PICCININI (FEDAGRIPESCA), APPROCCIO LOLLOBRIGIDA CONDIVISIBILE MA RISORSE FINANZIARIA PER AGROALIMENTARE LIMITATE

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Di Letizia Martirano

Carlo Piccinini, presidente di Fedagripesca-Confcooperative dal giugno di quest’anno, fa, in questa intervista, una serie di valutazioni sulla situazione del comparto agricolo e della pesca sia alla luce dell’impostazione del governo Meloni e in particolare di quella del ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida sia alla luce delle tante questioni sul tappeto a cominciare dall’attuazione del pnrr per finire alla gestione delle emergenze.

Come valuta le prime dichiarazioni e le prime azioni del ministro Lollobrigida?

Il suo approccio è assolutamente condivisibile. Apprezziamo il lavoro che sta svolgendo.

E il suo giudizio sulla manovra finanziaria?

In tutta onestà, le risorse per il comparto agroalimentare sono abbastanza limitate.

Oltre alla norma che riconosce un credito d’imposta a favore delle imprese esercenti attività agricola, della pesca e agromeccanica pari al 20% della spesa sostenuta per l’acquisto del carburante per la trazione dei mezzi utilizzati effettuato nel primo trimestre solare dell’anno 2023, nonché alla proroga dell’esonero contributivo per assunzioni e della decontribuzione a favore di giovani imprenditori agricoli, qualche perplessità suscita il grande contenitore del Fondo per la Sovranità Alimentare nel quale sono stati indicati tanti obiettivi diversi, con il rischio però che non si riesca a soddisfare nulla, attesa la dotazione finanziaria pari ad appena 25 milioni di euro per l’anno 2023.

Più consistente la dotazione finanziaria di 75 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023, 2024 e 2025 prevista nell’ambito del “Fondo per l’innovazione in agricoltura”, che dovrebbe sostenere lo sviluppo di progetti di innovazione nei settori dell’agricoltura, pesca e acquacoltura.

Ritengo meritorie le disposizioni per il sostegno alle imprese colpite dalla flavescenza dorata della vite, una problematica su cui le cooperative hanno avviato da tempo una attenta riflessione in considerazione dei gravi danni che tale fitopatia potrebbe arrecare alle nostre produzioni vitivinicole. Forse le risorse non sono sufficienti ma certamente aver posto l’attenzione su questa tematica testimonia la vicinanza del Governo e del Ministero dell’agricoltura rispetto ai problemi con cui gli agricoltori sono chiamati a confrontarsi quotidianamente.

In estrema sintesi, ritengo che questa manovra finanziaria, sebbene non dimentichi il settore agroalimentare, tuttavia non esprime a pieno gli interventi di cui necessitava. Voglio esser chiaro: non è un giudizio negativo il mio. Sono convinto, infatti, che non sia la legge di bilancio la sede più adatta per definire risposte e interventi per un comparto che ha bisogno di interventi di lunga programmazione.

Siamo al 31 dicembre, qual è lo stato dell’arte delle misure agricole previste per il Pnrr e gestite dal Ministero dell’agricoltura?

Io ritengo che il nostro Ministero abbia lavorato tanto e bene. La misura a nostro avviso più importante è quella sui contratti di filiera, il cui bando non a caso ci risulta sia stato saturato di domande. Secondo alcune indiscrezioni, sono stati candidati progetti per un ammontare complessivo di 6 miliardi di euro. Oggi la dotazione finanziaria per i contratti di filiera non è sufficiente a coprire le domande, lo stanziamento di 1,2 miliardi di euro è risultato troppo basso, specie se si considera che dalla dotazione iniziale rimangano per il bando in questione risorse pari a circa 690 milioni.

È sicuramente un dato positivo, perché vuol dire che le imprese credono in questo strumento e sono consapevoli che c’è sempre più bisogno di filiera per trovare sbocco sul mercato, specie nel caso di aziende più piccole. Auspichiamo tuttavia che arrivino risorse aggiuntive, magari da altre misure che non sono state saturate e che vengano dirottate sui contratti di filiera.

Anche se io, però, intravedo anche un altro ordine di problema, che non è connesso agli stanziamenti.

A cosa si riferisce?

Alla realizzabilità degli stessi investimenti programmati mesi fa dalle imprese. Il rischio è che siccome alle imprese è venuta a mancare la liquidità, adesso possano trovarsi in una situazione in cui non riescono ad avviare gli investimenti che avevano programmato. C’è quindi il pericolo che i progetti presentati non vedano poi la luce, nel momento in cui le aziende non riescono a sostenerne per la propria parte il finanziamento.

Per questo sarebbe stato opportuno nell’ambito della manovra finanziaria come da noi più volte richiesto, prevedere la sospensione delle rate per i mutui come è accaduto durante i primi mesi della pandemia, una misura in grado di dare liquidità senza un impegno troppo forte da parte del governo italiano.

Sugli altri bandi del PNRR gestiti dal Masaf, che notizie ci sono?

Per quanto riguarda il bando sui parchi agrisolare, le ultime notizie parlano di un target raggiunto pari al 41% della dotazione rispetto alla spesa prevista. C’è il problema però, evidenziato anche dal Ministro Lollobrigida, che occorre superare il limite dell’autoconsumo, per una migliore efficienza ed efficacia degli investimenti.

Le aspettative che le vostre cooperative nutrono per i bandi PNRR sono molto alte?

Certamente. E voglio qui rivendicare l’importante lavoro che abbiamo fatto nella fase di stesura dei bandi, al fine di valorizzare il sistema cooperativo e, in particolare, di evitare discriminazioni basate sulla codificazione Ateco. Per il Parco Agrisolare abbiamo richiesto ed ottenuto una modalità di calcolo del fabbisogno energetico che potesse arginare il forte limite all’autoconsumo voluto in sede comunitaria. Per il bando agrovoltaico abbiamo ribadito la necessità di mantenere la governance degli impianti in capo alle imprese agricole e, soprattutto, garantire la continuità dell’attività agricola sottostante. Sul Bando logistica siamo intervenuti per rappresentare la necessità di agevolare quelle iniziative che fossero realizzabili in breve tempo e che portassero un beneficio diretto ad una aggregazione di imprese. Anche per il bando sui contratti di filiera, abbiamo collaborato attivamente con il Ministero per la redazione dei criteri e dei requisiti di partecipazione, per avere in particolare soglie di spese ammissibili congrue con progetti di un certo valore ed interesse.

Sono, per ora, molto soddisfatto dei primi risultati sui bandi della Misura Investimento 2.1 – Sviluppo logistica per i settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo, che testimoniamo un significativo protagonismo del sistema cooperativo.

E’ preoccupato delle recenti misure annunciate dalla Commissione europea?

Siamo fermamente contrari al regolamento sulla riduzione dei fitofarmaci (SUR) e lo abbiamo detto a più riprese: è una proposta che va rigettata. Così come abbiamo molte perplessità sulla proposta relativa agli imballaggi, dove si va a fissare una normativa che non tiene minimamente conto di quanto di positivo sia stato fatto nel nostro paese che in questi anni ha puntato con forza sull’economia circolare e sul riciclo. Con la nuova proposta potrebbe essere messa a rischio la stessa sicurezza alimentare, per questo abbiamo evidenziato la necessità che si proceda con una valutazione di impatto ex ante. Quanto alla riduzione della plastica, è vero che si tratta di un materiale che crea problemi all’ambiente ma è anche vero che proprio in virtù degli imballaggi di plastica riusciamo a mantenere integro e più a lungo il prodotto fresco in commercio, contribuendo in tal modo a ridurre gli sprechi alimentari.

In linea più generale, io ho l’impressione che il Commissario Timmermans tenda a voler legiferare su tutto, invadendo anche campi che non sono del suo dicastero, con regolamenti che vanno a disciplinare dettagliatamente ogni ambito imprenditoriale.

Si spieghi meglio

Vede, io sono per un’economia liberista, dove l’Europa non deve legiferare su ogni singolo passaggio. La Commissione non può normare su tutto, dovrebbe limitarsi a fissare linee guida base e regole da rispettare, lasciando libertà alle imprese, così come al consumatore. Sono i consumatori che scelgono quali prodotti acquistare in base alla propria sensibilità ambientale.

Qual è il suo giudizio sul sistema di aiuti che verrà introdotto dal 1° gennaio con il nuovo regime Pac 2023-2027?

Il Piano strategico della Pac 2023-2027 che l’Italia ha notificato alla Commissione il 7 novembre scorso è pronto a diventare realtà nei primi mesi. È stato un lavoro di redazione e revisione alquanto lungo e complesso che ha visto anche la nostra organizzazione partecipare attivamente ai tavoli di partenariato. Al fine di limitare l’impatto generato dalla riduzione dei titoli storici, abbiamo richiesto che il processo avesse la massima gradualità, in modo che ci fosse un impatto limitato per i settori che detengono titoli storici con valori molto alti, come il pomodoro da industria e la zootecnia. Abbiamo anche chiesto che alla base dell’intero impianto del Piano strategico ci fosse il principio di complementarità e coerenza tra i vari strumenti messi in campo, rendendo in tal modo possibile per un agricoltore la scelta degli strumenti più adatti alla propria impresa, proprio per andare ad integrare le riduzioni dei pagamenti di base causati dal processo di convergenza.

È un Piano strategico che vi soddisfa a pieno?

Non totalmente. Sono state a nostro avviso disattese le indicazioni della Commissione, che aveva individuato come principale carenza del sistema agricolo italiano l’«elevata frammentazione e carenza di relazioni verticali o di filiera». Carenza che si poteva provare a colmare attraverso l’avvio di nuove Organizzazioni Comuni di Mercato. Nonostante il forte impegno della Federazione che si è battuta perché si arrivasse ad una Ocm per il settore lattiero-caseario, l’Italia non ha saputo rispondere appieno. È stata introdotta solo la nuova Ocm per il settore pataticolo; sicuramente un buon risultato per il settore ortofrutticolo e per la nostra Federazione, nonostante il budget sia alquanto limitato (pari a 6 milioni di euro) rispetto alle potenzialità previste dal regolamento.

La gestione del rischio è strategica per l’agricoltura europea, qual è la posizione della cooperazione agroalimentare?

In riferimento all’avvio del nuovo Fondo mutualistico nazionale contro le calamità catastrofali (AgriCat), la Federazione ha partecipato alle attività di definizione del nuovo Fondo, esprimendo la propria contrarietà rispetto all’orientamento di prevedere l’intervento del Fondo sul “primo rischio”, ordinariamente in capo al sistema assicurativo, che presenta molti elementi di criticità e potrebbe minare la tenuta del Fondo e un’equa distribuzione delle risorse. Il rischio di un’opzione di intervento in primo rischio è quella di avere un indennizzo AgriCat molto limitato. Per questo riteniamo sia preferibile un’opzione di intervento mista, che prevede l’intervento del Fondo in primo rischio per alcune colture ed in secondo rischio per altre: un’opzione questa sicuramente meno rischiosa e contraddistinta da una più equa distribuzione a livello territoriale.

Sul fronte caro energia, le misure stanziate dal governo sono a suo avviso sufficienti?

Sul fronte del caro energia la nostra prima preoccupazione è stata quella di vigilare affinché nei vari decreti aiuti fossero garantiti crediti di imposta per le imprese non energivore ma con alti consumi energetici. Molte cooperative agricole di trasformazione del prodotto che utilizzano il codice Ateco dell’agricoltura finivano per essere penalizzate.

Si parla molto di cibi sintetici. Cosa pensa a riguardo?

In primo luogo, ritengo che occorra la massima cautela sull’impatto anche a lungo termine dei cibi sintetici sulla salute umana. A mio parere, il pericolo più grande non è la bistecca sintetica. Sono preoccupato per gli ingredienti per la preparazione dei cibi che potrebbero essere prodotti in laboratorio. Penso ad esempio al lattosio: si può produrre un lattosio sintetico e metterlo nelle merendine. Una cosa è certa: non possiamo chiamare carne o latte una bistecca sintetica o del latte sintetico.  In altre parole, quanto realizzato in laboratorio non può avere il nome dei nostri alimenti, dei nostri cibi.

Un’altra considerazione è d’obbligo. Occorre sempre avere un bilancio energetico a 360 gradi quando si ragiona sulle modalità di produzione di cibo e valutare nella sua interezza l’impatto della produzione di cibo sull’ambiente. Se è vero che, apparentemente, la produzione di cibo sintetico non ha un impatto sull’ambiente, però è altrettanto vero che l’agricoltura con le sue forme di presidio del territorio, svolge un ruolo fondamentale nella tutela ambientale, preservando aree di montagna e evitando lo spopolamento, contribuendo alla cattura della CO2.