(riproduzione riservata)
“il settore ortofrutticolo italiano e’ entrato in una fase di transizione violenta. tra crisi climatiche, tensioni geopolitiche e squilibri commerciali, le nostre imprese non possono piu’ restare sole a gestire l’urto di un mercato globale sempre piu’ sbilanciato, senza regole comuni, senza reciprocita’ negli scambi e senza tutele adeguate per il reddito”. lo ha detto il presidente nazionale di cia-agricoltori italiani, cristiano FINI, all’apertura di fruit logistica a berlino. lo rende noto un comunicato della confederazione che cosi’ prosegue: “una transizione che, per cia, va governata rimettendo al centro il ruolo degli agricoltori e riequilibrando i rapporti lungo la filiera, prima ancora di affrontare i singoli dossier commerciali. perche’ l’ortofrutta non e’ una semplice voce statistica, ma il cuore pulsante del made in italy agricolo: con 18,9 miliardi di euro di valore, 150mila aziende coinvolte e oltre un milione di ettari coltivati, rappresenta il primo comparto nazionale e incide per un incredibile 28% sulla produzione agricola totale”. “dietro questi numeri – ha ricordato FINI- ci sono competenze, biodiversita’ e presidio dei territori. un patrimonio che il sistema paese e l’europa hanno il dovere di proteggere”. “proprio per rispondere all’attuale fase di forte instabilita’ e difendere il settore – continua il comunicato – il presidente di cia ha illustrato in fiera priorita’ e richieste strategiche dell’organizzazione per il 2026: il riequilibrio dei rapporti di filiera e la maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi sono nodi centrali per garantire un giusto reddito agli agricoltori. occorre istituire un osservatorio dei prezzi e dei costi europeo, per monitorare l’andamento dei costi agricoli e contrastare distorsioni e sperequazioni tra la remunerazione dei produttori e i prezzi allo scaffale; resta fondamentale la creazione e il rafforzamento di op e aop, le fusioni tra op, il sostegno a op transnazionali e a progetti integrati, per aumentare la massa critica sul mercato. e’ quindi necessario sburocratizzare l’accesso agli aiuti comunitari e garantire che, nella futura pac, il settore ortofrutticolo organizzato continui a ricevere un sostegno adeguato, evitando che le scelte di co-finanziamento nazionale generino distorsioni tra stati membri o tra settori all’interno di ciascun paese; serve l’applicazione delle clausole a specchio in tutti gli accordi commerciali, a partire dal mercosur, per impedire l’importazione di prodotti che non rispettano gli standard ambientali, fitosanitari e sociali europei. sul fronte commerciale, d’altronde, l’export ortofrutticolo italiano resta sotto pressione. se l’accordo ue-stati uniti ha evitato un’escalation tariffaria, i dazi al 15% in vigore da agosto 2025 continuano a rappresentare un freno significativo per l’ortofrutta nazionale. allo stesso tempo, per cia la crescente pressione competitiva del nord africa, con paesi come marocco ed egitto che hanno raggiunto 4,5 miliardi di dollari di export ortofrutticolo, impone all’italia un’accelerazione su innovazione, qualita’ certificata e organizzazione per mantenere la leadership nel mediterraneo. d’altra parte, pero’, il rispetto degli stessi standard dell’ue per i paesi terzi non deve essere piu’ un’opzione ma un obbligo, una condizione di equita’ per evitare che gli agricoltori italiani siano schiacciati da prodotti ottenuti con l’uso di sostanze vietate e costi del lavoro non regolamentati”. “non chiediamo protezionismo, ma regole uguali per tutti – ha concluso FINI -. in questo scenario, la fermezza diplomatica sui criteri di sicurezza e reciprocita’ deve andare di pari passo con dinamismo commerciale e innovazione. solo cosi’ il nostro settore ortofrutticolo potra’ continuare a generare valore nei territori e consolidare il proprio ruolo di traino dell’economia. non puo’ esserci alcuna transizione efficace se a pagarla sono sempre gli agricoltori”.

