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“partecipazione diretta del settore produttivo alla governance del piano nazionale di ripristino e istituzione di una cabina di regia dedicata alla transizione ittica: sono queste le richieste avanzata con forza da agci pesca e acquacoltura, confcooperative fedagripesca e legacoop agroalimentare (alleanza delle cooperative pesca e acquacoltura) nel corso dell’audizione alla camera dei deputati, davanti alla VIII commissione (ambiente, territorio e lavori pubblici), nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo di adeguamento al regolamento (ue) 2024/1991 sul ripristino della natura”. lo rende noto un comunicato stampa di confcooperative. “la transizione ecologica non puo’ essere calata dall’alto. pescatori e acquacoltori devono essere riconosciuti come protagonisti del ripristino della natura: chiediamo l’istituzione di un’autorita’ per la gestione delle emergenze e della transizione ittica che assicuri coordinamento, rapidita’ decisionale e compatibilita’ tra obiettivi ambientali e sostenibilita’ economica delle imprese”, hanno dichiarato agci pesca e acquacoltura, confcooperative fedagripesca e legacoop agroalimentare, sottolineando come “una governance chiara sia la condizione indispensabile per evitare ritardi attuativi e frammentazioni amministrative”. “nel corso dell’audizione – prosegue il comunicato – e’ stato ricordato che l’italia, in sede europea, ha espresso voto contrario al provvedimento non per contrarieta’ agli obiettivi ambientali, ma per le criticita’ legate a rigidita’ applicativa, carenza di risorse dedicate e possibili impatti socio-economici su agricoltura e pesca. la principale preoccupazione riguarda infatti l’assenza di finanziamenti europei specifici per sostenere un piano di ripristino ecologico cosi’ ambizioso, con il rischio che i costi ricadano sui bilanci nazionali o sui fondi gia’ esistenti, mentre la prospettiva finanziaria 2028-2034 evidenzia una sensibile riduzione delle risorse destinate a pesca e acquacoltura. particolare attenzione e’ stata posta alla situazione del nord adriatico, definita non piu’ emergenziale ma strutturale, con la proliferazione di specie aliene come il granchio blu che ha distrutto i banchi naturali di vongole veraci, fenomeni di eutrofizzazione e anossia legati all’eccesso di nutrienti e al riscaldamento delle acque, eventi meteorologici estremi e tropicalizzazione del clima che alterano l’equilibrio tra acque dolci e salate e processi di stratificazione termica che impediscono l’ossigenazione dei fondali. questi fattori hanno portato allo stop prolungato della pesca della vongola di mare e alla rarefazione di altre specie commerciali, con pesanti ricadute occupazionali e sociali per intere comunita’ costiere. il piano nazionale di ripristino dovra’ quindi andare oltre la conservazione e puntare al recupero funzionale degli ecosistemi attraverso interventi di gestione idraulica e morfologica delle lagune, riduzione degli apporti inquinanti dai bacini fluviali e programmi scientifici di ripopolamento, assicurando che le misure siano compatibili con la sostenibilita’ sociale ed economica delle imprese. restano inoltre dubbi sull’assetto amministrativo delineato dal decreto, che individua come autorita’ responsabili sia il ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica sia il ministero dell’agricoltura, della sovranita’ alimentare e delle foreste, una struttura che, senza linee guida vincolanti e coordinate, rischia di rallentare l’attuazione degli interventi. le organizzazioni hanno inoltre ribadito la necessita’ di misure economiche urgenti, tra cui il rifinanziamento del fondo di solidarieta’ nazionale della pesca (ex dlgs 154/2004), indennizzi per gli operatori costretti al fermo, programmi volontari di arresto definitivo delle unita’ operanti nelle aree piu’ compromesse, sgravi fiscali e contributivi per salvaguardare l’occupazione e il coinvolgimento dei pescatori nei monitoraggi ambientali come vere e proprie ‘sentinelle del mare’. nelle conclusioni e’ stato richiamato anche il rischio di sovrapposizioni tra politiche di ripristino ambientale e sviluppo energetico in mare, con possibili effetti di compressione degli spazi produttivi, ribadendo la necessita’ di una pianificazione integrata e partecipata. l’auspicio rivolto al parlamento e alla commissione europea e’ che l’attuazione italiana della normativa diventi un’occasione concreta di rilancio ambientale ed economico, capace di coniugare rigore scientifico, sostenibilita’ e conoscenza operativa di chi vive e lavora quotidianamente il mare”.

