(riproduzione riservata)

Di Letizia Martirano

“Dovremmo tutti considerare che non viviamo più in tempo di pace. La successione degli eventi che partono dal Covid per passare all’attacco degli Houthi alla guerra in Ucraina al blocco di Hormuz fa sì che le incertezze ormai non derivino soltanto dal quadro economico in sé stesso ma dal clima psicologico che si respira”. A dirlo è il presidente di Legacoop Agroalimentare Cristian Maretti che, in questa intervista, a due, con la responsabile pesca e acquacoltura dell’Associazione Elena Ghezzi, affronta le questioni più urgenti che riguardano il settore i cui addetti non hanno vita facile non solo a causa delle politiche dell’unione europea ma anche per i crescenti costi dei fattori di produzione.

Presidente Maretti come si sta affrontando il caro gasolio, che sembra essere il problema dei problemi del momento?

Per quanto riguarda il settore pesca, tenuto conto che molte marine hanno deciso di fermarsi per convenienza visto che il carburante è passato da 0,80 a 1,20 euro, la questione è stata affrontata di recente ad un tavolo convocato al MASAF.

Con quale esito dottoressa Ghezzi?

Il ministero dell’Agricoltura ha annunciato di essere intenzionato ad aprire a breve la piattaforma per accedere al credito d’imposta applicabile fino al 20%, di dedicare 70 milioni all’attivazione degli indennizzi a valere sulle risorse del FEAMPA, di recuperare i ritardi accumulati nei pagamenti della misura di arresto temporaneo e di procedere speditamente alle liquidazioni dei premi per l’arresto definitivo. Una tabella di marcia che impone sicuramente un grande sforzo da parte dell’Amministrazione per rimanere nelle strette tempistiche dettate dall’attuale situazione emergenziale.

Presidente Maretti sarebbero opportuni più sforzi? 

Ci piacerebbe che l’Unione europea, sempre tanto attenta alla taglia dei pesci o ad altre questioni anche minime, assumesse sulla partita dell’aumento dei prezzi petroliferi, una posizione all’altezza del suo ruolo. Con una vera e propria azione diplomatica continentale.

Presidente se l’Unione europea dovrebbe fare di più, almeno il Governo italiano vi da’ qualche soddisfazione?

Il sottosegretario all’agricoltura La Pietra st ragionando con le Regioni per rimodulare le risorse del FEAMPA, onde consentire una compensazione per i carburanti attraverso un bando nazionale uguale per tutte le Regioni. La compensazione avverrebbe con i fondi non spesi da alcune di loro a causa dei vincoli europei eccessivamente rigidi.

Presidente Maretti torniamo ai rapporti con la Commissione europea. Che messaggio vorrebbe far arrivare ai suoi funzionari?

Che non c’è nessun pescatore che voglia vedere gli stock ittici esaurirsi.

Cosa pensa dell’azione del ministro Lollobrigida per il settore pesca?

Diamo atto al ministro Lollobrigida di aver trovato a Bruxelles, le alleanze giuste. Il che è avvenuto anche grazie alle indicazioni scaturite dal confronto con le associazioni.

In Italia credo che la gestione della risorsa “tonno rosso” negli ultimi tre anni abbia segnato un cambio positivo e pragmatico rispetto al passato e che il lavoro certosino del sottosegretario la Pietra abbia potuto essere svolto anche grazie alla “forza politica” del Ministro all’interno del Governo. Abbiamo ancora alcuni dettagli da rifinire, ma i passi in avanti verso una gestione più “democratica” di questa risorsa sono sotto gli occhi di tutti.

Dottoressa Ghezzi in tema di politica europea della pesca su cosa siete concentrati? 

Ora dobbiamo dare gli stimoli giusti sul tema della gestione delle risorse alla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo dalle cui decisioni dipendono le sorti dell’Adriatico e Ionio

Per quanto riguarda invece le risorse della parte tirrenica, queste sono gestite direttamente dalla Commissione europea che sottopone, nell’Agrifish di dicembre, un no paper ai ministri. Ricordo che lo scorso anno la richiesta della Commissione era di un taglio del 64% delle giornate. Va tenuto sempre conto del fatto che, nella trattativa non è possibile un confronto con il Parlamento europeo, perché è il solo consiglio a stabilire le possibilità di pesca, come prevede il Trattato di Lisbona.

Presidente sarete presenti per fare pressione anche all’Agrifish del prossimo dicembre?

Posso assicurare senza sé e senza ma che al prossimo Agrifish di dicembre saremo al fianco di Lollobrigida.

Dottoressa Ghezzi la riunione dei ministri dell’agricoltura e della pesca di dicembre è sempre una corsa contro il tempo?

Sì. Il Consiglio dei Ministri dell’agricoltura e della pesca di metà dicembre decide sulle possibilità di pesca per il periodo che entra in vigore due settimane dopo. Una decisione che, inoltre, necessita di successivi atti normativi da parte degli Stati membri. Mi chiedo quale imprenditore possa lavorare quando viene a conoscenza del suo destino 15 giorni prima di iniziare a lavorare.

Presidente Maretti c’è un’alternativa secondo Legacoop Agroalimentare?

Il Consiglio andrebbe anticipato il che è tecnicamente difficile oppure – più possibile – sarebbe necessario che la decisione che si prende a metà dicembre valesse per l’anno successivo con, in mezzo, un anno cuscinetto. In questo modo, riconosceremmo realmente ai pescatori il ruolo di imprenditori che pretendiamo da loro.

Dottoressa Ghezzi il Parlamento europeo è coinvolto nei problemi della pesca?

Di questo e altri argomenti ho parlato in un’audizione in Commissione Pesca del Parlamento europeo lo scorso 6 maggio, ricevendo una quantità consistente di domande e risposte, segno che il Parlamento europeo sta avendo un coinvolgimento crescente nei problemi della pesca.

In particolare di cosa ha parlato?

Ho sottolineato che se vogliamo davvero semplificare e ridurre la burocrazia dobbiamo avere norme proporzionali e coerenti con i contesti e le dimensioni delle imprese. Semplificare non significa abbassare gli standard di sostenibilità e sicurezza, non significa indebolire un sistema, al contrario significa restituire efficacia ed efficienza alle Istituzioni, ma anche fiducia negli operatori spesso vessati da norme bizantine, non calate nella realtà ed il cui linguaggio leguleio ne complica l’applicazione o lascia spazio a comportamenti illeciti, proprio l’esatto contrario di ciò che spesso ci si prefigge. Ho evidenziato inoltre, cercando di far comprendere, che non è una sfumatura lessicale la differenza tra il depauperamento delle risorse e il sovrasfruttamento

Presidente Maretti è d’accordo sul fatto che non sono sfumature?

Considerare il depauperamento significa avere un approccio olistico al problema e sensibilizzare il Parlamento europeo con questo approccio aiuta a far comprendere agli europarlamentari che le osservazioni della Commissione, circa il fatto che non si è ancora giunti a un livello ottimale di sfruttamento degli stock, sono eccessivamente rigide e, come abbiamo sempre sottolineato, non tengono minimamente conto dell’impatto sociale delle misure. Notiamo una nuova sensibilità e vicinanza alle nostre posizioni da parlamentari di diversi schieramenti e questa è una cosa molto positiva.

Presidente la pesca ricade in una pluralità di ambiti giusto?

Certo! Una questione che va messa in evidenza è l’interdisciplinarietà del settore che fa riferimento a una molteplicità di ministeri: Ambiente, Esteri, Lavoro, Salute, Mare, Economia, Infrastrutture,…

In questo momento qual è il ministero con cui vi confrontate in particolare, oltre al MASAF?

Quello del Lavoro. La questione essenziale è l’applicazione anche alla pesca della Cassa integrazione speciale operai agricoli, la CISOA, perché attualmente il settore non ha ammortizzatori sociali. Per ora è stata avviata un’interlocuzione con il ministero retto da Calderone grazie alla mediazione del ministero del Mare. Dobbiamo assolutamente dare risposte strutturali al welfare di cui necessitano i nostri addetti, tenendo conto che il nostro riferimento è il socio lavoratore, un membro che oltre a detenere una quota sociale della cooperativa, svolge la sua attività lavorativa all’interno.

Dottoressa Ghezzi ci sono altre questioni con altri ministeri?

Altra questione che ci sta a cuore è la pianificazione dello spazio marino che coinvolge la pesca e l’acquacoltura, a cominciare dal dove saranno posizionati gli impianti eolici. Sia chiaro: abbiamo bisogno di energia proveniente da fonti rinnovabili, ma questo processo deve contemperare tutte le economie del mare, compresa quella ittica. La transizione energetica non può avvenire passando sopra alla testa delle imprese e delle persone.  Su pianificazione dello spazio marittimo l’autorità competente è il ministero delle Infrastrutture. Sappiamo che sono state avviate interlocuzioni con il Masaf con il quale siamo abbiamo un dialogo aperto ed una attenzione reciproca. L’annunciata revisione della Direttiva sulla Pianificazione dello spazio marittimo nell’Ocean Act fa ben sperare che sia recuperato quell’approccio bottom up che fino ad ora è venuto a mancare.

Presidente Maretti altre questioni da affrontare?

Certo! E’ necessaria una cooperazione interistituzionale per accelerare i tempi per il rilascio e rinnovo delle concessioni per l’acquacultura Il che coinvolge da un lato il Masaf e dall’altro una pluralità di enti locali, tra cui i comuni costieri.

Pescatori guardiani del mare, ma cosa significa davvero?

I pescatori sono i primi ad avere un interesse nel buono stato di conservazione del mare. chi vive il mare ogni giorno lo conosce meglio di chiunque altro e può contribuire concretamente alla sua conservazione… Tutto questo si traduce in collaborazioni con i ricercatori, segnalazioni specie aliene, di morie, di anomalie ambientali, recupero dei rifiuti durante le uscite,  ….Sul tema del marine litter i pescatori potrebbero avere un ruolo da protagonisti, contribuendo alla raccolta e smaltimento, ma questo implica che trovino in porto strutture adeguate. Non li si può caricare anche dei costi dello smaltimento. 

Presidente purtroppo così non è?

Certamente ci sono eccezioni, laddove i gestori dei rifiuti hanno predisposto le strutture adeguate ma siamo ancora abbastanza in alto mare perché i decreti attuativi della legge Salvamare che appunto affronta, anche, questo tema, non sono stati messi a punto.

Che fine ha fatto il granchio blu? Vi dà ancora filo da torcere? E le vongole?

L’unica specie che è predatore del granchio blu è l’uomo e da questo punto di vista ci sono passi avanti soprattutto con le esportazioni del prodotto in Corea e Stati Uniti mentre per quello che riguarda le vongole veraci della sacca di Goro e a Scardovari, la loro coltivazione, protetta da apposite strutture, è ridotta al 30% rispetto al passato.