessario porre in essere una valorizzazione delle infrastrutture presenti e colmare i gap di accessibilità delle infrastrutture fisiche, di nodo e di rete, di accessibilità intermodale e digitali, soprattutto nelle aree rurali.

Come devono essere concepiti gli interventi?

Il quadro delle azioni e degli interventi dovrà basarsi su di una visione complessiva e partecipativa con un’integrazione costante tra pubblico e privato per raggiungere risultati funzionali ed evitare la messa in atto di opere ridondati o poco efficienti. È anche fondamentale creare una logica di sistema che veda un’integrazione tra gli interventi su scala regionale, nazionale ed internazionale.

Che ruolo può svolgere la cooperazione rispetto invece all’auspicabile rilancio dello sviluppo nelle aree marginali del nostro paese?

Nell’ambito della Missione 5, “Inclusione e coesione sociale”, sono previste tre linee di azione, tra cui anche gli interventi speciali di coesione territoriale.  Gli obiettivi ambiziosi individuati per questa missione possono trovare un valido interprete proprio nella cooperazione che, come modello d’impresa, è fortemente radicata sui territori.

Io sono convinto che le cooperative potranno trovare riconoscimento del ruolo importantissimo che esse svolgono per lo sviluppo di queste aree. Proprio investendo sulla cooperazione sarà possibile promuovere lo sviluppo di aree interne e marginali, puntando su alcuni asset strategici come la prevenzione del dissesto idrogeologico, il contrasto all’abbandono delle terre e il ricambio generazionale. Interessanti prospettive sempre per il rilancio delle aree marginali possono venire anche dallo sviluppo di nuove imprese cooperative come le cooperative di comunità.