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“confagricoltura lazio chiede un incontro urgente con l’assessore all’agricoltura della regione lazio e con il servizio fitosanitario regionale per un chiarimento immediato sulle misure annunciate e/o adottate in relazione alla presenza di xylella fastidiosa sottospecie multiplex nel territorio della tuscia e della maremma laziale”. lo rende noto un comunicato di confagricoltura lazio, che cosi’ prosegue: “in queste ore si sta diffondendo un clima di forte allarme tra imprese e cittadini, alimentato da messaggi pubblici che rischiano di sovrapporre situazioni profondamente diverse e di generare panico ingiustificato. l’effetto e’ gia’ visibile: aziende che rinviano investimenti e nuovi impianti, operatori che bloccano scelte produttive, filiere che entrano in tensione e un danno reputazionale che colpisce indiscriminatamente produzioni di eccellenza del territorio. si moltiplicano anche timori del tutto infondati, come quelli legati a una presunta ‘contaminazione’ dell’olio, con conseguenze negative sui consumi e sul mercato. e’ necessario riportare il tema alla realta’ tecnico-scientifica. xylella fastidiosa non e’ un concetto unico e indistinto: esistono sottospecie e genotipi con comportamenti, ospiti e impatti differenti. la sottospecie multiplex, oggetto dei riscontri nella nostra area, non puo’ essere trattata e comunicata come se fosse automaticamente sovrapponibile ad altri contesti e ad altre varianti. in assenza di evidenze di danno sul campo, l’adozione di misure drastiche e irreversibili rischia di essere sproporzionata e di creare un problema economico e sociale piu’ grave del rischio che si intende prevenire. le imprese del territorio, supportate dai tecnici di campo, segnalano con chiarezza che non risultano morie conclamate e generalizzate attribuibili alla sottospecie multiplex nell’area interessata. la distanza tra cio’ che viene rappresentato in alcune dichiarazioni e cio’ che avviene realmente negli impianti sta generando una sfiducia crescente e un danno immediato alla stabilita’ di aziende che, negli ultimi anni, hanno investito in modo significativo su colture specializzate e impianti moderni oggi in piena fase di avvio produttivo. parlare genericamente di ‘patrimonio secolare’ senza distinguere la reale struttura produttiva del territorio significa non considerare un fatto decisivo: qui si tratta spesso di impianti recenti, realizzati con capitali importanti e con programmi economici che non possono reggere interventi indiscriminati o restrizioni non motivate. serve inoltre un cambio di metodo. ogni scelta che impatta direttamente sulle aziende deve essere costruita con trasparenza e confronto, non calata dall’alto. senza condivisione preventiva con le parti produttive, le misure diventano difficilmente applicabili, aumentano i conflitti e si amplifica l’insicurezza. e’ per questo che si chiede l’apertura immediata di un tavolo tecnico-istituzionale, con l’assessorato e il servizio fitosanitario regionale, con il coinvolgimento delle rappresentanze agricole e, se necessario, di competenze scientifiche qualificate, per definire un quadro basato su dati verificabili, proporzionalita’ degli interventi e corretta informazione pubblica. la tutela fitosanitaria e’ un obiettivo condiviso, ma deve poggiare su evidenze, responsabilita’ e rigore. le aziende agricole non possono diventare vittime collaterali di allarmismi e di misure non calibrate: cosi’ si mette a repentaglio la sopravvivenza economica di imprese, l’occupazione, l’indotto e l’equilibrio stesso di interi territori”.

