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“l’inchiesta di due anni che nel casertano ha fatto emergere l’ennesimo avvilente caso di sfruttamento di braccianti immigrati, privi di permesso di soggiorno, rappresenta uno schema che da troppo tempo continua a ripetersi e piu’ volte denunciato dal sindacato ai tavoli di confronto sia nazionali che territoriali. rivolgiamo un plauso all’operato delle forze dell’ordine e soprattutto ai lavoratori che hanno avuto il coraggio di denunciare condizioni di lavoro inaccettabili e totalmente al di fuori di ogni perimetro di legalita’. siamo e saremo sempre al loro fianco. ma ribadiamo anche l’urgenza di realizzare progetti concreti sui territori per un mercato del lavoro agricolo legale ed efficiente, tracciabile, governato con il contributo degli enti bilaterali, per togliere qualsiasi spazio di azione a faccendieri e delinquenti senza scrupoli”: lo scrive sulla pagina facebook della fai cisl il reggente nazionale antonio CASTELLUCCI. “il fatto che il reclutamento dei lavoratori sia avvenuto per tanto tempo alla luce del sole, nell’indifferenza, con 25-30 braccianti stipati in ciascun furgone, rende bene l’idea del senso di impunibilita’ che caratterizza ancora molti caporali e referenti locali delle organizzazioni criminali. nel casertano, in particolare, come ci segnalano i nostri colleghi del territorio, la richiesta di manodopera e’ aumentata anche in concomitanza con l’aumento delle produzioni locali, soprattutto di pomodoro, avvenuto negli ultimi anni, ma e’ inconcepibile che a questa crescita non corrisponda l’aumento di lavoro regolare e di qualita’. il ruolo dei lavoratori stranieri, inoltre, e’ sempre piu’ una componente strutturale, per questo proponiamo una semplificazione burocratica degli ingressi regolari, con un maggiore coinvolgimento delle associazioni sia sindacali che datoriali e il superamento dei click day. serve una presa di posizione forte anche da parte delle imprese, che in nome della responsabilita’ sociale devono denunciare chi pratica la concorrenza sleale: dove c’e’ caporalato manca la legalita’, manca la dignita’ dei lavoratori ma anche dei produttori, mancano le condizioni minime di salute e sicurezza, di formazione delle competenze. il made in italy e’ ben altra cosa”, conclude il reggente della fai cisl nazionale.

