GIUSEPPE MILANESE PRESIDENTE CONFCOOPERATIVE SANITA’

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“culle vuote, con una fecondita’ ferma a 1,18 figli per donna, ed esplosione della terza eta’: l’italia si prepara a diventare il paese dei ‘longennials’, dove entro il 2050 oltre un terzo della popolazione, il 34,6%, avra’ piu’ di 65 anni e, secondo le stime, gli anziani non autosufficienti ammonteranno a 5,5 milioni, pari al 10% della popolazione. una transizione demografica profonda, che impone di ripensare un servizio sanitario nazionale nato per un’italia piu’ giovane e per curare le acuzie e oggi chiamato a misurarsi con cronicita’, fragilita’, non autosufficienza, solitudine e nuovi bisogni di cura. e’ il cuore del messaggio lanciato dal presidente di confcooperative sanita’ giuseppe MILANESE nel corso dell’assemblea elettiva della federazione, che si e’ tenuta a roma a palazzo della cooperazione”. lo rende noto un comunicato di confcooperative sanita’, che cosi’ prosegue: “a restituire il polso di una sanita’ in affanno sono gli ultimi dati del country report della commissione europea, secondo cui la spesa sanitaria pubblica italiana ristagna consentendo soltanto piccoli interventi su singoli capitoli mentre servirebbe un riassetto complessivo. ‘viviamo una longevita’ senza precedenti, che non puo’ essere affrontata con strumenti pensati per un paese che non esiste piu”, commenta MILANESE. questo genera una doppia disaffezione: innanzitutto dei cittadini, fenomeno che si misura in termini di rinunce alle cure, passate dal 6,3% del 2019 al 9,9% del 2024, soprattutto a causa delle liste d’attesa. ma anche nella difficolta’ di trattenere i professionisti: solo nel 2025 oltre 6.000 infermieri si sono dimessi volontariamente, aggravando una carenza strutturale che vede la nostra densita’ infermieristica inferiore di oltre il 20% rispetto alla media europea. ‘il servizio sanitario nazionale – prosegue MILANESE – resta un patrimonio fondamentale da difendere, ma e’ urgente far evolvere la sanita’ pubblica per governare la cronicita’, rafforzare il territorio e fermare la fuga di medici e infermieri verso il privato o l’estero’. e la cooperazione propone un cambio di paradigma ‘ospedale-territorio’ in ‘territorio-ospedale’. ‘eppure su questo fronte siamo ancora indietro, nonostante il pnrr’, ammonisce MILANESE, che prosegue: ‘l’assistenza domiciliare integrata ha raggiunto l’11,3% di copertura nazionale, con quasi 989.000 assistiti in piu’ tra il 2019 e il 2025, superando il target ue del 10%’. ‘ma non e’ sufficiente raggiungere un obiettivo quantitativo’, evidenzia MILANESE. ‘se ogni anziano riceve in media appena 14 ore di assistenza all’anno, il rischio e’ che prevalga una logica prestazionale e frammentata, incapace di garantire continuita’, presa in carico e reale sostenibilita’. la domiciliarita’ non puo’ essere una somma di accessi: deve diventare un modello organizzativo, sociale e comunitario’. anche il comparto delle rsa e’ sottoposto a una pressione crescente: aumento della domanda, tariffe non aggiornate ai costi reali, carenza strutturale di personale e ospiti con quadri clinici sempre piu’ complessi. ‘non possiamo permetterci di trattare residenzialita’, domiciliarita’ e territorio come mondi separati – aggiunge MILANESE -. occorre strutturare una rete integrata, capace di accompagnare le persone nel tempo e nei diversi passaggi della fragilita”. in questo scenario, un ruolo cruciale e’ giocato dalla cooperazione sanitaria, che rappresenta il 30% delle imprese private del settore, genera 14,3 miliardi di euro di fatturato, pari al 32% del totale, e occupa 340.000 lavoratori, il 59% degli addetti. una realta’ che gestisce oltre l’82% delle imprese domiciliari e semiresidenziali e costituisce una presenza capillare nei territori, spesso decisiva proprio dove il mercato arretra e il pubblico fatica a garantire servizi stabili. ‘la cooperazione sanitaria non e’ capitale che cerca rendita nella salute – osserva milanese -. e’ organizzazione del lavoro di cura dentro un interesse generale. per questo puo’ essere uno degli elementi chiave della nuova sanita’ territoriale: perche’ tiene insieme prossimita’, professioni, mutualita’, comunita’ e continuita’ della presa in carico’. per uscire dall’emergenza, la proposta della cooperazione e’ un salto evolutivo del servizio sanitario nazionale, un beveridge 2.0. ‘dobbiamo lavorare ad un sistema universalistico capace di reggere la piu’ grande trasformazione demografica della storia del paese. la sfida dei prossimi anni e’ passare dalla sanita’ dell’emergenza alla sanita’ della longevita’ che tenga insieme ospedale e territorio, medicina generale, farmacie dei servizi, sanita’ integrativa mutualistica, domiciliarita’, residenzialita’, prevenzione, salute mentale, dati e tecnologie digitali. bisogna investire in un welfare di vicinato sociosanitario e digitale’, conclude MILANESE”.