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“dal 1° gennaio 2025 e’ operativo in tutta l’unione europea il regolamento refueleu aviation, che impone ai fornitori di carburante negli scali europei di garantire quote crescenti di saf – sustainable aviation fuel, il carburante sostenibile per l’aviazione – miscelato obbligatoriamente al cherosene tradizionale”. lo rende noto un comunicato di uncai, che cosi’ prosegue: “la quota parte dal 2% nel 2025 e sale fino al 70% entro il 2050, con tappe intermedie vincolanti e sanzioni significative per gli inadempienti. tra le materie prime ammesse per produrre saf che conta verso questi obiettivi vi sono le colture intermedie – i secondi raccolti e le colture di copertura che gli agricoltori europei seminano tra un ciclo produttivo principale e il successivo. queste colture, inserite nell’annex IX della direttiva sull’energia rinnovabile (red III), presentano un profilo di sostenibilita’ favorevole: non sottraggono superficie alla produzione alimentare principale, contribuiscono alla salute del suolo e possono generare nuova redditivita’ su finestre stagionali oggi in larga parte inutilizzate. uncai ritiene che questo scenario apra un’opportunita’ concreta per il settore agromeccanico italiano, ma che essa si realizzi solo se il quadro normativo riconosce esplicitamente la funzione delle imprese agromeccaniche all’interno della filiera. non si tratta di una questione di posizionamento fine a se stesso: e’ una condizione tecnica per la fattibilita’ operativa. ‘le colture intermedie per la produzione di saf richiedono interventi tempestivi e altamente specializzati in una finestra stagionale ristretta, che solo un’impresa agromeccanica strutturata puo’ garantire su larga scala – afferma aproniano TASSINARI, presidente di uncai -. ma il contoterzista non e’ solo chi raccoglie: e’ il soggetto che certifica la sostenibilita’ dell’operazione al punto di origine, che conosce il suolo e il calendario colturale meglio di qualsiasi consulente esterno, e che puo’ diventare il partner tecnico delle bioraffinerie sul territorio. perche’ questo avvenga, i criteri dell’atto di esecuzione sull’annex IX devono essere costruiti con una comprensione reale di come funziona la produzione agricola in campo, non solo di come si definisce sulla carta’. uncai individua tre contributi specifici che le imprese agromeccaniche portano alla filiera saf da colture intermedie. il primo e’ la capacita’ di raccolta efficiente nella finestra temporale disponibile: la stagione utile tra la trebbiatura della coltura principale e la semina autunnale e’ di poche settimane, e un coordinamento macchine-terreno-logistica su scala adeguata e’ possibile solo con operatori professionali dotati di parchi macchine dimensionati per l’efficienza. il secondo contributo e’ la certificazione operativa della filiera: i principali schemi internazionali di certificazione della sostenibilita’ – iscc, redcert – richiedono la tracciabilita’ di ogni operazione colturale, dagli input utilizzati alle emissioni generate. le imprese agromeccaniche che dispongono di sistemi di telemetria e gestione dei dati sulle macchine possono essere il primo nodo di questa catena di custodia, riducendo i costi di verifica e aumentando l’affidabilita’ dell’intero sistema. il terzo contributo e’ la conoscenza agronomica locale: un contoterzista che opera su migliaia di ettari annui in un areale conosce le caratteristiche pedologiche e climatiche di quel territorio in modo che nessun soggetto esterno puo’ replicare, e questa conoscenza e’ determinante nella selezione delle varieta’ di cover crop e nell’ottimizzazione dei calendari di intervento. su questo sfondo, uncai esprime preoccupazione per la definizione attualmente prevista nell’atto di esecuzione riguardante le condizioni di ammissibilita’ delle colture intermedie. il criterio che limita l’accesso alle sole aree ‘dove la produzione di colture alimentari e’ limitata a un solo raccolto per anno’ rischia di escludere ampie aree agricole italiane che soddisfano i requisiti agronomici e di sostenibilita’ richiesti, ma che per ragioni climatiche o di tradizione colturale non si adattano a questa definizione calibrata su contesti nordeuropei. un’esclusione di questo tipo non tutela la sostenibilita’ ambientale – obiettivo condivisibile – ma produce un’asimmetria competitiva a svantaggio dell’agricoltura italiana senza alcun beneficio climatico verificabile. uncai chiede pertanto che l’atto di esecuzione sull’annex IX adotti criteri di ammissibilita’ fondati su dati agronomici nazionali verificati, che tengano conto delle condizioni pedoclimatiche reali e che includano esplicitamente nella definizione di filiera certificata il ruolo degli operatori agromeccanici professionali. un sistema di certificazione credibile deve partire da chi opera in campo: e’ li’ che la sostenibilita’ si produce o si manca, non negli uffici in cui si definisce”.
