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“‘a dieci anni dall’approvazione della legge 199, dobbiamo apprezzarne i risultati sul lato repressivo ma riconoscere che sul lato preventivo resta ancora molto da fare. quella norma era necessaria ma non sufficiente, e oggi gli interventi da mettere in campo per riconoscere dignita’ al lavoro agricolo riguardano ancora diversi fronti: lavoro regolare, abitazioni dignitose, trasporti sicuri, servizi accessibili, una politica migratoria capace di coniugare accoglienza, legalita’ e mercato del lavoro. se manca uno di questi elementi, rischiamo di riconsegnare il lavoratore alla dipendenza del caporale’. e’ quanto afferma il reggente della fai cisl antonio CASTELLUCCI nel commentare la ricorrenza dei dieci anni della legge 199 contro il caporalato, promulgata il 29 ottobre 2016”. lo rende noto un comunicato della fai cisl, che cosi’ prosegue: “‘alle istituzioni – afferma il sindacalista – chiediamo una programmazione degli interventi piu’ tempestiva e condivisa con i territori, affinche’ ogni euro di sostegno all’agricoltura venga utilizzato al meglio. rivendichiamo inoltre il ruolo fondamentale di prossimita’ del sindacato, perche’ e’ nei campi, nelle aziende, nelle periferie e nelle aree rurali che ogni giorno incontriamo, accanto a molte buone pratiche, anche tante storie di sfruttamento, disagio abitativo, difficolta’ legate ai trasporti. ecco perche’ servono decisioni condivise: la partecipazione non rappresenta un ostacolo, anzi e’ lo strumento con cui possiamo costruire, insieme, soluzioni piu’ efficaci, concrete e durature, evitando ritardi e occasioni perdute, come avvenuto con il mancato utilizzo delle risorse del pnrr destinate agli alloggi dei braccianti. oggi dobbiamo dare piena attuazione alla legge 199/2016 rafforzando i controlli, la rete di lavoro agricolo di qualita’, i servizi per il lavoro, la tutela di chi denuncia i caporali. un ruolo centrale, infine, va riconosciuto alla contrattazione e alla bilateralita’, essenziali per migliorare salari e condizioni di lavoro e per garantire sicurezza, formazione e competenze’. ‘la crescita di tutto il settore agricolo, quale settore primario – conclude CASTELLUCCI – deve coincidere con la crescita della dignita’ di chi vi lavora, che significa anche tutelare le imprese sane. ecco perche’ le risorse pubbliche, come quelle previste nella pac 2028-2034 o dal recente decreto coltivaitalia, dovrebbero premiare solo le aziende che operano nella legalita’. un principio che va ribadito anche a bruxelles, dove il 3 novembre manifesteremo, unitariamente con il sindacato europeo, per chiedere all’ue di non cancellare la condizionalita’ sociale dalla futura pac. il principio da realizzare e’ chiaro: la dignita’ del lavoro non e’ un costo da comprimere, e’ il valore sul quale dobbiamo costruire la competitivita’ della nostra agricoltura. capace di produrre eccellenze e assieme crescita, diritti e inclusione’.”.
