L’albero di Luglio – L’Albicocco

di Lucilla Ricottini, Medico Chirurgo, esperta di Omeopatia, Omotossicologia, Fitoterapia

Il mito

L’albero di albicocco – Prunus Armeniaca – fu portato nel Mediterraneo dagli Arabi nel I secolo d.C. ma e’ originario della Cina e dell’Asia Centrale, dove era coltivato fin dal 3000 a.C. Secondo alcuni, pero’, arrivò in Europa dopo la spedizione di Alessandro Magno.

I Romani lo chiamavano “armeniacum” cioè mela dell’Armenia perché da lì proveniva o anche praecox, cioè precoce perché il frutto maturava prima della pesca. L’albicocco cresce spontaneo anche sull’Himalaya, attorno ai 3000 metri di altezza, perché resiste bene al clima rigido.

Una leggenda racconta che in origine era solo una pianta ornamentale con bei fiori bianchi.  Quando l’Armenia venne invasa, si decise di abbattere gli alberi che non producevano frutto per farne legname e questa sarebbe stata la fine dell’albicocco. Una fanciulla che ne adorava i fiori pianse sotto la sua chioma per tutta la notte e al mattino sull’albero erano cresciuti dei frutti dorati: le albicocche. In alcune leggende l’albicocca viene anche indicata, al posto della mela, come il frutto proibito assaggiato da Adamo ed Eva.  Nella tradizione popolare inglese sognare l’albicocca porta fortuna, ma se la si sogna secca sono attese perdite e danni.

Le proprietà in fitoterapia e in erboristeria

L’ albicocca ha una tonalità di arancione chiaro, a metà tra giallo e rosa. La sua raccolta è tra giugno e settembre, ma il periodo migliore è nel mese di luglio. I dolci frutti di luglio sono i più ricchi di sostanze tonificanti, in particolare le vitamine A e del gruppo B. Contiene sali di potassio e magnesio, che sono molto efficaci nel neutralizzare cuscinetti e flaccidità. Grazie al basso contenuto calorico e al suo notevole potere saziante, l’albicocca costituisce la risposta strategica per combattere la fame estiva di metà mattina e metà pomeriggio. povero di calorie, Pur e’ un frutto ricco di vitamine e minerali. Possiamo quindi, senza esagerare, abbondare nel consumo.

La parte più preziosa dell’albicocca, ai fini terapeutici, è il nocciolo da cui si ricava un olio pregiato. Ampiamente utilizzato nel settore cosmetico, l’olio di albicocca, è un ottimo rimedio naturale ad azione rigenerante e idratante, perché permette di rinforzare il film idrolipidico cutaneo, riducendo la disidratazione e l’invecchiamento cutaneo causato dai radicali liberi.

L’olio di albicocca si presenta tipicamente in forma liquida e fluida: la sua caratteristica colorazione può variare dal giallo chiaro all’arancione, accompagnata da un lieve sentore di noci tostate.

E’ costituito da acidi grassi polinsaturi, monoinsaturi e saturi: in particolare presenta circa il 25% di acido linoleico, il 5% di acido palmitico e il 70% di acido oleico.

Proprio l’acido oleico si rivela un fedelissimo alleato della pelle, per le sue proprietà nutrienti e la capacità di elasticizzare i tessuti cutanei. L’olio di albicocca si distingue inoltre per le elevate quantità di Vitamina E e Vitamina A, tra le più efficaci sostanze antiossidanti, e da fitosteroli e triacilgliceroli. I fitosteroli sono antinfiammatori in grado di migliorare sensibilmente la qualità del film idrolipidico cutaneo e di promuovere il microcircolo, proteggendo in questo modo la pelle dai danni provocati dai raggi UV e ad esempio dall’eccessiva esposizione al sole.

In ultimo i triacilgliceroli contribuiscono a svolgere un’azione emolliente e lenitiva, ricostituendo la naturale barriera idrolipidica cutanea che svolge un’azione protettiva per la pelle.

Grazie a queste innumerevoli e importanti proprietà benefiche, l’olio di albicocca viene generalmente incluso nelle formule dei cosmetici ad azione anti-età, emolliente ed idratante, costituendone in questo modo la cosiddetta fase grassa. Si tratta di un olio particolarmente grasso e conseguentemente, per ottimizzarne l’assorbimento, viene di norma diluito con oli vegetali ad elevata penetrabilità cutanea quali ad esempio i più comuni olio di macadamia e di jojoba.

I trattati medici arabi lo indicavano per curare il mal d’orecchi.

La ricetta

Il frutto viene consumato tal quale oppure sciroppato, sotto spirito, essiccato e come marmellata o confettura per preparare ottime crostate, anche di frutta mista insieme per esempio a pesche e banane.

E’ solo la marmellata di albicocche a essere utilizzata per farcire la celebre torta Sacher, tipica della tradizione dolciaria viennese. Oltre al frutto, in pasticceria vengono usati anche i semi, chiamati armelline (o mandorle amare) in sciroppi, liquori e amaretti in abbinamento alle mandorle dolci. Ovviamente in quantità limitate (solo come aroma) dato che contengono un derivato dell’acido cianidrico che, consumato in dosi elevate, e’ tossico.

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