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IRAN: COLDIRETTI, RISCHIO SHOCK ENERGETICO
PER L’AGROALIMENTARE MADE IN ITALY
“la guerra in iran rischia di causare un nuovo shock energetico per l’agroalimentare e per le famiglie italiane con un impatto pesante sui costi di produzione e sui consumi. e’ l’allarme lanciato dalla coldiretti in occasione della mobilitazione con 5mila soci agricoltori al palapartenope di napoli, assieme al presidente ettore PRANDINI, al segretario generale vincenzo GESMUNDO e al presidente di coldiretti campania, ettore BELLELLI, oltre al ministro dell’agricoltura, della sovranita’ alimentare e delle foreste francesco LOLLOBRIGIDA (qui video punto stampa https://youtu.be/ffKz6J7DCHU)”. lo rende noto un comunicato della coldiretti, che cosi’ prosegue: “l’incontro segue le precedenti mobilitazioni in tutta italia che ad oggi hanno toccato piemonte, puglia, lombardia, lazio, emilia romagna e veneto con oltre 25mila soci agricoltori coinvolti sui grandi temi che riguardano l’agricoltura in italia e nel resto del mondo. dai costi energetici a quelli per i fertilizzanti, il conflitto tra usa, israele e iran minaccia di replicare quanto accaduto con la guerra in ucraina, con il balzo alle stelle dei prezzi dei principali fattori di produzione, che dopo quattro anni restano sensibilmente piu’ alti, dal +49% dei fertilizzanti al +66% per l’energia. da qui l’importanza di sostenere la produzione alimentare europea, assicurando che le risorse vadano agli agricoltori veri e consolidando i risultati ottenuti con le mobilitazioni di coldiretti che hanno consentito, grazie anche all’impegno del governo italiano, di recuperare 10 miliardi della pac rispetto ai tagli proposti dalla commissione ue. la difficile congiuntura internazionale rischia, infatti, di pesare sulle imprese gia’ colpite dalla concorrenza sleale delle importazioni selvagge dall’estero, con prodotti di bassa qualita’ coltivati con sostanze vietate in europa che arrivano a tonnellate nei porti italiani, a partire proprio da quello di napoli, per essere italianizzate grazie a lavorazioni anche minime, sfruttando l’attuale normativa comunitaria. al palapartenope, coldiretti ha mostrato come petti di pollo, magari provenienti dal sudamerica, vengano semplicemente panati oppure trasformati in crocchette ed esportati come made in italy. cosce di maiale olandesi o danesi che vengono salate e stagionati per essere esportate come prosciutti tricolori. ortofrutta trasformata, come sottolio (es. carciofini egiziani) o succhi di frutta: anche per loro vale la regola dell’ultima trasformazione sostanziale e possono essere venduti sui mercati europei come prodotto italiano. ma l’inganno del codice doganale vale anche per altri prodotti per i quali in italia c’e’ l’obbligo dell’etichetta d’origine ma non in europa, come la mozzarella che puo’ essere fatta con latte tedesco o polacco, o addirittura con cagliata ucraina, e poi venduta sui mercati comunitari come made in italy, cosi’ come sughi preparati a partire da concentrato di pomodoro cinese, o la pasta fatta col grano canadese al glifosato. uno scandalo che esercita una pressione al ribasso sui prezzi pagati nei campi e danneggia l’immagine del made in italy nel mondo. a napoli coldiretti ha ribadito dunque la necessita’ di cancellare l’attuale norma sull’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale che pesa sull’economia delle imprese agricole italiane in termini di redditi e opportunita’ di export e rappresenta un inganno per tutti i cittadini consumatori europei. ma occorre anche l’obbligo dell’etichettatura di origine su tutti i prodotti alimentari venduti in europa”.
IRAN: CONFAGRICOLTURA, LA GUERRA BLOCCA IL COMMERCIO
DI PRODOTTI AGRICOLI. ORTOFRUTTA ITALIANA IN ALLARME
“il conflitto in iran ha effetti anche sugli scambi commerciali di prodotti agricoli, in particolare del fresco. la chiusura dello stretto di hormuz sta infatti creando tensioni su piu’ fronti: non solo l’aumento dei costi dell’energia e del petrolio, ma anche lo stop alle consegne in programmazione preoccupa gli imprenditori agricoli che esportano in quelle zone”, informa un comunicato di confagricoltura. “ci sono grossi problemi per la frutta, in particolare per quanto riguarda le mele. ci sono navi cariche di prodotto che sono ferme e non possono arrivare a destinazione. inoltre, sono gia’ arrivate moltissime disdette di ordini per le prossime settimane”, ha spiegato il presidente della federazione nazionale di prodotto frutticoltura di confagricoltura, michele PONSO. “con 2,3 milioni di tonnellate, l’italia e’ il secondo produttore europeo di mele, dopo la polonia, e il secondo paese al mondo per export, subito dopo la cina, con 945mila tonnellate vendute, pari al 12,2% del totale mondiale. l’arabia saudita rappresenta il terzo mercato di sbocco, con un valore di circa 70 milioni di euro, dopo la germania e la spagna. l’intero medio oriente vale oltre 151 milioni”, prosegue il comunicato. “si tratta quindi di una piazza importante, tanto piu’ in un momento delicato per la campagna delle mele, in cui quasi la meta’ del nostro prodotto raccolto deve ancora essere venduta”, ha aggiunto PONSO. “problemi seri anche per il comparto della quarta gamma, che raggiunge quei mercati tramite voli aerei. gli ordini verso dubai (emirati arabi uniti) sono stati annullati, in quanto non ci sono aerei disponibili. nel frattempo, i costi energetici sono gia’ in forte rialzo, con ripercussioni evidenti sulle spese di gestione delle imprese agricole”, conclude confagricoltura.
IRAN: CIA, AGROALIMENTARE A RISCHIO SUBITO FRENO A
CRISI ENERGETICA SERVE CAMBIO PASSO DL BOLLETTE
“l’ennesima emergenza geopolitica, con la guerra in iran e la chiusura dello stretto di hormuz, non puo’ trascinare il paese nel vortice di una nuova crisi energetica e dei prezzi, per una dipendenza da materie prime strategiche che va urgentemente affrontata sia a livello europeo che italiano, a tutela di famiglie e imprese, della tenuta del comparto agricolo e della sicurezza alimentare globale. il governo, dunque, riveda subito le sue scelte politiche e cambi passo, a partire dal dl bollette”. lo afferma in un comunicato il presidente nazionale di cia-agricoltori italiani, cristiano FINI, esprimendo preoccupazione per l’escalation di fuoco in medio oriente e la stabilita’ mondiale a repentaglio. “ancora una volta – prosegue il comunicato – gli eventi mostrano la vulnerabilita’ italiana rispetto all’approvvigionamento di gas e petrolio e la necessita’ di mettere concretamente in piedi un modello alternativo che il dl bollette sta di fatto disincentivando, a cominciare dal taglio degli aiuti alle imprese agricole produttrici di biogas”. “attenzione – aggiunge FINI -, il provvedimento e’ attualmente in parlamento per la sua conversione in legge e si puo’ invertire la rotta a sostegno dei costi energetici agricoli e della transizione green nazionale. il dl bollette puo’ essere davvero di visione di fronte ad un cotesto incerto e che negli ultimi giorni si e’ ulteriormente e drammaticamente aggravato. servono misure straordinarie e immediate contro il caro-bollette e a salvaguardia della produttivita’ agricola, di nuovo tragicamente centrale, con i costi energetici (a partire dal gasolio agricolo) che sono tornati inesorabilmente a salire, mettendo ulteriormente a rischio la sostenibilita’ economica delle imprese. eppure – aggiunge FINI – il comparto primario resta l’arma di ricatto nei conflitti e non la risorsa vitale per l’umanita’ intera e per questo da preservare”. “per lo stesso motivo – continua il comunicato – il governo deve sollecitare l’europa per un intervento rapido sulla disponibilita’ di fertilizzati, che in buona parte transitano da hormuz, ribadendo un vincolo pericoloso con quelle aree di guerra, come da russia e bielorussia. vista la situazione, poi, bisogna spingere per piani strategici di stoccaggio e pretendere la sospensione immediata del cbam, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere applicata sui fertilizzanti, una mannaia sui rincari alle porte. l’italia non molli neanche sul fronte dazi statunitensi. l’ultima follia di TRUMP con tariffe globali al 10% e’ bastata a creare altra incertezza alla dogana per migliaia di aziende agroalimentari che esportano negli stati uniti un patrimonio da 8 miliardi di euro. aziende gia’ colpite dalle perdite che, a partire dalla seconda parte dello scorso anno, hanno totalizzato circa 400 milioni di euro in meno sul 2024. i nuovi dazi, infatti, contromossa alla bocciatura della corte suprema delle sue tariffe di agosto al 15%, andando a sommarsi alle aliquote di base stabilite dal wto secondo il principio mfn (nazione piu’ favorita) e con variazioni prodotto per prodotto, potrebbero rivelarsi un’ulteriore batosta o, nei casi piu’ ottimistici, una parziale riduzione delle forti perdite accumulate nei mesi post accordo di agosto tra stati uniti ed unione europea. il vino potrebbe recuperare qualcosa dell’attuale perdita competitiva e insieme a pasta, olio e aceto con un ‘dazio misto’ scendere sotto il 15% (valore superiore rispetto al periodo ‘pre-trump’), mentre si prefigura un duro colpo per i formaggi con un rincaro esplosivo fino al 25% del valore del prodotto. anche le conserve e i pelati ne uscirebbero molto penalizzate, superando la soglia del 21% di tariffa totale. senza dimenticare l’effetto deprezzamento valore del dollaro”. “va chiarito che l’alternativa assoluta non puo’ essere esplorare altri mercati – commenta FINI – perche’ quello statunitense non e’ sostituibile per vini, formaggi e salumi italiani. bene ha fatto il parlamento ue a bloccare il voto sull’accordo di quote agevolate per l’import di prodotti statunitensi. dalla commissione – conclude – l’italia deve, invece, pretendere di piu'”.
IRAN: MARETTI (LEGACOOP AGROALIMENTARE), EXPORT A RISCHIO E COSTI ALLE STELLE. ITALIA PIANIFICHI RISERVE ALIMENTARI STRATEGICHE
“la nuova guerra nel golfo scatenata da stati uniti ed israele contro l’iran torna a scuotere le fondamenta del sistema agroalimentare italiano, proietta ombre pesanti su comparti chiave del nostro export e riaccende il dossier della sicurezza alimentare nazionale. l’allarme arriva direttamente da cristian MARETTI, presidente di legacoop agroalimentare, che fotografa una situazione di estrema fragilita’ per le filiere nazionali, gia’ provate da anni di instabilita’ globale. il conflitto non e’ solo una crisi geopolitica, ma un moltiplicatore di costi che colpisce direttamente il carrello della spesa e la competitivita’ delle imprese italiane. in primo piano, il ritorno dell’impennata dei costi energetici e, soprattutto, il caos logistico”. lo rende noto un comunicato stampa di legacoop agroalimentare. “siamo di fronte a un nuovo scenario di guerra che gia’ drena risorse alle nostre cooperative – dichiara MARETTI -. l’incremento dei costi energetici e di alcuni fattori di produzione quali i concimi sono una tassa occulta sulla produzione, ma e’ sul fronte dei trasporti che la situazione sta diventando critica. prodotti simbolo del nostro export, come kiwi e mele, che stavamo spedendo con successo verso i mercati orientali, oggi non possono piu’ raggiungere tali mercati oppure subiscono rallentamenti non sopportabili a lungo termine per la natura dei prodotti, facilmente deperibili, oltre a rincari insostenibili dei costi delle tratte marittime. raggiungere certi mercati e’ diventata un’impresa non solo logistica, ma anche economica”. c’e’ da dire che “occorre evidenziare il danno immediato determinato dai numerosi container gia’ imbarcati e in transito che attualmente non possono raggiungere le destinazioni nei tempi previsti con danno economico dovuto alla perdita del valore del prodotto oltre all’elevato costo della logistica – prosegue MARETTI -. questo perche’ il blocco o il rallentamento delle rotte attraverso il golfo costringe le navi a percorsi piu’ lunghi e costosi, con il rischio concreto di perdere fette di mercato faticosamente conquistate a favore di competitor geograficamente piu’ avvantaggiati”. “ma la preoccupazione di legacoop agroalimentare – continua il comunicato – va oltre la contingenza economica dell’export. MARETTI invoca una visione di sistema che l’europa e l’italia non possono piu’ rimandare: la capacita’ di garantire cibo alla popolazione anche in scenari di crisi prolungata”. “questa crisi ci ricorda, brutalmente, che la sicurezza alimentare non puo’ essere data per scontata – sottolinea MARETTI -. e’ necessario quello che definisco un ‘pensiero lungo’: non possiamo limitarci a gestire l’emergenza quotidiana. l’italia deve dotarsi di adeguate riserve strategiche alimentari. serve una pianificazione seria che metta al riparo le filiere e i consumatori dai ricatti dei mercati energetici e dalle interruzioni delle catene di approvvigionamento globali”. secondo legacoop agroalimentare, “il concetto di sovranita’ alimentare deve tradursi in azioni concrete: stoccaggio, tutela delle produzioni interne e una logistica che non sia totalmente dipendente dai capricci dei corridoi internazionali in aree di guerra”. “il cibo e’ un asset strategico quanto il gas e l’elettricita’ – aggiunge MARETTI -. senza una strategia sulle riserve e un sostegno immediato alle imprese che esportano, rischiamo di pagare un prezzo altissimo in termini di tenuta sociale ed economica”. in chiusura, MARETTI rivolge un appello alla comunita’ internazionale affinche’ si ponga fine alle ostilita’: “oltre ai numeri e alle strategie di mercato, c’e’ un auspicio profondo che sentiamo di dover esprimere come mondo cooperativo: la speranza che si torni il prima possibile al tavolo delle trattative. e’ necessario che l’uso delle armi lasci spazio al negoziato e alla diplomazia. chiediamo uno sforzo corale affinche’ cessi il fuoco, non solo per dare stabilita’ ai mercati, ma per ristabilire quel diritto alla pace che e’ precondizione di ogni sviluppo umano e sociale”.
IRAN: SPAGNA, PREOCCUPAZIONE SETTORE AGROALIMENTARE
PER MINACCE TRUMP CONTRO EXPORT
il settore agroalimentare spagnolo sta osservando con preoccupazione la minaccia degli stati uniti di interrompere gli scambi commerciali con la spagna, che colpirebbe in particolare le esportazioni di vino e olio d’oliva. il governo spagnolo ha invitato alla calma e ha assicurato che difendera’ gli interessi di agricoltori e consumatori. ne da’ notizia l’agenzia di stampa efeagro. in tutta la spagna si sono susseguite reazioni, poche ore dopo che il presidente degli stati uniti donald TRUMP aveva minacciato di imporre un embargo commerciale al paese a causa della sua posizione sull’offensiva contro l’iran. il governo spagnolo si e’ infatti rifiutato di autorizzare l’uso delle basi aeree di moron e rota per le operazioni militari degli stati uniti contro il paese medio-orientale. a livello di esportazioni agroalimentari, olio d’oliva e vino sarebbero i settori piu’ colpiti, sebbene la situazione sia preoccupante anche per altri settori, come la carne e derivati e le olive da tavola. il presidente del governo spagnolo, pedro SANCHEZ, ha sottolineato in un discorso televisivo che il governo sta studiando scenari e possibili misure per aiutare famiglie, lavoratori, imprese e lavoratori autonomi a mitigare l’impatto economico del conflitto in iran. da siviglia, il ministro dell’agricoltura, della pesca e dell’alimentazione, luis PLANAS, ha invitato alla calma, affermando che la spagna “fara’ tutto il possibile per difendere i propri interessi e quelli di tutti i produttori spagnoli”. e’ gia’ prevista una riunione telematica di PLANAS e del ministro dell’economia carlos CUERPO con i settori agroalimentari attivi nell’esportazione.

