FRANCESCO VINCENZI PRESIDENTE ANBI

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“‘con la scomparsa dei ghiacciai, i corsi d’acqua si stanno progressivamente trasformando in grandi grondaie, che fanno defluire rapidamente la pioggia verso il mare, privi pero’ di quel rilascio graduale e costante, garantito storicamente dalle riserve montane. la crisi, che interessa il po, rischia a breve di estendersi agli altri fiumi del veneto, a partire da adige e brenta’: a disegnare il preoccupante scenario e’ alex VANTINI, presidente di anbi veneto”. lo rende noto un comunicato dell’associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e della acque irrigue-anbi, che cosi’ prosegue: “‘la crisi idrica, che sta colpendo il fiume po con ripercussioni particolarmente gravi nell’area del delta – spiega massimo GARGANO, direttore generale di anbi – si distingue per la straordinaria e preoccupante velocita’ con cui si e’ verificato il calo di portata in dieci giorni; senza un sistema di invasi distribuiti sul territorio e lungo i bacini dei fiumi principali, l’acqua piovana, pur abbondante ad inizio giugno, e’ gia’ defluita in mare. l’emergenza non sta colpendo solo il veneto: basti pensare che nel tanaro in piemonte manca il 90% della portata usuale e l’arno in toscana ha flussi pressoche’ dimezzati’. dati alla mano, nella prima settimana di questo mese, il po registrava un flusso superiore ai 1.000 metri cubi al secondo (mc/s) al rilevamento di pontelagoscuro, nel ferrarese; tale quota si e’ piu’ che dimezzata in pochissimo tempo, scendendo sotto la soglia critica dei mc/s 450, valore limite per l’efficacia delle due barriere antisale sui rami del po di tolle e del po di donzella. nelle scorse ore il crollo del grande fiume e’ stato ancora piu’ marcato, scendendo sotto i 350 metri cubi al secondo. ‘invitiamo i parlamentari europei, ad iniziare da quelli italiani, a prendere atto della specificita’ assunta dal nostro regime idrologico a fronte della crisi climatica: i fiumi, ad iniziare dal piu’ importante, hanno ormai un regime torrentizio, che deve essere considerato nel determinare i parametri del deflusso ecologico, evitando cosi’ di penalizzare l’equilibrio ecosistemico dei nostri territori e della loro economia agricola – evidenzia francesco VINCENZI, presidente di anbi -. avviare concretamente il piano invasi multifunzionali e l’efficientamento della rete idraulica deve essere obbiettivo primario del nostro paese, che nello scorso triennio ha subito annualmente 4 miliardi di danni per l’estremizzazione degli eventi atmosferici. non solo; lunedi’ 22 giugno, in conferenza stampa a roma, insieme all’hub europeo radarmeteo/hypermeteo presenteremo gli scenari climatici, che si stanno consolidando sull’italia e la loro ricaduta sul prodotto interno lordo: dati fondamentali, che dovrebbero determinare politiche atte a prevenire l’evolversi dei fenomeni’. e’ in questo scenario emergenziale, con l’acqua del mare risalita per 10 chilometri nell’entroterra, che il consorzio di bonifica delta del po ha dovuto disporre la chiusura di alcune derivazioni destinate all’agricoltura per evitare la distribuzione di acqua salata nei campi. la sofferenza idrica non sta peraltro risparmiando il resto del territorio regionale: l’intero veneto si trova in una situazione difficile, determinata principalmente dalla carenza di manto nevoso in quota. ‘al momento non si registrano fenomeni di ingressione salina negli altri principali fiumi veneti, sebbene il livello generale di attenzione rimanga altissimo ovunque anche in previsione del grande caldo in arrivo e che comportera’ un aumento di richiesta d’acqua per le colture’, aggiunge il direttore di anbi veneto, silvio PARIZZI. tra le aree sotto stretta osservazione figura il comprensorio del consorzio di bonifica brenta, a cavallo tra le province di padova e vicenza: qui, a causa della sofferenza delle risorgive e della ridotta portata del torrente tesina, l’ente consortile ha gia’ rivolto un appello per un uso parsimonioso della risorsa idrica, cosi’ da poter rispondere anche alle esigenze dell’agricoltura, che produce cibo. l’ente consortile ha fatto sapere che, qualora la situazione dovesse ulteriormente aggravarsi, sono gia’ al vaglio nuovi provvedimenti per gestire la scarsita’ d’acqua”.