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“nella delicata fase di apertura dei mercati, con quotazioni di base che destano preoccupazione, il settore agricolo si conferma il piu’ colpito. i risicoltori, alle prese con costi di produzione mai cosi’ alti, hanno bisogno di risposte concrete e di una redditivita’ che riconosca il loro immenso lavoro; condizioni diverse da quelle che sono presenti oggi alla ripresa dei mercati. siamo chiamati a mantenere un equilibrio di filiera senza muovere accuse o recare offesa al settore industriale, ma abbiamo il dovere di essere chiari: tutti ci attendiamo un mercato profondamente diverso da quello della scorsa campagna di commercializzazione. e quando dico tutti mi riferisco anche al settore industriale che ha bisogno di mantenere una risicoltura nel nostro paese”, afferma natalia BOBBA, presidente dell’ente nazionale risi, in un comunicato che cosi’ prosegue: “le dinamiche oggi sono radicalmente cambiate. la scorsa campagna e’ stata segnata da prezzi depressi a causa di una vera e propria ‘tempesta perfetta’: svalutazione del dollaro, listini internazionali ai minimi e costi dei noli marittimi stracciati. oggi le condizioni si sono ribaltate. assistiamo ad una rivalutazione del dollaro, mentre i noli ed i prezzi internazionali del riso di importazione si attestano su livelli decisamente superiori. e’ pertanto indispensabile ed urgente una modifica dei listini con quotazioni in aumento, che siano finalmente in grado di remunerare un settore produttivo messo a dura prova. per mantenere viva la risicoltura in italia, serve un patto di filiera vero, fatto di azioni e non solo di parole. ed i numeri, purtroppo, ci dicono che nell’ultimo periodo questo patto ha vacillato. se guardiamo ai dati, balza all’occhio come nella scorsa campagna, rispetto a quella precedente (dove i prezzi di mercato per gli agricoltori erano gia’ ai minimi), le importazioni in italia siano passate da 189.000 tonnellate – di cui 95.000 non hanno pagato dazio (il 51%) – a ben 216.000 tonnellate, di cui circa 129.000 (il 60%) entrate a dazio zero. aumentare gli acquisti di prodotto estero agevolato mentre i nostri produttori soffrono non e’ stato certo un segnale di vicinanza al settore, ne’ un aiuto per evitare quel ridimensionamento della risicoltura che tutti a parole dicono di voler scongiurare. altrove in europa, invece, non mancano azioni virtuose e coraggiose per restare davvero accanto al settore produttivo. guardiamo alla spagna, dove la piu’ grande industria risiera nazionale ha dichiarato ufficialmente di voler dare un segnale forte di vicinanza ai propri agricoltori, impegnandosi a non acquistare per due anni prodotto proveniente da cambogia e myanmar. restare uniti in un discorso di vera filiera. questa e’ la strada! anche perche’ il regime spg (sistema delle preferenze generalizzate) si sta confermando la causa di tutti i nostri mali. oggi, drammaticamente, il 60% del riso che fa ingresso nell’unione europea non paga il dazio. bruxelles, in nome del libero mercato, ha spalancato le porte alle importazioni, rinnegando la sua stessa politica del passato che un tempo tutelava le nostre produzioni e garantiva la sicurezza alimentare comunitaria. il risultato e’ che i nostri agricoltori sono costretti a competere ad armi impari contro le produzioni asiatiche, in un quadro di totale asimmetria etica, ambientale ed economica. serve un’unita’ d’intenti ed uno sforzo comune da parte dell’intera filiera. ma serve, prima di ogni altra cosa, una quotazione di mercato che restituisca redditivita’ alle aziende agricole. in assenza di un reddito dignitoso, l’agricoltore non potra’ fare altro che orientarsi verso scelte agronomiche diverse, abbandonando il riso e vanificando decenni di sforzi e di crescita di un intero comparto d’eccellenza. difendere le nostre risaie non e’ solo una battaglia economica: e’ la difesa della nostra terra, della nostra storia e del futuro di tutta la filiera”.

