EXPORT: PRANDINI CONTRIBUTO MADE IN ITALY NETTAMENTE SUPERIORE CON CHIARO STOP A CONTRAFFAZIONE

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“il contributo della produzione agroalimentare made in italy alle esportazioni che ha raggiunto nel 2022 la cifra record di 60,7 miliardi potrebbe essere nettamente superiore con un chiaro stop alla contraffazione alimentare internazionale” ha affermato a cibus il presidente della coldiretti ettore PRANDINI convinto che “ponendo un freno al dilagare dell’agropirateria a tavola si potrebbero creare ben 300mila posti di lavoro in italia”. in particolare la coldiretti si e’ soffermata oggi a cibus sulla contraffazione in russia con lo stand i004 dove, nella mostra “l’attacco della russia al cibo made in italy”, sono stati esposti i piu’ incredibili casi di tarocchi. “con la guerra in ucraina e l’embargo agli scambi commerciali – fa notare coldiretti sulla base di una sua analisi – si e’ diffusa in russia una fiorente produzione di imitazioni del made in italy a tavola che hanno sostituito le esportazioni tricolori con un costo per il nostro paese di 250 milioni di euro all’anno togliendo ai veri tesori agroalimentari del belpaese fette di mercato nella patria di PUTIN”. il boom dei tarocchi a tavola in russia fa salire a 120 miliardi il valore della contraffazione alimentare del made in italy nel mondo con il risultato che per colpa del cosiddetto “italian sounding” stima la coldiretti. l’ embargo in vigore ha vietato l’esportazione in russia di una importante lista di prodotti agroalimentari come frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da ue, usa, canada, norvegia ed australia. il risultato – denuncia la coldiretti – e’ che in molti territori, dagli urali alla regione di sverdlovsk, sono sorte fabbriche specializzate nella produzione di imitazione dei formaggi e salumi italiani per sostituire quello originali. coldiretti cita soyuzmoloko, l’unione nazionale dei produttori di latte russa che ha stimato che la produzione di formaggio russo e’ quadruplicata raggiungendo i 47 miliardi di rubli (600 milioni di dollari), di cui una discreta fetta e’ rappresentata proprio dai prodotti simil italiani, come il parmesan. “e se le incerte prospettive di mercato legate alla guerra hanno rallentato gli investimenti negli impianti tecnologici necessari alla stagionatura, i produttori di formaggio russi hanno comunque espresso fiducia che la russia possa iniziare a produrre parmigiano di alta qualita’ da esportare attivamente in 5-7 anni”, puntualizza la coldiretti. il “russkiy parmesan”, ad esempio, viene prodotto nel territorio di stavropol e sul sito dei produttori si assicura che “e’ un’alternativa al parmigiano-reggiano, e’ fatta con latte pastorizzato e matura 12 mesi e ha una consistenza dura molto simile e un gusto e un aroma intensi specifici”. nelle stesse aziende si producono anche montasio, pecorino, mozzarella e ricotta – informa la coldiretti – ma sui mercati si trovano anche mascarpone, robiola made in russia, diversi tipi di salame milano, di mozzarelle “ciliegine”, di scamorze, insalata toscana, buona italia e pizza sono bello quattro formaggi con tanto di errore grammaticale. a far proliferare la presenza del falso made in italy non e’ stata pero’ solo l’industria russa ma – sottolinea la coldiretti – anche molti paesi che non sono stati colpiti dall’embargo come la svizzera, la biolorussia, l’argentina o il brasile che hanno aumentato le esportazioni dei cibi italiani taroccati. nei supermercati russi – precisa la coldiretti – e’ possibile infatti trovare scamorza, mozzarella, provoletta, mascarpone e ricotta made in bielorussia, ma anche salame milano e gorgonzola di produzione svizzera e parmesan o reggianito di origine brasiliana o argentina. un fenomeno che – precisa la coldiretti – ha colpito anche i ristoranti italiani che, dopo una rapida esplosione nel paese di PUTIN, hanno sostituito i prodotti alimentari made in italy originali con quelli taroccati di bassa qualita’.