BUONFIGLIO (ALLEANZA COOPERATIVE PESCA), IL FUTURO DEI PESCATORI SI GIOCA SULL’ATTENZIONE CHE IL GOVERNO AVRÀ A BRUXELLES, A ROMA E NEL MEDITERRANEO

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di Letizia Martirano

L’Alleanza delle Cooperative Italiane della pesca ha dichiarato lo stato di agitazione e ha indetto manifestazioni per il 12 giugno a Venezia e a Mazara del Vallo, con l’appoggio delle organizzazioni francesi e spagnole. In questa intervista il presidente dell’Alleanza Gian Paolo Buonfiglio spiega le ragioni della protesta, indica le responsabilita’ e le possibili contromisure al disegno politico della Commissione europea.

Presidente Buonfiglio cosa sta succedendo?

Nella pesca italiana e euromediterranea si sta verificando “La Tempesta perfetta”, per dirla col titolo di un thriller americano del 2000. A scatenarsi, pero’, non sono gli elementi della natura. Di fronte al perdurare dello stato di sofferenza di molti stock ittici, l’Unione Europea ha varato nel 2019 il Multiannual Plan o MPA, un regolamento sulla gestione delle risorse demersali nel Mediterraneo occidentale che le consente di proporre la riduzione dello sforzo di pesca fino al 40% in 5 anni. Tra 2019 e 2021 i giorni annui di attività dei pescherecci italiani sono già stati diminuiti del 20%, e la Commissione Europea sta ora proponendo un altro taglio del 10% per il 2022. Tutto lascia pensare che, senza neanche aspettare di verificare i risultati delle riduzioni già effettuate, la Commissione europea andrà avanti con i tagli fino al 40%, e questo non solo per il Mediterraneo occidentale ma anche per Adriatico e Ionio dove, anche in mancanza di un Regolamento MAP, si va nella stessa direzione sulla base di raccomandazioni della Commissione Generale per la Pesca per il Mediterraneo (CGPM) della FAO.

Quali sono le conseguenze?

Evidentemente con un taglio del 40% delle giornate moltissime imprese di pesca non riusciranno a stare in piedi e non potranno che chiudere e sbarcare gli equipaggi, ma questo in fin dei conti è proprio quello che vuole la Commissione europea che da anni afferma che ci sono troppe barche per pescare troppi pochi pesci.

Qual e’ l’obiettivo della Commissione?

L’obiettivo del Commissario alla pesca e ambiente Sinkevicius evidentemente è quello di ricostituire gli stock qualsiasi sia il prezzo in termini economici e sociali. Agli stati membri dell’UE è rimandato il compito di pagare questo prezzo e di veder estinguere il settore produttivo che alimenta i loro mercati ittici e anima tante comunità costiere, con tutto il bagaglio di cultura e tradizioni che porterà con sé.

Qual e’ la risposta non solo italiana a questa politica?

Noi, di fronte a questa prospettiva, non possiamo che alzare i toni e fare a oltranza tutto quanto sarà possibile per impedirlo, e con noi tutta la pesca euromediterranea. Le proteste sono già iniziate in Spagna e Francia, e alle nostre manifestazioni parteciperanno colleghi croati e maltesi.

Voi negate che le risorse ittiche del Mediterraneo siano in sofferenza, che esista un problema di sovrasfruttamento delle risorse da parte della pesca?

 Anche se sono molte le perplessità sui modelli utilizzati dalla ricerca scientifica per la valutazione degli stock ittici, che in molti casi producono risultati che non corrispondo alla realtà osservata giorno per giorno in mare, e che comunque arrivano con uno o due anni di ritardo rispetto al momento in cui il dato è stato registrato e immesso nel sistema di valutazione, non vogliamo negare che il problema esista. Gli stessi modelli di valutazione sono stati utilizzati su altri stock in altri mari dove poi il problema è stato risolto intervenendo sui sistemi di gestione della pesca (molto diversa da quella mediterranea).

Dunque cosa contestate?

Noi oggi non contestiamo la diagnosi, contestiamo una cura che uccide la pesca e non considera altre fonti di impatto sull’ambiente marino e sugli stock. Peraltro da decenni la flotta da pesca europea in Mediterraneo non ha fatto altro che ridursi.  In Italia parliamo del del 16% nell’ultimo decennio.  Decenni in cui sono state adottate diverse misure tecniche e di gestione. Peschiamo ormai meno della metà di quanto facevamo 20 anni fa. Eppure gli stock sono sempre in sofferenza, sembra che tutto quanto fatto in 30 anni di Politica Comune e italiana della Pesca non sia servito a niente. Era tutto sbagliato e inutile?

C’è, da come lei parla, qualche altro problema su cui non si sta lavorando o si lavora troppo poco?

Nel tanto invocato – a parole più che nei fatti – approccio ecosistemico ci dicono che sono diversi i fattori che entrano in gioco, ma si continua a lavorare come se la pesca fosse la sola responsabile dello stato delle risorse ittiche. Non sarà che forse è quella su cui è più facile lavorare, tagliare, limitare? Anche i bambini ormai sanno che c’è un problema di inquinamento e di cambiamenti climatici. Si sa anche che la riduzione degli scarichi di nutrienti in mare ha una influenza diretta sulla produttività primaria e quindi su tutta la catena trofica. Ma chi ne sta valutando l’impatto sulla biomassa ittica? Chi sta fermando le trivelle in mare? Chi si occupa della intensificazione del traffico marittimo e della cementificazione delle coste? Della desertificazione periodica intorno ai rigassificatori o nelle zone dove i giacimenti petroliferi si ricercano con l’air gun? Quando ne parliamo con la DG Mare a Bruxelles ci dicono che non rientra nelle loro competenze e intanto continuano a chiudere la pesca mediterranea, tanto i nostri mercati ittici saranno approvvigionati con prodotto importato. Se questo poi è stato pescato in dumping sociale e ambientale sembra non sia un problema che riguardi l’UE. E se anche il problema fosse solo la pesca, cosa che non è, non si può comunque risolvere il problema chiudendola. L’unica pesca che va eliminata è quella illegale. Noi non vogliamo conservare lo status quo, vogliamo lavorare per migliorare la sostenibilità del sistema pesca ma questa deve essere, oltre che ambientale, anche economica e sociale.

Cosa bisognerebbe fare, a giudizio dell’Alleanza, per risolvere la situazione senza diminuire l’attività dei pescherecci?

Fermo restando che per quello che ho appena detto bisognerebbe fare anche altro per il mare, e non pensare di risolvere tutto accanendosi contro la pesca effettuata nel rispetto delle norme, esistono diverse possibilità che possono essere adottate e misurate nei loro effetti, singolarmente o contemporaneamente. Esistono programmi di ricerca effettuati su possibili misure tecniche i cui rapporti stanno raccogliendo polvere sugli scaffali, esperienze pilota effettuate in scala locale, di GSA o di altri Paesi. In Italia è stata finanziata per anni e anni ricerca applicata al settore, funzionano istituti scientifici specializzati, abbiamo accademici di grande competenza. E poi esiste la politica che dovrebbe scegliere indirizzi, modelli di gestione e di governo, ascoltando tutti gli stakeholder del sistema pesca. Tutto questo patrimonio di conoscenze ed esperienze deve essere trascurato, annullato e sostituito dall’Unione europea con la riduzione dei giorni di pesca annui fino alla estinzione delle imprese? Non possiamo sperimentare soluzioni diverse, sviluppando una governance in cui Ministero, ricerca scientifica, Associazioni, ONG, sindacati, dialoghino per la promozione di modelli sostenibili?

A quanto pare non e’ l’orientamento della Commissione europea le cui proposte, se approvate dal consiglio dei ministri ue, renderebbero la vostra battaglia senza speranze. E’ cosi’?

Innanzitutto i pareri scientifici devono servire di supporto ai decisori, non sostituirsi ad essi. Questo è sempre più importante non solo per governare l’uscita dal quadro pandemico ma anche in Europa dove il “Green deal” rischia di travolgere tutto e tutti con scelte ideologiche prese da chi è lontano anni luce dalla realtà delle attività produttive. Il nostro governo non può continuare ad approvare regolamenti e piani di gestione proposti dalla CE senza valutarne gli impatti economici e sociali in Italia, sacrificando interi settori e categorie sul tavolo delle contropartite. E questo, per quanto ci riguarda, sia nei consigli dei ministri della pesca dell’UE sia nella Plenaria della Commissione generale per la pesca del Mediterraneo (CGPM), dove la Commissione europea ha ormai consolidato un sistema di aggiramento delle procedure legislative comunitarie mortificando il ruolo del Parlamento europeo e annullando la democrazia della codecisione introdotta con il trattato di Lisbona, con la scusa che così si vincolerebbero anche i Paesi extra UE. Di fatto nella CGPM i rappresentanti dei Governi approvano raccomandazioni proposte dalla CE che diventano vincolanti per tutti i Paesi aderenti e per la UE, senza alcun vaglio parlamentare. Su questi passaggi ci vuole maggiore attenzione, come occorre essere attenti e competenti a Bruxelles a livello del COREPER, il comitato dei rappresentanti permanenti, e quindi nella nostra rappresentanza permanente dove, al momento, la pesca è materia sconosciuta, proprio quando è di fondamentale importanza stringere alleanze con gli altri Stati membri sia in vista della prossima plenaria della CGPM sia del consiglio dei ministri della pesca  di Dicembre per il voto sulle opportunità di pesca 2022, ma anche su dossier delicati come quello della revisione del Regolamento controlli  a causa del quale rischia di entrare in vigore la norma infame ed offensiva delle telecamere a bordo dei pescherecci, con la definitiva collocazione dei pescatori tra i potenziali delinquenti da sottoporre a sorveglianza speciale. 

Il problema e’ essenzialmente politico, corretto?

Assolutamente. Tutto si gioca sul livello di attenzione che il nostro Governo avrà per la pesca, a Bruxelles come a Roma e nel Mediterraneo. Ammortizzatori sociali, fiscalità, concessioni e canoni demaniali, giurisdizione delle acque nel Mediterraneo meridionale, tanti sono i dossier che richiedono una forte attenzione politica divenuta ormai indispensabile.

Prevedete passi ulteriori dopo le manifestazioni del 12 Giugno?

Lo stato di agitazione andrà avanti ad oltranza e, dopo Venezia e Mazara del Vallo, individueremo altre marinerie dove manifestare richiamando l’attenzione dell’opinione pubblica, delle istituzioni e della politica. Nel contempo continueremo a coordinarci ed a stringere sempre di più la nostra alleanza sia tra le Associazioni del nostro Paese che con i colleghi degli altri Stati membri mediterranei.