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di Letizia Martirano
Dimmi ciò che mangi e ti dirò chi ti comanda. Potrebbe essere questa una sintesi de “il cibo a pezzi”, il volume di Enzo Gesmundo, Roberto Weber, Felice Adinolfi edito da Bompiani con un saggio di Massimo Cacciari. Un libro difficile da digerire, per la complessità degli argomenti che affronta, sovente analizzati da prospettive inconsuete.
Su tutto domina il rischio inquietante di un’alimentazione sempre più artificiale e sempre più lontana dalla terra, come denuncia da tempo, suscitando opposte reazioni, la Coldiretti.
I tre autori, da par loro, il primo segretario generale della Coldiretti, come sindacalista, gli altri l’uno come sondaggista e l’altro economista, spaziano tra excursus di carattere storico, riflessioni di natura statistica, valutazioni economiche.
Ciascun passaggio invita alla riflessione sul significato che il cibo ha avuto nella storia e, ancor più, negli anni recenti in cui l’agricoltura rischia oggettivamente di essere sempre più industria come tutte le altre e l’eccezionalismo agricolo, must della filosofia dei fondatori della comunità economica europea, declinato e declinabile nelle sue infinite sfumature, fa fatica a resistere.
Il cibo, che insieme all’acqua, è l’elemento discrimine della nostra sopravvivenza, fa gola ai potenti del mondo che brigano, anche con la scusa d’intenti umanitari, per padroneggiarne produzione e distribuzione. Qualcosa che a Gesmundo, Weber e Adinolfi, ciascuno dal proprio punto di osservazione, fa orrore.
Nel libro s’ipotizza una mai ricomposta frattura sul piano alimentare tra cattolicesimo e protestantesimo – effettivamente così sapientemente descritta nel racconto di Karen Blixen, “Il Pranzo di Babette” – per spiegare la profonda scissione che in fatto di cultura alimentare c’è tra il Nord e il Sud dell’Europa. Il che spiega, a loro dire, anche i diversi approcci che gli stati membri dell’Unione europea hanno oggi, secondo gli autori, nei confronti delle politiche salutistiche.
Ma non tutto è perduto se i cittadini europei sono favorevoli alla pac, nonostante tutto. Segno che un legame con l’agricoltura esiste, al netto della deriva ideologica del green deal che ha prodotto disastri per l’eterogenesi dei fini che sempre accompagna gli eccessi ideologici.
Il cibo europeo resiste agli attacchi, soprattutto quello italiano di qualita’, come si evince dal fatto che – grazie anche alla resistenza esercitata dall’Europa comunitaria verso gli ogm – l’export verso gli Stati Uniti è cresciuto tra gli anni 90 e il 2021 di 5/6 volte. Il che, paradossalmente, è avvenuto in virtu’ della globalizzazione che, per altri versi, ha creato ansie agli agricoltori. Ma la guerra in Ucraina potrebbe cambiare le cose così come i crescenti profitti dell’utilizzo mediterranean sounding.
Un ruolo nella tutela di certi valori sta, secondo gli autori, nell’esercizio trasversale del sovranismo alimentare, i cui difensori infatti hanno estrazioni diverse: da Via campesina, a Macron a Meloni.
Nel volume ampia e’ la riflessione sulla relazione, che riguarda enormemente il cibo, tra evoluzione tecnologica e etica. Come si governa tutto ciò? la risposta degli autori è netta: attraverso l’applicazione del principio di precauzione cioè con l’uso della prudenza, che non vuole combattere e limitare la scienza, precisano Enzo Gesmundo, Roberto Weber, Felice Adinolfi ma soltanto, ad esempio, arginare la narrazione salvifica della carne artificiale, riportando tutti alla realta’.
l cibo a pezzi
La guerra nel piatto
Vincenzo Gesmundo, Roberto Weber, Felice Adinolfi
Con un saggio di Massimo Cacciari
Bompiani Overlook
pp. 176, € 15,20