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Di Letizia Martirano

All’indomani della protesta dei trattori e degli autotrasportatori, attori di primo piano della filiera del cibo, e alla vigilia della manifestazione dell’EFFAT, il sindacato europeo agroalimentare, ho avuto una lunga conversazione con Giovanni Mininni, segretario generale della FLAI. Nell’intervista che segue c’e’ una sintesi della lunga chiacchierata avvenuta nella molto accogliente sede del sindacato agroalimentare della CGIL.

I prezzi salgono. Bastano le misure annunciate dal governo dopo i blocchi stradali?

Viviamo una profonda crisi economica. Il blocco attuato di recente da camionisti e agricoltori ha evidenziato quanto la situazione sia insostenibile. Il miliardo stanziato non basterà.

Che cosa si potrebbe fare di più?

Il governo deve pensare a misure strutturali: è l’unico modo per contenere i prezzi sugli scaffali, aumentati già in estate a causa del caldo. Sostituendo una crisi con un’altra, abbiamo già dimenticato il caldo patito. Chi prenderà le misure necessarie?

Dunque, che cosa fare?

Di fronte a una crisi multilivello, tamponare non serve. Bisogna fare quello che ha fatto Sánchez sulle energie rinnovabili. In Spagna ci sono le bollette energetiche più basse d’Europa, mentre qui si punta sul nucleare, che partirà tra dieci anni, e sulle rinnovabili siamo rimasti indietro.

Come garantire reddito all’impresa agricola, sempre più schiacciata da industria e gdo?

Noi, che rappresentiamo gli ultimi della filiera, quelli che subiscono tutta la pressione, pensiamo che sarebbe necessario avere una visione chiara dell’agricoltura per governare la filiera. Ma questo governo non l’ha, così come non l’hanno avuta i precedenti. Tutto e’ lasciato al libero mercato, mentre sui prezzi il governo dovrebbe intervenire con qualcosa di più della commissione del ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Eppure non sono poche le risorse che confluiscono nelle aziende agricole…

L’80 per cento delle risorse va al 20 per cento degli agricoltori e il fenomeno si sta acuendo. Comprendo chi osserva che si tratta delle imprese più solide, ma non condivido il fatto che dalle risorse rimangano escluse le aziende di medie dimensioni.

In queste ore i sindacati stanno affrontando i temi caldi della futura pac, tra cui l’esclusione della condizionalità sociale. Come procede la battaglia?

Proprio a partire dalla condizionalità sociale è necessaria una riforma profonda e ampia della PAC. Ora, sulla condizionalità, la battaglia si sposta al Parlamento europeo per l’approvazione della posizione da portare al confronto finale con Consiglio e Commissione. L’auspicio è che si registri la stessa maggioranza che nel 2021 portò all’introduzione di questa importante misura di civiltà . La manifestazione dell’EFFAT del 3 a Bruxelles rappresenta un passaggio molto importante.

Agricoltura e immigrazione sono strettamente associate. In questi anni non c’è stata solo la legge 199, ma anche altre norme. Qual è la situazione?

La Rete del lavoro agricolo di qualità procede con un aumento delle adesioni ma la legge 199 funziona bene per ora solo sul fronte della repressione, grazie a un’efficace attività di polizia giudiziaria e a una buona giurisprudenza. Quello che non decolla è il capitolo della prevenzione e dell’accoglienza dei migranti.

Che fine hanno fatto i fondi del PNRR destinati a eliminare i ghetti?

Il governo ha perso quasi tutti i 200 milioni del PNRR destinati a cancellare i ghetti. Soldi restituiti all’Unione europea. È una vergogna.

Che cosa dice il governo?

Il governo non si giustifica. È stato nominato un commissario straordinario che non ha fatto nulla. Molti Comuni hanno rifiutato le risorse con la scusa di non avere un ufficio tecnico, ma in realtà per non scontentare gli elettori. Quando ritroveremo una disponibilità di risorse così consistente?

Intanto?

Intanto noi stiamo costruendo delle casette a Borgo Mezzanone, perché i braccianti non siano costretti a dormire nelle baracche, che peraltro possono prendere fuoco. Ma è una goccia nell’oceano.