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una drammatica contrazione delle superfici nel giro di un decennio e un forte bisogno d’innovazione nel settore: e’ questa la fotografia scattata da alleanza cooperative agroalimentari nel corso di un incontro al masaf organizzato per fare il punto sulla crisi del mercato delle pere con il supporto di nomisma. e’ intervenuto il sottosegretario patrizio LA PIETRA, che ha ribadito l’intenzione del ministero di approvare una riforma del sistema delle assicurazioni agricole e ha offerto la disponibilita’ del governo ad affrontare con le parti i problemi derivanti dal calo dei raccolti e dai crescenti costi di produzione. il costo delle assicurazioni si sta raddoppiando, aveva denunciato davide VERNOCCHI, coordinatore ortofrutta di alleanza cooperative. il sottosegretario si e’ anche mostrato sensibile al drammatico appello del presidente di unapera adriano ALDOVRANDI che senza mezzi termini ha chiesto che lo stato metta a disposizione 70 milioni di euro e ha preannunciato una lettera alla presidente del consiglio MELONI. LA PIETRA ha reso noto che “per far fronte alle criticita’ il governo ha provveduto a stanziare dei fondi a sostegno del comparto, tramite il decreto ministeriale masaf del 13 novembre 2023, attualmente in corte dei conti, che stanzia 10 milioni di euro”. “l’attenzione del governo nei confronti dei lavoratori del settore e’ massima, come dimostra il nuovo piano strategico della pac (psp), nel quale il settore ortofrutta e’ quello che beneficia di maggiori risorse con circa 1,5 miliardi di euro previsti dagli interventi settoriali”, ha dichiarato inoltre il sottosegrertario. “un’attenzione che si concretizza anche nella legge di bilancio 2024, dove abbiamo inserito la misura della cambiale agraria per il settore ortofrutticolo, con uno stanziamento previsto di 20 milioni di euro, il cui intento e’ di garantire liquidita’ alle imprese del settore”, ha concluso LA PIETRA. “il rischio fin troppo evidente – ha sottolineato il presidente di alleanza cooperative agroalimentari carlo PICCININI – e’ quello di veder aumentare il ricorso alle importazioni. nel 2018 la bilancia commerciale era in attivo (+92mila tonnellate), mentre a fine 2022 il saldo tra import ed export era passato in negativo (- 48mila). mentre le esportazioni di pere hanno avuto un drammatico calo in volume (-62% dal 2018 al 2022), le importazioni da olanda, spagna, argentina, ma anche cile e sud africa, hanno registrato nello stesso periodo un incremento in volume del 70% (nomisma)”. “il caso del pero e’ emblematico di quello che puo’ accadere ad altri prodotti ortofrutticoli e agroalimentari”, ha spiegato PICCININI. “dodici anni fa in italia si producevano 926mila tonnellate, mentre quest’anno la produzione si e’ fermata, per via degli eventi atmosferici avversi, a 180mila tonnellate, cioe’ il 75% in meno rispetto ai volumi prodotti nel 2018. che il calo sia di natura strutturale e’ confermato dal trend delle superfici investite a pero, che hanno avuto una contrazione del 35% dal 2011 al 2023, con circa 15mila ettari perduti. la crisi e’ concentrata in particolare nelle regioni del nord, principale bacino produttivo del pero in italia. emilia-romagna, veneto, piemonte, lombardia e friuli-venezia giulia, che detengono il 74% delle superfici di pero, hanno registrato tutte un netto calo di ettari coltivati, con la sola eccezione del piemonte”. “se negli anni passati i nostri problemi erano il mercato e l’apertura di nuovi sbocchi commerciali, quest’anno purtroppo non siamo proprio riusciti a produrre”, ha spiegato VERNOCCHI . “numerose sono state le calamita’ che hanno causato il drastico calo produttivo connesse al grande problema del cambiamento climatico e dell’impatto di insetti e parassiti: nel 2019 la cimice asiatica, nel 2021 le gelate tardive, nel 2022 la siccita’, per finire nel 2023 con nuove gelate ed i danni dell’alluvione. al calo della produzione si e’ aggiunto anche un progressivo calo dei prezzi per via del deterioramento qualitativo”, sottolinea l’alleanza. “le rese produttive – ha spiegato ersilia DI TULLIO di nomisma – sono passate da una media nazionale di 20,6 tonnellate per ettaro del 2022 alle 7,5 di quest’anno”. la profonda crisi produttiva dell’italia – secondo l’alleanza – e’ ulteriormente complicata da uno scenario mondiale che vede la produzione europea in contrazione (-12,2% dal 2020 al 2022) e una crescita esponenziale di paesi extra-ue, come l’argentina (+13,8% negli ultimi due anni). “non appena manca un prodotto in europa, il vuoto viene automaticamente occupato da produzioni di altri paesi extra-ue, che hanno standard inferiori, sia in termini di sicurezza che di qualita’”. le province di ferrara e di modena sono le aree piu’ colpite: a modena manca l’80% delle pere, a ferrara il 60%. “le aziende agricole – ha raccontato ALDOVRANDI – stanno spiantando i loro alberi. la crisi della pericoltura in queste province ha un impatto pesantissimo a livello economico e occupazionale. senza pere non c’e’ reddito, si sta impoverendo un intero territorio, perche’ manca occupazione per tutte le figure che ruotano intorno alla coltura, dalla fase agricola a quella del confezionamento”. “i 10 milioni stanziati dal ministro LOLLOBRIGIDA – ha dichiarato il presidente VERNOCCHI – sono un primo passo, ma non sufficiente a coprire le perdite. sulla base delle nostre stime, l’indennizzo per ogni produttore sarebbe pari a meno di 1.000 euro per ettaro, una cifra che non coprirebbe neanche il forte incremento dei costi di produzione, che quest’anno e’ stato di circa 5.000 euro per ettaro. oggi coltivare un ettaro di pero costa piu’ di 20mila euro. abbiamo chiesto al ministero di mettere in campo nuovi interventi nel 2024”. per rilanciare la pericoltura e’ necessario, secondo alleanza cooperative agroalimentari, introdurre tecniche di coltivazione innovative, scegliendo ad esempio nuovi innesti oppure adeguare gli impianti esistenti puntando su una difesa attiva attraverso reti anti-grandine o contro gli insetti. ancora, introdurre sistemi di irrigazione che consentano la climatizzazione dei frutteti razionalizzando il consumo di acqua. “ma nell’immediato, non possiamo prescindere – ha concluso VERNOCCHI – da forme di sostegno diretto al reddito delle aziende agricole”.

